Central Bank Digital Currency, la nuova frontiera dei pagamenti digitali

La CBDC è una valuta digitale emessa da una banca nazionale avente corso legale. Al pari della valuta corrente, la banca centrale ne controlla l’emissione per regolarne le fluttuazioni e mantenere la stabilità economica. Vediamo quali sono i vantaggi e i rischi [...]
Matteo Artuso

Senior Consultant at Nexen, Engineering Group

Adriana Carotenuto

Ph.D Student and Business Analyst at Nexen, Engineering Group

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Negli ultimi anni le nuove tecnologie hanno rivoluzionato il mondo in cui viviamo e lavoriamo, fino a incidere profondamente nelle nostre abitudini quotidiane. Questa evoluzione ha riguardato anche l’ecosistema bancario e finanziario, che attraverso il cloud, l’intelligenza artificiale e la blockchain sta cambiando le nostre abitudini di pagamento. L’avvento del Bitcoin, delle criptovalute e delle stablecoin, fino a fenomeni come quello di Libra, ora Diem, il progetto di valuta virtuale ancorata al dollaro promosso da Facebook, e il nuovo progetto di Amazon in Messico, stanno dando nuove forme al denaro. Di fronte a questa innovazione le banche centrali non sono certo rimaste a guardare, cominciando a chiedersi quale deve essere il loro ruolo in questo periodo di grande cambiamento. Una risposta è la Central Bank Digital Currency (CBDC), un concetto relativamente nuovo, che diverse banche centrali a livello mondiale stanno esplorando e sperimentando, per comprendere come le nuove tecnologie, per esempio la blockchain, possano supportare la creazione di una nuova forma di moneta che rechi vantaggi in tutte le sue applicazioni.

CBDC

Cos’è la CBDC e come funziona

La CBDC è una valuta digitale emessa da una banca nazionale avente corso legale. Al pari della valuta corrente, la banca centrale ne controlla l’emissione per regolarne le fluttuazioni e mantenere la stabilità economica. Le ragioni per una sua introduzione spaziano dall’inclusione dei cittadini oggi ai margini dei circuiti privati di pagamento, alla riaffermazione del ruolo delle banche centrali e dei governi sulle politiche monetarie e fiscali al sostegno della liquidità per imprese e privati cittadini, fino alla semplificazione dei pagamenti transfrontalieri a supporto delle attività di import export. Non ultimo il contrasto a una finanza completamente decentralizzata (DeFi) rappresentata dalle cryptocurrency e stablecoin, le cui regole, garanzie e sicurezze sono normate e controllate solo dal circuito stesso senza sottostare ad alcun ente vigilante.

Per l’Europa in particolare, l’introduzione di una propria moneta digitale rappresenta anche un importante passo all’autonomia strategica, poiché la grande maggioranza dei circuiti di pagamento (o meglio la preponderanza del volume transato) è gestito da società internazionali private extracomunitarie.

La BCE ha però una difficoltà in più rispetto alle altre banche centrali, ovvero dover negoziare le decisioni strategiche con ogni stato membro, con i suoi governi, le sue banche centrali e commerciali.

In questa situazione, che rallenta lo sviluppo dell’euro digitale, diversi paesi e le loro banche centrali hanno preso iniziative singole. Francia e Svezia su tutti. Un eccessivo immobilismo della BCE potrebbe quindi riportare a uno scenario in cui valute locali siano nuovamente presenti nell’eurozona, con impatti rilevanti sulla stabilità stessa dell’unione.

CBDC: l’impatto su cittadini, banche e aziende

Ma quali sono le decisioni strategiche nell’implementazione e adozione di una CBDC che possono avere impatti così significativi sui cittadini, sul sistema bancario e sulle aziende di un paese?

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Per sua natura, il denaro digitale è tracciato, quello emesso dalle banche centrali sarà associato a una persona (fisica o azienda) o sarà un token univoco ma anonimo come oggi?

Ancora: le monete che le banche centrali immetteranno nel sistema saranno distribuite direttamente alle persone (fisiche e imprese) oppure vi saranno poche banche commerciali, intermediarie, che gestiranno gli utenti per conto delle banche centrali?

Cosa accadrebbe se ci fosse un blackout elettrico o la rete non fosse disponibile? Sarebbero possibili pagamenti off-line, come con il contante?

Sarà possibile gestire pagamenti fuori dal circuito principale che non hanno interesse di essere tracciati (ad es. la paghetta ai figli, una raccolta di soldi tra amici ecc.)?

Che impatto avrebbero le banche commerciali se i cittadini potessero aprire un conto deposito presso la banca centrale e mettere le proprie finanze al sicuro durante periodi di crisi finanziarie?

Ogni scelta porta con sé vantaggi e svantaggi e implicazioni importanti nella nostra vita quotidiana. Ad esempio, se la banca centrale avesse un ID per ogni cittadino e azienda, assegnando il denaro a un proprietario, le politiche fiscali sarebbero nativamente gestite, così come sarebbe molto complicata se non impossibile ogni attività di riciclaggio e finanziamento illecito.

Tuttavia, un eccessivo controllo e accentramento dell’autorità istituzionale provocherebbe danni maggiori in caso di cyber attacco, o potrebbe innescare nelle persone un rigetto al controllo, dando così spazio a soluzioni di finanza decentralizzata come le criptovalute.

CBDC, tassi e impatto ambientale

Ad oggi, tra le banche centrali che hanno attivato dei progetti pilota, sono state fatte scelte diverse. In Europa, quello più plausibile sarà uno scenario ibrido, dove la banca centrale gestirà direttamente solo alcune categorie di soggetti mentre le banche gestiranno gli altri utenti a livelli gerarchici tra loro, riconciliando le differenze tra entrate ed uscite tra le diverse banche, notificandole alla banca centrale (modello wholesales). Lo stesso modello verrà verosimilmente adottato per le transazioni transfrontaliere.

L’eventuale deposito presso le banche centrali potrebbe avere tassi nulli o addirittura negativi, solo per offrire un rifugio sicuro ai cittadini in determinate situazioni, lasciando alle banche la competizione per gestire i fondi ed i bisogni finanziari dei cittadini e delle imprese come ora.

Vi è poi un aspetto sottotraccia, che diventerà sempre più importante, l’impatto ambientale della digitalizzazione del denaro rispetto al contante. Ogni transazione richiede un impiego di energia e tecnologie come la blockchain sono particolarmente energivore. Una risposta può venire dalle soluzioni di second chain, dove alcune transazioni vengono svolte fuori dal circuito principale (off the chain) per essere riconciliate successivamente.

Conclusioni

La BCE non ha intenzione di sostituire il contante, almeno per ora, ma di creare un sistema nuovo, sicuro e inclusivo che possa abilitare servizi digitali per tutti, che semplifichi il rapporto con la PA e dia un impulso allo sviluppo digitale del paese e alle attività commerciali.

Quali gli impatti sulla nostra vita, sui nostri pagamenti e sulle nostre abitudini? Al momento alcuni possiamo immaginarli, altri ci sorprenderanno. Ma nel giro di pochi anni, forse già nei prossimi cinque come alcune dichiarazioni della BCE fanno intendere, lo scopriremo. Ormai la strada è tracciata e non si può tornare indietro.

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