Blockchain: Cos'è e come funziona veramente, una guida per capire
Top News
20 ottobre 2017

Blockchain: cos’è, come funziona e gli ambiti applicativi in Italia

Mauro Bellini @mbellini3  Linkedin

Per spiegare la Blockchain occorre riuscire a spiegare l’evoluzione del significato e del concetto di Fiducia, di Trust nel corso del tempo. Ovvero degli strumenti, tecnologici e organizzativi che permettono di rappresentarla e di realizzarla.

Per alcuni è la Blockchain è la nuova generazione di Internet, o meglio ancora è la Nuova Internet. Per maggior precisione si ritiene che possa rappresentare una sorta di Internet delle Transazioni e per coloro che guardano oltre al concetto di transazione può rappresentare la Internet del Valore. Per altri è la rappresentazione digitale di quattro concetti molto chiari e forti: decentralizzazione, trasparenza, sicurezza e immutabilità.Per altri ancora, come accennato, è la chiara declinazione in digitale di un nuovo concetto di Trust. E per queste ragioni alcuni ritengono che la Blockchain possa assumere anche un valore quasi “politico“, ovvero come piattaforma che consente lo sviluppo e la concretizzazione di una nuova forma di democrazia, realmente decentralizzata e realmente in grado di garantire a tutti la possibilità di verificare, di “controllare”, di disporre di una totale trasparenza, di dare vita ad archivi immutabili e condivisi e dunque per questo inalterabili, immodificabili e dunque immuni da corruzione.

Per un certo periodo la Blockchain è stata confusa, o meglio identificata con la Bitcoin, ovvero con una declinazione della Blockchain e in particolare a quella che sta alla base della digital currency o criptomoneta bitcoin. Forse per quest’ultima ragione la Blockchain appare spesso associata a un concetto di monetica, di digital currency e di payment. In realtà, come vedremo, la Blockchain può essere utilizzata anche come piattaforma di payment o come strumento per creare delle digital currency a partire dall’esempio appunto più conosciuto rappresentato dal bitcoin, ma non è necessariamente limitata a questo campo di applicazione.

Le definizioni di Blockchain

Indice degli argomenti

Come evidente la Blockchain si presa ad essere interpretata. Più che una tecnologia è un paradigma, un modo di interpretare il grande tema della decentralizzazione e della partecipazione. Per questo come naturale esistono diverse declinazioni, diverse interpretazioni e diverse definizioni della Blockchain. Una rassegna di definizioni può essere utile per capire come viene vissuta e interpretata la Blockchain in funzione della prospettiva di utilizzo. Ciascuna definizione, come vedremo, pone in evidenza uno o più aspetti salienti della Blockchain.

Blockchain come Database di transazioni

La Blockchain è una tecnologia che permette la creazione e gestione di un grande database distribuito per la gestione di transazioni condivisibili tra più nodi di una rete. Si tratta di un database strutturato in blocchi (Block) o nodi di rete che sono tra loro collegati (Chain) in modo che ogni transazione avviata sulla rete debba essere validata dalla rete stessa. In estrema sintesi la Blockchain è rappresentata da una catena di blocchi che contengono e gestiscono più transazioni. Ciascun nodo è chiamato a vedere, controllare e approvare tutte le transazioni creando una rete che permette la tracciabilità di tutte le transazioni. Ciascun Blocco a sua volta è anche un archivio per tutte le transazioni e per tutto lo storico di ciascuna transazioni che proprio per essere approvate dalla rete e presenti su tutti i nodi (Block) della rete sono immodificabili (se non attraverso la riproposizione degli stessi a tutta la rete e solo dopo aver ottenuto la approvazione) e sono dunque immutabili. Oltre alla immutabilità l’altra grande caratteristica della Rete Blockchain è data dall’uso di strumenti crittografici per garantire la massima sicurezza di ogni transazione.

Blockchain come evoluzione del concetto Ledger (Libro Mastro)

La Blockchain è una la realizzazione del Distributed Ledger, come evoluzione dal Centralized Ledger, Decentralized Ledger sino al Distributed Ledger

Centralized Ledger

La logica centralizzata è rappresentata dal tradizionale Centralized Ledger con un rapporto rigorosamente centralizzato Uno-A-Tanti, dove tutto deve essere gestito facendo riferimento a una struttura o autorità o sistema centralizzato.
Nel Centralized Ledger la fiducia è nell’autorità, nell’autorevolezza del soggetto o sistema che rappresenta il “Centro” dell’organizzazione.

Decentralized Ledger

Il Decentralized Ledger ripropone la logica della centralizzazione a livello “locale” con “satelliti” organizzati a loro volta nella forma di Uno-A-Tanti che si relazionano a loro volta in una forma che ripete il modello Uno-A-Tanti. Non c’è più un “grande” soggetto Centrale ma ci sono tanti “soggetti centrali”. La fiducia anche in questo caso è delegata a un soggetto centrale, logicamente più vicino, ma comunque centralizzato.
Le organizzazioni basate su Decentralized Ledger definiscono una Governance che stabilisce delle forme di coordinamento di tipo centralizzato.

Distributed Ledger

Il vero cambiamento è rappresentato dal Distributed Ledger, ovvero a una reale e completa logica distribuita dove non esiste più nessun centro e dove la logica di governance è costruita attorno a un nuovo concetto di fiducia tra tutti i soggetti. Nessuno ( ma proprio nessuno) ha la possibilità di prevalere e il processo decisionale passa rigorosamente attraverso un rigoroso processo di costruzione del Consenso.

La Blockchain come database per transazioni crittografate

Il Blockchain è un grande database per la gestione di transazioni crittografate su una rete decentralizzata di tipo Peer-to-Peer decentralizzato che dà il nome a una nuova piattaforma tecnologica, che permette di ridefinire e reimpostare il modo in cui creiamo, otteniamo e scambiamo valore. La Blockchain sta facendo con le transazioni quello che Internet ha fatto con le informazioni e lo sta facendo grazie a un processo che unisce sistemi distribuiti, crittografia avanzata e teoria dei giochi.

La Blockchain come registro pubblico aperto a tutti

La Blockchain è un database decentralizzato che archivia asset e transazioni su una rete di tipo Peer-to-Peer. E’ un Registro pubblico per la gestione dei dati di chi esegue e delle transazioni eseguite. Le transazioni che vengono scambiate sono costituite da dati crittografati e sono verificate, approvate e successivamente registrate su tutti i nodi (Blocchi) che partecipano alla rete. La stessa “informazione” è presente su tutti i nodi e pertanto diventa immodificabile se non attraverso una operazione che richiede la approvazione della maggioranza dei nodi della rete e che in ogni caso non modificherà lo storia di quella stessa informazione.
La Blockchain non è una applicazione, non è un sistema, non è una tecnologia, La Blockchain è un nuovo paradigma per la gestione delle informazioni. la Blockchain è il paradigma del digitale che permette di garantire la reale immutabilità dei dati perchè in grado di garantirne la storia.

Blockchain come catena di Blocchi resistente alla manomissioni

La Blockchain è una catena di blocchi, ovvero di nodi di una rete in grado di gestire in modo condiviso una lista crescente di record con la migliore e massima resistenza alle manomissioni.

La Blockchain come Libro mastro sicuro e immutabile nel tempo

La Blockchain è il libro mastro (Ledger) decentralizzato e crittograficamente sicuro per la gestione di transazioni su reti Peer-to-Peer. E’ cioè una tecnologia che consente lo scambio su internet di informazioni e di proprietà. Ogni forma di transazione e collaborazione può essere appoggiata e gestita con la Blockchain. Il payment, lo scambio di informazioni a valore o lo scambio di beni, la condivisione e la erogazione di servizi.

 

Che cos’è la Blockchain?

come funziona la blockchain

Vediamo concretamente in cosa consiste la Blockchain. La blockchain è un protocollo di comunicazione, che identifica una tecnologia basata sulla logica del database distribuito (un database in cui i  dati non sono memorizzati su un solo computer ma su più macchine collegate tra loro, chiamate nodi).

La Blockchain è una base di dati fatta di blocchi che memorizzano blocchi di transazioni valide correlate da un marcatore temporale (timestamp). Ogni blocco include l’hash (una funzione algoritmica informatica non invertibile che mappa una stringa di lunghezza arbitraria in una stringa di lunghezza predefinita) del blocco precedente, collegando i blocchi insieme. I blocchi collegati formano una catena, con ogni blocco addizionale che rinforza quelli precedenti.

La Blockchain è anche un registro pubblico e condiviso costituito da una serie di client. La Blockchain è organizzata per aggiornarsi automaticamente su ciascuno dei client che partecipano al network. Ogni operazione effettuata deve essere confermata automaticamente da tutti i singoli nodi attraverso software di crittografia, che verificano un pacchetto di dati definiti a chiave privata o seme, che viene utilizzato per firmare le transazioni. Garantendo l’identità digitale di chi le ha autorizzate.

Come detto, la Blockchain è un database (base dati) distribuito. Quindi, per capire bene cos’è la Blockchain, è necessario capire meglio cos’è un database distribuito (che, come è facile intuire dal nome, è una base di dati distribuita, ovvero condivisa tra più computer, chiamati nodi, connessi alla rete)

Come funziona la Blockchain: un esempio

In modo semplice e con il supporto iconografico vediamo i passaggi che definiscono il funzionamento di una transazione basata sulla Blockchain

Nasce una necessità di transazione o scambio

Paolo e Anna devono effettuare una transazione: Paolo vende ad Anna un immobile

Le Cryptographic Keys

Vengono create le informazioni relative alla transazione e vengono applicate le Cryptographic Keys specifiche per Paolo ed Anna (informazioni sull’immobile, sul prezzo, sulla disponibilità economica di Anna, sull’effettiva proprietà dell’immobile da parte di Paolo etc)

La verifica sulla Rete

La transazione viene portata in Rete per essere verificata da parte dei partecipanti alla Blockchain

La creazione di un nuovo Blocco

Viene creato un nuovo BLOCCO con tutti i dati relativi alla Transazione tra Paolo ed Anna e con i dati relativi all’immobile e alla disponibilità economica di Paolo

Il Blocco si aggiunge alla Catena: Blockchain

Il nuovo BLOCCO viene aggiunto alla catena di blocchi che forma la Blockchain, è accessibile a tutti i partecipanti ed è nell’archivio di tutti i partecipanti. Diventa il riferimento permanente, immutabile e immodificabile di quella specifica transazione

La transazione è completata ed è archiviata su tutti i nodi della Blockchain

Se le informazioni sono considerate corrette la transazione viene autorizzata, validata ed effettuata. A quel punto la Transazione entra a far parte di un NUOVO BLOCCO che viene creato e che comprende anche questa transazione

Cos’è un database distribuito

Ma facciamo un passo indietro per capire meglio che cos’è un database distribuito. Nel momento in cui parliamo di Distributed Ledger ci troviamo davanti un database  che non si trova fisicamente solo su un server (computer), ma che invece si trova su più computer nello stesso momento, tutti perfettamente sincronizzati su tutti gli stessi documenti. Ad esempio, può trovarsi su tutti i computer che sono connessi alla rete. In questo modo l’informazione è reperibile in maniera molto rapida, in quanto la potenza di calcolo sfrutta la potenza di tutti i computer connessi.

Ci sono fondamentalmente due processi che permettono ai database distribuiti di funzionare correttamente, e di non perdere dati per strada. Questi processi sono:

Replica del database: ovvero un software è incaricato di analizzare il database per identificare cambiamenti. Una volta identificati questi cambiamenti, il software fa in modo che questi cambiamenti vengano replicati e che tutti i database siano identici.
Duplicazione: è un processo che assicura che tutti i database abbiano gli stessi dati. In pratica identifica un database master, che poi duplica su tutti gli altri database, in modo da renderli uguali. Gli utenti possono modificare soltanto il database master, garantendo che i dati locali non vengano sovrascritti erroneamente.

La blockchain è in pratica una implementazione del database distribuito. Diventata famosa per via dei Bitcoin, la blockchain è in sostanza un database distribuito, dove vengono registrati una serie di record, chiamati blocchi.

Che cosa sono le Distributed Ledger Technology – DLT?

Il Ledger è il “Libro Mastro“, ovvero la base fondamentale della contabilità. I Ledger fanno poi riferimento a degli Archivi, ovvero a una serie di dati che permettono di definire delle regole di analisi, di controllo, di verifica ad esempio delle transazioni commerciali di una azienda o degli atti di una Pubblica Amministrazione.

Sino all’avvento dell’informatizzazione i Ledger sono stati interpretati con la logica centralizzata che caratterizzava la carta. C’era qualcuno che si occupava del data entry di dati che nascevano come analogici, c’era qualcuno che gestiva i sistemi e c’era qualcuno che, centralmente, gestiva le estrazioni dei dati o la loro elaborazione.

Nella prima fase dell’informatizzazione la digitalizzazione non ha cambiato in realtà i processi, li ha resi più efficienti nel rispetto di un processo analogico: ha velocizzato alcuni passaggi e ha semplificato determinati controlli e verifiche. Ma il dato ha continuato ad essere concepito come analogico e gestito con un paradigma di tipo analogico, anche se con strumenti digitali. Basti pensare alla “ferrea” logica che impone per la stragrande maggioranza dei documenti che punteggiano la nostra vita personale e professionale alla necessità di una firma cartacea e di un controllo “fisico” e personale da parte di amministrazioni o di imprese.

Come opera un sistema Distributer Ledger Blockchain?

Per poter spiegare il funzionamento dei Distributed Ledger Blockchain può essere utile rinfrescare la mente su come operano i Ledger tradizionali, ovvero i “vecchi” “Libri Mastro“.

Come funzionano i vecchi Libri Mastro

Imprese, ma soprattutto banche e pubbliche amministrazioni hanno utilizzato i Ledger per gestire la contabilità e l’archiviazione dei dati e delle transazioni contabili. Le pubbliche amministrazioni a loro volta hanno basato sui Ledger le registrazioni e i passaggi delle proprietà per terreni, edifici e asset immobiliari.

Ogni cambiamento, ad esempio nella proprietà di un immobile e ogni volta che avveniva una transazione, si procedeva a una modifica del Ledger attraverso una autorità centrale deputata appunto alla gestione del Central Ledger. Con questa organizzazione, agendo sul Central Ledger gli uffici delle Pubbliche Amministrazioni o gli Istituti di credito potevano in qualsiasi momento conoscere e identificare il proprietario di un immobile o di determinate risorse. Questo controllo permetteva alle banche stesse o agli uffici pubblici di verificare che eventuali passaggi legate a nuove transazioni su determinati ben fossero effettivamente possibili e soprattutto legittime. In altre parole con il Central Ledger era possibile verificare se il soggetto X in procinto di vendere l’immobile Y era effettivamente in possesso di quell’immobile o non lo aveva già ceduto a un soggetto Z. La banca a sua volta poteva controllare che il soggetto H che in procinto di acquistare l’immobile Y dal soggetto X era effettivamente in possesso della somma necessaria e non l’aveva già utilizzata per altre acquisizioni, ovvero che la stessa somma non sia utilizzata per più operazioni.

La base del Central Ledger è tutta nella fiducia in un ente centrale

La base del Central Ledger è tutta racchiusa nella fiducia che ciascuno, anzi, tutti, devono avere nel gestore del Central Ledger. Banche e Pubbliche Amministrazioni devono avere quell’autorevolezza in grado di infondere questa fiducia. Se c’è questa fiducia le persone possono comprare e vendere anche senza essersi mai incontrati prima e in assenza di fiducia reciproca. Perché appunto c’è un soggetto terzo che garantisce per tutti. Il gestore del Ledger – Libro Mastro – controlla anche l’accesso alle informazioni contenute nel libro Mastro e ha la facoltà di decidere chi può accedere all’identità del proprietario di un edificio, e chi può controllare il saldo di un conto corrente. Il tutto definendo delle regole che vanno a comporre un disegno complessivo di linee guida che stabilisce la Governance del Central Ledger.
Nel caso delle banche solo i titolari di un conto corrente hanno accesso e visibilità del loro conto corrente. Ma quando questi titolari sono impegnati nell’acquisto di un bene (ad esempio un immobile) è la banca che garantisce, durante le procedure di acquisizione, che questi soggetto hanno effettivamente la somma necessaria all’acquisizione senza che altri soggetti possano avere accesso al loro conto corrente.

La digitalizzazione ha cambiato i Libri Mastro. Il Ledger diventa digitale

Con la digitalizzazione questo processo ha subito evoluzioni e accelerazioni. La digitalizzazione ha cambiato i Ledger, come tanti altri elementi della nostra vita professionale e personale, ma i Libri Mastro hanno subito, ben prima di altri strumenti di lavoro un radicale cambiamento.
In una prima fase la digitalizzazione ha reso i Ledger più veloci, più facili da usare, più performanti e ha permesso di aggiungere tante funzionalità. In questa prima, lunga fase, la digitalizzazione non ha però cambiato la logica del Ledger. Il vecchio Central Ledger non è stato messo in discussione. Sono rimasti in capo a una struttura centrale che per la gestione si è avvalsa delle opportunità del digitale e soprattutto sono rimasti chiusi e riservati. La Governance non è cambiata, le regole di accesso e di gestione sono rimaste in capo al gestore centrale del Ledger, anche quando il rapporto con questo gestore sfruttando le opportunità del digitale cessava di essere personale e fisico e diventata virtuale passando sulla Rete Internet.

Il grande cambiamento arriva con la Blockchain

Il Grande cambiamento arriva con la Blockchain. La Blockchain permette di garantire la stessa funzionalità nella gestione dei Ledger ma senza dover fare riferimento a una struttura centralizzata, senza cioè che sia necessario che una autorità centrale verifichi, controlli e autorizzi la legittimità di una transazione, di uno scambio, di un passaggio.

La domanda che ci si pone è: come si può verificare la legittimità di una transazione in se non c’è un’autorità centrale che ha la possibilità di effettuare i controlli necessari? La risposta della Blockchain è nella decentralizzazione del Libro Mastro, del Ledger.
Se prima il Libro Mastro era univoco, uno solo e stava in capo all’autorità centrale, adesso il Libro Mastro è di tutti, ovvero tutti gli utenti ne hanno una copia e tutti possono controllarlo, visionarlo e, a fronte di regole che vanno a comporre la Governance della Blockchain, possono modificarlo.

Il Libro Mastro è di tutti

Dunque il primo, vero, grande passaggio tra la gestione dei Ledger tradizionale e la Blockchain è data dal fatto che i Libri mastro sono molteplici e che sono accessibili a tutti. Il secondo grande passaggio riguarda il fatto che tutti possono attuare una transazione o modificarne una esistente. In entrambi i casi questa richiesta potrà essere attuata solo se tutti (o la maggior parte degli utenti) accetta di attuarla. E il fatto che siano tutti, la maggior parte o un certo numero di oggetti con determinate caratteristiche ci introduce ancora una volta nell’ambito delle regole che definiscono la governance della Blockchain. A prescindere comunque dal fatto che l’operazione sia autorizzata da tutti o da un determinato numero di partecipanti certamente la richiesta di transazione sarà accettata solo se i partecipanti concordano sulla sua legittimità. Questa verifica è consentita dal fatto che tutti i partecipanti possono controllare che la richiesta provenga da una persona autorizzata a svolgerla. Per tornare all’esempio precedente tutti sono invitati a controllare che il venditore dell’ immobile Y ne sia effettivamente il proprietario e non abbia venduto l’immobile. Nello stesso tempo, tutti sono invitati a controllare che chi si appresta ad acquistare l’immobile disponga effettivamente della somma necessaria e non l’abbia già utilizzata per altri acquisti.
Ora la domanda è come avviene questo controllo? possibile che tutti i partecipanti debbano effettuare controlli personali su ciascuna transazione? Con la Blockchain questi controlli vengono eseguiti in modo affidabile e automatico per conto di ciascun utente. Ogni operazione contribuisce a creare un sistema di Ledger rapido e sicuro che per il fatto di essere distribuito presso tutti i partecipanti (tutti i partecipanti hanno una copia di ciascuna operazione) è anche in grado di resistere a eventuali manomissioni.

Il Grande Libro Mastro della Blockchain

Ma torniamo alle transazioni. Ogni nuova transazione da registrare viene unita ad altre nuove transazioni e va a formare un “blocco“, che viene aggiunto come anello di una lunga “catena” di transazioni cronologiche. Ogni volta che si genera un blocco si allunga la catena. Questa catena va a comporre il grande Libro Mastro Blockchain che è posseduto da tutti gli utenti.

Il ruolo dei Miners

Perché un nuovo blocco di transazioni sia aggiunto alla Blockchain è necessario appunto che sia controllato, validato e crittografato. Solo con questo passaggio può poi diventare attivo ed essere aggiunto alla Blockchain. Per effettuare questo passaggio è necessario che ogni volta che viene composto un blocco venga risolto un complesso problema matematico che richiede un cospicuo impegno anche in termini di potenza e di capacità elaborativa. Questa operazione viene definita come “mining” ed è svolta dai “miners“.

Il lavoro del “miners” è assolutamente fondamentale nell’economia della gestione delle Blockchain. Chiunque può diventare un “miner” e può competere per essere il primo a risolvere il complesso problema matematico legato alla creazione di ogni nuovo blocco di transazioni in modo valido e crittografato che possa essere aggiunto alla Blockchain.

Trattandosi di un impegno importante, come detto con importante dispendio di energie, è un impegno che necessità di essere remunerato e incentivato. Nelle Blockchian “private” o Permissioned questo ruolo è svolto, in funzione della goveranance, dall’autorità che attiva la Blockchain stessa.

Nelle Blockchain pubbliche o Permissionless questo ruolo può essere svolto da qualsiasi partecipante alla Blockchain e il miners viene incentivato con delle forme di remunerazione che dipendono dal tipo di regole o governance definite da ciascuna Blockchain.

Nella maggior parte dei casi il primo miner che crea un blocco valido e lo aggiunge alla catena viene ricompensato con la somma delle commissioni per le sue transazioni. Le commissioni fanno riferimento a valori unitari per ogni singola transazione, ma i blocchi vengono aggiunti regolarmente e possono contenere migliaia di transazioni dunque il valore del miner può essere anche molto significativo. I miner possono inoltre ricevere nuove valute create e messe in circolazione come meccanismo di inflazione, come ad esempio nel caso della Blockchain Bitcoin.

Ma torniamo al Libro Mastro. L’operazione che aggiunge un nuovo blocco alla catena aggiorna il Libro Mastro detenuto da tutti i partecipanti alla Blockchain. Questi partecipanti accettano dunque un nuovo blocco nel momento in cui – grazie alla risoluzione del complesso problema matematico –  è stata verificata la validità di tutte le sue transazioni.

Nel caso in cui il processo di verifica dovesse rilevare un errore, una anomalia, una discrepanza, il blocco viene rifiutato e tutti hanno visibilità del fatto che la transazione non è stata autorizzata. Diversamente, se tutte le transazioni sono validate, il blocco viene creato e aggiunto ed entrerà a far parte della Blockchain (della catena) a tutti gli effetti come un record pubblico permanente e immutabile; nessun partecipante alla Blockchain potrà cambiarlo o rimuoverlo.

L’immutabilità della Blockchain

L’immutabilità è l’altro grandissimo valore della Blockchain che ovviamente attiene anche alla sicurezza dei dati. E se torniamo all’esempio del “vecchio” Libro Mastro ci dobbiamo ricordare che per cambiare o danneggiare o distruggere un Central Ledger – Libro mastro centralizzato è necessario violare l’autorità centrale che lo gestisce, nel caso della Blockchain è invece impossibile in quanto sarebbe necessario violare tutte le copie del libro mastro possedute da tutti i partecipanti della Blockchain e occorrerebbe farlo simultaneamente. Una operazione che è praticamente impossibile, anche se ovviamente occorre valutare la dimensione della Blockchain in termini di partecipanti ovvero di nodi. Nello stesso tempo non può nemmeno esistere unfalso libro mastro” in quanto tutti i partecipanti sono in possesso di una unica versione autentica che possono impugnare per un confronto e per la verifica. Ecco che arriviamo al concetto di Trust e di fiducia. La fiducia e il controllo delle transazioni passano dall’autorità centrale a tutti i partecipanti. Le transazioni basate sulla Blockchain non sono centralizzate e nascoste o “chiuse”, ma sono decentralizzate e trasparenti, aperte a tutti.

In questo caso la Blockchain è ti tipo permissionless sono cioè “senza autorizzazioni” e non esiste nessuna autorità speciale che può negare l’autorizzazione a partecipare al controllo e all’aggiunta di transazioni.

Le Blockchain che invece necessitano di autorizzazioni sono definite come permissioned e definiscono delle governance che attribuiscono a uno specifico gruppo di operatori la gestione e l’autorità nel definire gli accessi, i controlli, le autorizzazioni e soprattutto la possibilità di aggiungere transazioni al Libro Mastro. Le Blockchain Permissioned possono unire i valori di trasparenza, di immutabilità e di sicurezza delle Blockchain garantendo a determinati soggetti come Banche, imprese e Pubbliche Amministrazioni la possibilità di un controllo, anche rilevante e sostanziale, sulle modalità di esecuzione delle transazioni.

Dai Ledger ai Distributed Ledger grazie alla Blockchain

Ma vediamo meglio come si arriva alla Blockchain. Dai primi Digital Ledger si assiste a una accelerazione a livello di innovazione grazie alla contemporanea disponibilità di due fattori abilitanti: la criptografia e lo sviluppo di algoritmi di controllo e verifica dei dati (le complesse operazioni matematiche di cui parlavamo prima) che aprono le porte a quelli che diventano i Distributed Ledgers Technology.

Con i Distributed Ledgers Technology si entra nell’ambito dei Database Distribuiti, ovvero di Ledgers (Libri Mastro) che possono essere aggiornatigestiticontrollati e coordinati appunto non più solo a livello centrale, ma in modo distribuito, da parte di tutti gli attori.

I presupposti per i Distributed Ledgers Technology sono nella creazione di grandi network costituiti da una serie di partecipanti e ciascun partecipante è chiamato a gestire un nodo di questa rete. Ciascun nodo è autorizzato ad aggiornare i Distributed Ledgers in modo indipendente dagli altri ma sotto il controllo consensuale degli altri nodi.

Gli aggiornamenti o records non sono più gestiti, come accadeva tradizionalmente, sotto il controllo rigoroso di una autorità centrale, ma sono invece creati e caricati da ciascun nodo in modo appunto indipendente. In questo modo ogni partecipante è in grado di processare e controllare ogni transazione ma nello stesso tempo ogni singola transazione, ancorché gestita in autonomia, deve essere verificatavotata e approvata dalla maggioranza dei partecipanti alla rete. E qui arriviamo alla base del concetto di Distributed Ledgers Technology ovvero al concetto di Consenso. L’autonomia di ciascun nodo è subordinata al raggiungimento di un consenso sulle operazioni che vengono svolte e solo con questo consenso sono poi autorizzate e attivate.

DLT: la centralità sta tutta nella regola del Consenso

I Distributed Ledgers vengono aggiornati solo dopo aver ottenuto il consenso e ogni nodo viene aggiornato con l’ultima versione di ogni singola operazione di ciascun partecipante. Ogni operazione rimane poi in modo indelebile e immutabile su ogni singolo nodo.

In altre parole ciascun partecipante dispone di una copia – immutabile – di ciascuna operazione. Come si può notare si tratta di un bel cambiamento rispetto alle tradizionali logiche centralizzate, quando la verifica e l’autorizzazione erano centralizzate e quando lo stesso accesso a tutti gli archivi era gestito a livello centrale.

Questo modello di architettura permette di interpretare il database in senso molto più ampio rispetto al passato. Non possiamo più semplicemente parlare di Ledgers come archivi, ma dobbiamo parlare di Distributed Ledgers Technology come di un nuovo rapporto tra persone e informazioni.

Algoritmi e rete Peer-To-Peer alla base delle DLT

Le Distributed Ledger Technology che sono conosciute anche come shared ledger necessitano di una rete Peer-to-Peer e algoritmi in grado di gestire la raccolta del consenso e la approvazione di operazioni basate appunto sul raggiungimento di un consenso.

Sono i modelli di gestione del Consenso che determinano la differenza tra Distributed Ledger Technology di tipo Pubblico e di tipo Privato.

Va comuqnue precisato che non necessariamente tutti i Distributed Ledger fanno riferimento a catene di blocchi o Blockchain allo scopo di gestire il consenso. la Blockchain è una delle diverse possibilità di gestione del consenso utilizzate per applicare Distributed Ledger Technology

Perché la Blockchain è sicura: marca temporale, consenso e timestamp?

Una delle caratteristiche più importanti della blockchain è la sicurezza. La marca temporale impedisce anche che l’operazione, una volta eseguita, venga alterata o annullata.

La caratteristica principale del modello, dunque, è che il funzionamento non è garantito da un ente centrale, ma ogni singola transazione è validata dall’interazione di tutti i nodi.

La marca temporale consente di associare una data e un’ora certe e legalmente valide ad un documento informatico. In altre parole la Marca temporale consente di definire una validazione temporale che può essere opponibile a terzi. 

Che cos’è una Marca Temporale

La marca temporale o timestamp è costituita da sequenza specifica di caratteri che identificano in modo univoco e indelebile e immutabile una data e/o un orario per fissare e accertare l’effettivo avvenimento di un certo evento. La rappresentazione della data è sviluppata in un formato che ne permette la comparazione con altre date e permette di stabilire e definire un ordine temporale. La pratica dell’applicazione di tale marca temporale è detto timestamping.

Che cos’è il Timestamp o Timestamping?

La applicazione della Marca temporale è un processo che viene definito come Timestamping ed è una delle basi di funzionamento della Blockchain

 

Che cos’è il Consenso Distribuito

Il processo di validazione della Blockchain prevede una fase di verifica e di approvazione basato su risorse di calcolo che vengono messe a disposizione dai partecipanti alla Blockchain e che sono finalizzate alla risoluzione di problemi complessi o puzzle crittografici e che permettono di disporre di un Consenso Distribuito e non più di un consenso basato su un intermediario terzo o su un ente o istituzione centralizzata. Coloro che partecipano alla risoluzione del problema e che dunque concorrono alla validazione del processo e della transazione sono chiamati Miners e il loro intervento, che necessità per essere svolto di importanti risorse, viene remunerato attraverso l’emissione di una moneta virtuale o cryptocurrency.

La logica che sta alla base di questo processo parte dal presupposto che per evitare rischi di frodi in particolare da parte di un “nodo” della Blockchain è necessario creare degli ostacoli e delle complicazioni su tutto il processo di validazione. Nello specifico ogni nodo che intende partecipare alla validazione deve anche risolvere un complesso problema nella forma di un puzzle crittografico. Il puzzle è concepito per mettere in competizione tutti i nodi e tutti contribuiscono alla risoluzione mettendo a disposizione la propria potenza di calcolo. Il nodo che riuscirà a risolvere il puzzle crittografico avrà il diritto di validare il blocco con la presentazione della Proof of Work che è anche la prova della soluzione del puzzle. Per questo impegno e per questo risultato il nodo viene appunto remunerato con una Unita di valore che dipende dalla tipologia di Blockchain.

Va poi aggiungo che nelle Blockchain i nodi non sono “pubblici”, ovvero non si conoscono fra loro e il Proof of Work rappresenta anche il modo per costruire un rapporto di “fiducia” basato sulla concreta collaborazione alla soluzione delle prove che devono essere validate.

 

Le logiche di funzionamento della Blockchain

Il modello si basa sulla combinazione tra firma digitale e marca temporale (timestamp): la prima garantisce che mittente e destinatario di un qualsiasi tipo di messaggio (ad esempio la transazione nel mondo dei pagamenti) siano identificati in modo certo, il secondo permette che un insieme di messaggi, validato con la marca temporale da parte di un nodo scelto casualmente da un robusto modello matematico, venga comunicato e scritto nel registro di tutti gli altri nodi della rete e reso irreversibile.

Ecco un video del World Economic Forum che spiega cos’è e come funziona la Blockchain (in inglese).

Tutte le operazioni, nel caso di Bitcoin, sono confermate dalla rete entro dieci minuti (ma sono stati per esempio sviluppati anche protocolli più rapidi, come quello di Litecoin), attraverso il processo di consenso distribuito detto “mining”. In pratica la correttezza del blocco di operazioni immesse nella rete viene verificata dai computer dei partecipanti al network confrontandolo con la versione più aggiornata della Blockchain. Il primo nodo che ottiene semaforo verde lo comunica a tutti gli altri, che provvedono a convalidare il blocco aggiornando la Blockchain. In questo modo si preservano al tempo stesso l’ordine cronologico delle operazioni e la neutralità della rete. 

Come si può leggere sul forum ufficiale, è possibile scaricare la blockchain sul proprio computer.

Le principali caratteristiche della Blockchain

Quali sono le caratteristiche principali della blockchain? Vediamole insieme:

  • Affidabilità: la blockchain è affidabile. Non essendo governata dal centro, ma dando a tutti i partecipanti diretti una parte di controllo dell’intera catena, la blockchain diventa un sistema meno centralizzato, meno governabile, ed allo stesso tempo molto più sicuro e affidabile, ad esempio da attacchi di malintenzionati. Se infatti soltanto uno dei nodi della catena subisce un attacco e si danneggia, tutti gli altri nodi del database distribuito continueranno comunque ad essere attivi ed operativi, saldando la catena e non perdendo in questo modo informazioni importanti.
  • Trasparenza: le transazioni effettuate attraverso la blockchain sono visibili a tutti i partecipanti, garantendo così trasparenza nelle operazioni.
  • Convenienza: effettuare transazioni attraverso la blockchain è conveniente per tutti i partecipanti, in quanto vengono meno interlocutori di terze parti, necessari in tutte le transazioni convenzionali che avvengono tra due o più parti (ovvero le banche ed altri enti simili).
  • Solidità: le informazioni già inserite nella blockchain non possono essere modificate in alcun modo. In questo modo le informazioni contenute nella blockchain sono tutte più solide ed attendibili, proprio per il fatto che non si possono alterare e quindi restano così come sono state inserite la prima volta.
  • Irrevocabilità: con la blockchain è possibile effettuare transazioni irrevocabili, e allo stesso tempo più facilmente tracciabili. In questo modo si garantisce che le transazioni siano definitive,  senza alcuna possibilità di essere modificate o annullate.
  • Digitalità: con la blockchain tutto diventa virtuale. Grazie alla digitalizzazione, gli ambiti applicativi di questa nuova tecnologia diventano tantissimi

Cosa sono le Unpermissioned o Permissionless ledgers e le Permissioned ledgers

Per comprendere al meglio gli ambiti di utilizzo delle Distributed Ledger Technology occorre conoscere anche le Unpermissioned ledgers (Blockchain Pubbliche) e le Permissioned ledgers (Blockchain Private).

Unpermissioned o Permissionless ledgers

Le Unpermissioned Ledgers di cui l’esempio più famoso e diffuso è rappresentato dalla Blockchain Bitcoin, sono aperte, non hanno una “proprietà” o un attore di riferimento e sono concepite per non essere controllate.

L’obiettivo delle Unpermissioned ledgers è quello di permettere a ciascuno di contribuire all’aggiornamento dei dati sul Ledger e di disporre, in qualità di partecipante, di tutte le copie immutabili di tutte le operazioni. Ovvero di disporre di tutte le copie identiche di tutto quanto viene approvato grazie al consenso.
Questo modello di Blockchain impedisce ogni forma di censura, nessuno è nella condizione di impedire che una transazione possa avvenire e che possa essere aggiunta al Ledger una volta che ha conquistato il consenso necessario tra tutti i nodi (partecipanti) alla Blockchain.

Le Unpermissioned Ledgers possono essere utilizzate come database globale per tutti quei documenti che hanno la necessità di essere assolutamente immutabili nel tempo a meno di aggiornamenti che richiedono la massima sicurezza in termini di consenso, come ad esempio i contratti di proprietà o i testamenti.

Le Permissioned ledgers: più vicine alle esigenze delle imprese

I Permissioned ledgers possono invece essere controllati e dunque possono avere una “proprietà”. Quando un nuovo dato o record viene aggiunto il sistema di approvazione non è vincolato alla maggioranza dei partecipanti alla Blockchain bensì a un numero limitato di attori che sono definibili come Trusted. Questo tipo di Blockchain possono essere utilizzate da istituzioni, grandi imprese che devono gestire filiere con una serie di attori, imprese che devono gestire fornitori e subfornitoribanche, società di servizi, operatori nell’ambito del retail. In questo caso le Permissioned ledgers rispondono alle necessità di un aggiornamento diffuso su più attori che possono operare in modo indipendente, ma con un controllo limitato a coloro che sono autorizzati. Le Permissioned ledgers permettono poi di definire speciali regole per l’accesso e la visibilità di tutti i dati. In altre parole le Permissioned ledgers introducono nella Blockchain un concetto di Governance e di definizione di regole di comportamento.
Tecnicamente le Permissioned ledgers sono anche più performanti e veloci delle Unpermissioned Ledgers

Quando si è iniziato a parlare di Smart Contract o di contratti intelligenti il primo pensiero e la prima semplificazione è stata quella di considerarli come una minaccia al lavoro di avvocati e notai. Ma non è affatto vero che la Blockchain o meglio, una delle dimensioni della Blockchain come gli Smart Contract sia destinata a mettere in discussione il lavoro degli studi legali o notarili. Certamente, come tutte le trasformazioni, imporrà un cambiamento, e certamente a queste figure professionali verrà chiesto di rivedere il proprio ruolo nella realizzazione di forme contrattuali fortemente innovative.

Ma per capire che tipo di cambiamento arriverà o sta arrivando con gli Smart Contract e quali settori saranno prima di altri interessati è importante capire di cosa si tratta.

Smart Contract e Blockchain

Gli Smart Contracts sono stati oggetto di sperimentazione già negli Anni ’90 quando le tecnologie hanno permesso di attuare forme di sperimentazione di Smart Contract, ma l’idea di contratto intelligente risale in realtà alla metà degli Anni ’70. All’epoca l’esigenza era molto semplice e atteneva alla necessità di gestire la attivazione o disattivazione di una licenza software in funzione di alcune condizioni molto semplici. La licenza di determinati software venne di fatto gestita da una chiave digitale che permetteva il funzionamento del software se il cliente aveva pagato la licenza e ne cessava il funzionamento alla data di scadenza del contratto.

Un contratto automatico che si attiva a determinate condizioni

Lo Smart Contract ha bisogno di un supporto legale per la sua stesura, ma non ne ha bisogno per la sua verifica e per la sua attivazione. Lo Smart Contract fa riferimento a degli standard di comportamento e di accesso a determinati servizi e viene messo a disposizione, accettato e implementato anche come forma di sviluppo di servizi tradizionali. Uno Smart Contract è la “traduzione” o “trasposizione” in codice di un contratto in modo da verificare in automatico l’avverarsi di determinate condizioni (controllo di dati di base del contratto) e di autoeseguire in automatico azioni (o dare disposizione affinché si possano eseguire determinate azioni) nel momento in cui le condizioni determinate tra le parti sono raggiunte e verificate. In altre parole lo Smart Contract è basato su un codice che “legge” sia le clausole che sono state concordate sia la condizioni operative nelle quali devono verificarsi le condizioni concordate e si autoesegue automaticamente nel momento in cui i dati riferiti alle situazioni reali corrispondono ai dati riferiti alle condizioni e alle clausole concordate.

Gli Smart Contract hanno bisogno di Big Data e Data Science

E proprio perché l’assenza di un intervento umano corrisponde anche all’assenza di un contributo interpretativo lo Smart Contract deve essere basato su descrizioni estremamente precise per tutte le circostanze, tutte le condizioni e tutte le situazioni che devono essere considerate. Ecco che la gestione dei dati e dei Big Data in particolare diventa un fattore critico essenziale per stabilire la qualità dello Smart Contract.

Nello stesso tempo per gli Smart Contract è fondamentale definire in modo estremante preciso le fonti di dati alle quali il contratto è chiamati ad attenersi. Gli Smart Contract sono chiamati a ricevere dati e informazioni da soggetti che vengono definite e certificate dalle parti nel contratto stesso e che devono essere individuate, controllate lette e interpretate dallo Smart Contract sulla base di precise regole che a loro volta rappresentano una delle parti più rilevanti e strategiche del contratto che determinano ovviamente l’output finale.

Smart Contract come esecuzione di un codice

E qui viene il punto più rilevante relativo alle differenze sostanziali tra contratto tradizionale e Smart Contract. Lo Smart Contract è di fatto “figlio” dell’esecuzione di un codice da parte di un computer. E’ un programma che elabora in modo deterministico (con identici risultati a fronte di identiche condizioni) le informazioni che vengono raccolte. In altre parole se gli input sono gli stessi i risultati saranno identici. Questo punto è estremamente rilevante perché se da una parte rappresenta una certezza e una sicurezza in quanto garantisce alle parti una assoluta “certezza di giudizio oggettivo” escludendo qualsiasi forma di interpretazione, dall’altra sposta sul codice, sulla programmazione, sullo sviluppo il peso e la responsabilità o anche il potere di decidere.

Ai contraenti spetta il compito di definire condizioni e clausole e modalità e regole di controllo e azione, ma una volta che il loro contratto è diventato codice e dunque uno smart contract e i contraenti lo accettano ecco che gli effetti non dipendono più dalla loro volontà.

Assicurazioni: l’IoT sulle vetture dialoga con gli Smart Contract

Un esempio viene dal mondo delle assicurazioni per autoveicoli che sulla base di dati rilevati grazie ad apparecchiature Internet of Things a bordo delle vetture sono in grado di fornire dati sul comportamento del conducente che possono influire e creare determinate condizioni che attivano o disattivano clausole di vantaggio o svantaggio. Ad esempio il superamento di limiti di velocità determinati dal contratto possono essere lette come condizioni di maggior pericolo e determinare un cambiamento contrattuale delle condizioni applicate ad esempio nel valore del premio assicurativo.
Un altro esempio arriva dal mondo dei media dove con i Digital Rights Management viene gestita la erogazione e l’accesso a determinati servizi multimediali.

Il ruolo del legale e dello sviluppatore

Se lo Smart Contract è chiamato a fare bene il suo lavoro, deve fornire una serie di garanzie a tutte le parti coinvolte e primariamente a questo punto della nostra analisi lo Smart Contract deve garantire che il codice con cui è stato scritto non possa essere modificatoche le fonti di dati che determinano le condizioni di applicazione siano certificati e affidabili, che le modalità di lettura e controllo di queste fonti sia a sua volta certificato. LSmart Contract deve essere preciso sia nella sua stesura sia nella gestione delle regole che ne determinano l’applicazione e delle regole che devono governarne le eventuali anomalie.

La catena di Sant’Antonio dei Bitcoin

Nell’economia delle crittovalute, i miner (gli utenti che mettono a disposizione del network le risorse computazionali per elaborare i blocchi) vengono ricompensati in Bitcoin. Ed è questo, insieme ad altri elementi, uno dei motivi per cui il sistema, così come è stato concepito otto anni fa, comincia a vacillare. Dopo un paio d’anni di montagne russe sul valore di scambio (che ha oscillato da 200 a oltre mille dollari per unità), sperimentazioni nei campus universitari, tentativi di inserimento in borsa e decine di scandali che hanno comunque calamitato l’attenzione dei media, Mike Hearn, sviluppatore della tecnologia e tra i più accesi sostenitori di Bitcoin, ha pubblicamente decretato il fallimento del progetto. «Doveva essere una nuova forma di valuta decentralizzata, priva di istituzioni di sistema e troppo grande per fallire. Ma è diventato qualcosa di ancora peggiore: un meccanismo completamente controllato da poche persone», ha scritto Hearn in un post con cui annunciava di aver venduto tutti i suoi Bitcoin. «Nel giro di soli otto mesi la community, da aperta e trasparente che era, è diventata un luogo dominato da una censura dilagante, con bitcoiner che attaccano altri bitcoiner. Bitcoin non ha futuro in quanto è controllata da meno di dieci persone».

Cosa sono e come funzionano i Bitcoin

Come già detto, l’applicazione, ad oggi, più utilizzata per la Blockchain (e che ha reso la Blockchain famosa nel mondo) è il sistema dei Bitcoin. Bitcoin può essere considerata una nuova valuta, anzi come viene definita una criptovaluta.

Ma come funziona Bitcoin?La pagina ufficiale da ubitcoin funzionamentona spiegazione molto chiara. Vediamo nel dettaglio, e in maniera semplificata, come funzionano i Bitcoin.

Per iniziare ad utilizzare la valuta Bitcoin come moneta di scambio, è sufficiente installare sul proprio dispositivo (cellulare, desktop, hardware o web) un’applicazione per il portafoglio Bitcoin. In pratica, una volta che il portafoglio Bitcoin è stato installato, verrà generato un primo indirizzo Bitcoin, che può essere condiviso con chiunque, per permettergli di inviare del denaro a tale indirizzo, quindi all’utente che ha installato il portafoglio Bitcoin e condiviso il proprio indirizzo Bitcoin. In teoria questo indirizzo andrebbe utilizzato una sola volta, ma può anche essere utilizzato più volte.

Tutto il sistema dei Bitcoin, come visto, si basa sulla tecnologia della blockchain. In pratica tutte le transazioni confermate sono salvate nella Blockchain, e tramite al proprio portafoglio si può verificare quanti altri bitcoin si hanno a disposizione per poter effettuare transazioni. Tutto il sistema è protetto da crittografia, in modo da essere sicuro contro gli attacchi informatici.

Il denaro viene trasferito tra due portafogli bitcoin, e la transazione viene protetta da una chiave privata, ovvero una firma attraverso la quale si firmano le transazioni, e che quindi permette di garantire che il denaro trasferito sia effettivamente dalla persona che ha effettuato la transazione, e che nessuno modifichi questa transazione, rendendo la transazione sicura. Per maggiori informazioni su come funzionano i bitcoin ci sono alcuni documenti ufficiali quali la documentazione per sviluppatori e il wiki di Bitcoin.

Il rapporto tra Blockchain e Bitcoin?

Con il termine Blockchain s’intende il paradigma tecnologico che permette di sviluppare applicazioni Cryptocurrency-like: il protocollo Bitcoin rappresenta solo una – la prima – delle possibili realizzazioni.

L’associazione con il concetto di Bitcoin può ancora generare qualche equivoco tra i non addetti ai lavori, ma la blockchain – la tecnologia sottostante ai meccanismi che regolano le transazioni in criptovalute (di cui la più nota è appunto il Bitcoin) – sembra destinata ad avere tutt’altro ruolo nelle prossime fasi di sviluppo della finanza mondiale. E non solo.

Se persino l’Economist l’ha definita in una cover story “the trust machine”la macchina della fiducia, attribuendogli il potere di trasformare il funzionamento stesso dell’economia, significa che il protocollo P2P elaborato nel 2008 da Satoshi Nakamoto e adottato negli anni da una community composta agli occhi dell’opinione pubblica da hacker, attivisti o, nella migliore delle ipotesi, speculatori, ha raggiunto un livello di maturità tale da convincere anche gli analisti più conservatori.

In particolare il Bitcoin intesa come digital currency utilizza la tecnologia peer-to-peer e attiva transazioni che non necessitano di autorità o istituzioni centrali. L’emissione del Bitcoin è effettuato dalla Rete e la stessa gestione delle transazioni è governata dalla Rete. Si tratta di una operazione “collettiva” cui tutti coloro che lo desiderano possono partecipare aderendo al progetto. La tecnologia Bitcoin è basata su software open source e lo sviluppo è pubblico e condiviso. In altre parole e nel rispetto della visione indicata da Satoshi Nakamoto nel suo White Paper ila Rete Bitcoin non è posseduta o controllata da nessuno, ovvero è posseduta e controllata da tutti coloro che intendono aderire al progetto.

Non solo Bitcoin: Gli ambiti applicativi della Blockchain in Italia

La Blockchain non è soltanto Bitcoin. La monete virtuale è infatti solo una una delle sue possibili applicazioni. Priva di gestione centralizzata, infatti, la Blockchain permette di inviare qualsiasi dato in maniera sicura, tagliando drasticamente la catena degli intermediari, e permettendo quindi uno scambio di dati sicuro tra due persone e basta, senza dover utilizzare mezzi di terze parti quali ad esempio un provider di posta elettronica, oppure un servizio di cloud computing esterno.

Si è parlato molto di Blockchain anche al World Economic Forum (Forum economico mondiale) e sono molti gli investitori che oggi stanno puntando ad altri investimenti in ambito Blockchain, e quindi dagli investimenti iniziali che ci sono stati soltanto nella nuova valuta e in nuovi sistemi di pagamento, si passa finalmente a nuovi investimenti, in settori nuovi e diversi tra loro.

Secondo Deloitte sono stati investiti oltre 1 biliardo di dollari nella Blockchain, in oltre 120 startup collegate alla Blockchain, di cui oltre la metà di questi soldi sono stati investiti soltanto nel 2016. Vedremo quali saranno gli investimenti per la Blockchain nel 2017.

ambiti applicativi blockchain startup

Vediamo quindi quali sono i principali tra i nuovi ambiti applicativi della Blockchain in Italia e nel mondo.

1) Blockchain in finanza e banche

La finanza e l’economia sono sicuramente tra i settori presi più di mira dagli investitori in relazione alla blockchain. Infatti, non essendoci intermediari a gestire le transazioni, la blockchain abbatterebbe i costi delle commissioni delle banche, permettendo risparmi, velocità e affidabilità delle transazioni. Diventa quindi fondamentale investire in questa nuova tecnologia per banche e istituti finanziari, che cercano di accaparrarsi una fetta abbastanza grande di questo nuovo mercato, che rivela già da subito innumerevoli possibilità ed opportunità. Su blockchain4innovation.it è disponibile la sezione dedicata alla blockchain in banche e finanza, che offre una visione più ampia e un focus di approfondimento sul tema delle banche e della finanza in generale e su come questo mercato si stia evolvendo con un occhio di riguardo alla nuova tecnologia della blockchain.

2) Blockchain nelle Assicurazioni

Inoltre, come evidenzia uno studio condotto da Ernst Young, c’è un’ottima possibilità di utilizzo anche per la blockchain nel settore assicurativo (assicurazioni). Alcuni modi attraverso i quali la blockchain può aiutare le assicurazioni sono:

L’accesso a transazioni sicure e decentralizzate, che fornisce una base solida per prevenire le frodi, per garantire una maggiore governance, per avere dati e reportistiche migliori. Grazie alla blockchain, inoltre, le assicurazioni possono avere notifiche aggiornate ed accurate n relazione ai cambiamenti, e ciò permette loro di migliorare la gestione del rischio e massimizzare le opportunità di capitali e fondi, oltre alla possibilità di adottare strategie di big data, che sono molto utili per ottenere informazioni sicure sui propri clienti, sulle priorità dei clienti, le preferenze, oltre che eventuali ulteriori informazioni prese da terze parti.

Da un punto di vista tecnico, gli assicuratori vedono nella blockchain un’opportunità per integrare un ecosistema di terze parti affinché riducano i costi delle loro piattaforme di gestione, migliorando allo stesso tempo l’esperienza utente (customer experience) e la quota di mercato, e sviluppando nuove soluzioni ed opportunità.

A livello di mercato, inoltre, gli assicuratori hanno opportunità nella governance delle loro aziende, attraverso un accesso ai dati migliorato, controlli di terze parti e sistemi più sofisticati di gestione del rischio, associati ai loro prodotti e servizi, come ad esempio le assicurazioni cibernetiche.

3) Blockchain nei Pagamenti digitali

Anche per quanto riguarda i pagamenti digitali ci sono grandi opportunità per la blockchain. Ovviamente ci sono ancora molti problemi che vanno affrontati, come ad esempio il tempo di elaborazione di una transazione, che è ancora molto lento considerando le necessità di un mercato ed un mondo che va sempre più veloce. Anche le performance del sistema andrebbero migliorate, per poter essere meglio assorbite dai pagamenti digitali, e allo stesso modo indicazioni normative chiare e un’analisi più attenta di minacce ed opportunità sono le sfide della blockchain nel settore dei pagamenti digitali. Nonostante queste sfide, comunque, esistono tantissime opportunità per questa nuova tecnologia applicata ai pagamenti digitali, e probabilmente molto presto avremmo i primi riscontri dal mercato.

4) Blockchain nell’Agrifood

Nell’ Agrifood la blockchain trova un ulteriore ottimo “alleato”. Alcune delle caratteristiche applicative della blockchain nell’agrifood sono la tracciabilità, la trasparenza, di chi vuole “raccontare la storia” del proprio cibo, utilizzando la blockchain per garantire affidabilità. Altre aziende già oggi vogliono tracciare container e trasporti degli alimenti e del cibo in generale utilizzando la Blockchain.  In conclusione, i benefici della Blockchain nell’agrifood sono molteplici, e dalla decentralizzazioine, al controllo condiviso, all’immutabilità e preservazione delle informazioni, ci sono sicuramente molte applicazioni per la Blockchain in ambito agrifood.

5) Blockchain nell’Industry 4.0

Anche nel manifatturiero la Blockchain può essere un valido alleato. Grazie alla blockchain nell’industry 4.0, infatti, è possibile sfruttare la logica decentralizzata della Blockchain per produrre tecnologie in grado di supportare al meglio la produzione, logistica e supply chain, così come altre aree “core” dell’azienda. Inoltre, grazie alla blockchain, è possibile preservare il dato e la sicurezza del dato stesso, garantendo quindi sicurezza e affidabilità a tutto il processo della filiera produttiva e di distribuzione. La Blockchain permette di disporre di soluzioni in particolare per le industria di trasformazione, per la gestione della logistica di prodotto interna ed esterna e per la gestione dei rapporti di filiera. In particolare sono state sviluppate soluzioni che permettono di portare la logica del “trust” che è ampiamente utilizzata nell’ambito dei pagamenti digitali anche nell’ambito delle transazioni che hanno come oggetto “pacchetti” di dati che rappresentano la identità di determinati prodotti e delle loro logiche di produzione. In questi casi è necessario disporre della massima affidabilità in termini di gestione dell’identità e dell’affidabilità. In questo caso la Blockchain può rappresentare una eccellente soluzione per implementare le logiche dell’Industria 4.0 a livello distrettuale e di filiera.

6) Blockchain nell’IoT

Anche nell’internet delle cose la blockchain trova una grande utilità: grazie alla sua facilità di scambio dati, infatti, la tecnologia blockchain potrebbe essere utilizzata per facilitare la comunicazione tra oggetti IoT connessi, oltre a rendere lo scambio di dati più sicuro e veloce.

7) Blockchain nella Sanità

Per quanto riguarda blockchain e sanità, gestire i dati medici dei pazienti attraverso un sistema condiviso, permetterebbe ai medici di condividere informazioni sui pazienti in maniera sicura e veloce, e quindi aiuterebbe molto la medicina e la sanità a migliorare il servizio fatto ai pazienti, con la possibilità di avere sotto controllo l’intera cartella clinica di un paziente, e quindi di conoscere in anticipo la storia del paziente, in modo da somministrare cure migliori e in tempi più rapidi.

8) Blockchain nella Pubblica amministrazione

Anche la blockchain nella pubblica amministrazione trova ambiti di applicazione. La blockchain potrebbe infatti ad esempio aiutare la pubblica amministrazione e i cittadini ad avere una vera identità digitale, condivisa e implementata in questo sistema, con diversi vantaggi tra cui: rendere più difficile l’evasione fiscale, avere un controllo maggiore dei cittadini e quindi combattere la criminalità, servizi semplificati in tutti i settori della pubblica amministrazione (invio di dati semplificato), e molto altro.

9) Blockchain nel Retail

La blockchain sembra essere un modello interessante da utilizzare nei negozi e nel retail: con la blockchain infatti gli attuali metodi di pagamento in negozio potrebbero essere estesi alla bitcoin, permettendo quindi ai clienti pagamenti molto più rapidi, oltre che essere più economici. Garantedo pagamenti più veloci ed economici, e quindi più convenienti, può essere offerto un servizio migliore al cliente, che quindi potrebbe dare un vantaggio competitivo agli store che decideranno per primi di abilitare queste nuove tecnologie nei loro punti vendita.

Da alternativa alla finanza tradizionale ad alleato delle banche

blockchain e bancheLa tecnologia Blockchain invece un futuro ce l’ha eccome. In occasione degli eventi internazionali organizzati sul tema in questi mesi, a Londra (25-26 gennaio), San Francisco (10 febbraio) e Johannesburg (3-4 marzo), siederanno allo stesso tavolo colossi dell’IT – come IBM e SAP – e sviluppatori indipendenti, rivolgendosi a una platea internazionale composta prevalentemente da istituti finanziari e di credito.

L’interesse delle banche, del resto, non è più un segreto da tempo. Goldman Sachs ha dichiarato che la blockchain è destinata a rivoluzionare il settore, mentre Barclays e USB hanno pubblicamente ammesso che potrebbero utilizzare la tecnologia su diversi ambiti operativi, dalle rimesse di pagamento alla contrattualistica. Bank of England ha fatto sapere di aver creato una serie di team di sviluppo all’interno della propria organizzazione. A settembre è invece nato R3, un consorzio privato istituti finanziari interessati al potenziale della Blockchain. A dicembre c’è stato un nuovo giro di adesioni, che ha visto l’ingresso di BMO Financial Group, Danske Bank, Intesa Sanpaolo, Natixis, Nomura, Northern Trust, OP Financial Group, Banco Santander, Scotiabank, Sumitomo Mitsui Banking Corporation, U.S. Bancorp e Westpac Banking Corporation. Oggi sono in tutto 42 gli istituti che hanno aderito alla federazione. Intanto in Italia anche il più grande istituto di credito, Unicredit, considera la Blockchain una delle priorità di investimento digitale del 2016 e del 2017.

Ma c’è anche chi è già passato dalle parole ai fatti: Bank of America ha depositato presso lo U.S. Patents and Trademark Office (USPTO) 15 brevetti correlati alla Blockchain e dovrebbe depositarne altri venti proprio in questi giorni. Stando a quanto reso pubblico dall’USPTO, i brevetti di Bank of America puntano a realizzare sistemi di identificazione dei rischi legati alle criptovalute e di allerta su utenti sospetti.

Ovviamente non manca il rovescio della medaglia. Se da una parte le banche sono attratte dalla possibilità di attivare transazioni più economiche e sicure, dall’altra l’idea che chi partecipa al network possa vedere in tempo reale i dati che circolano attraverso i nodi raffredda non poco gli entusiasmi di chi non vuole che i propri flussi transazionali diventino di dominio pubblico. È necessario, quindi, garantire che ciascun utente abbia le credenziali per vedere esclusivamente le operazioni che lo riguardano. Si tratta di uno dei temi più dibattuti alla Blockchain Conference di Londra: insieme a quelli della regolamentazione e complessità degli strumenti di data protection da adottare sul piano della giurisdizione internazionale, è stato indicato come una delle questioni più delicate per la diffusione della tecnologia.

Gli altri possibili ambiti applicativi, dalla PA alle imprese

Ma non sono solo le banche a considerare la blockchain una leva strategica di sviluppo. Se molti osservatori si dicono convinti che anche le pratiche della pubblica amministrazione e addirittura anagrafiche e documenti d’identità potranno essere gestiti sfruttando i sistemi di controllo distribuiti offerti dalla Blockchain (applicabili persino alle attività di notariato o alla gestione delle proprietà intellettuali, si comincia a valutare l’impatto positivo della tecnologia pure sulle imprese private.

Sempre a Londra si è discusso dell’utilità della blockchain per semplificare i processi di business, diminuendo i costi e aumentando l’efficienza dei reparti finance. Si prevede un primo inserimento nei flussi interni, creando gruppi di utenti con specifici livelli di accesso, mantenendo trasparenti tutte le operazioni e agevolando le attività analitiche grazie alla rapidità e omogeneità dai dati trasmessi.

Il passo successivo? L’implementazione nei business network, con l’automazione dei processi di procurement attraverso sistemi di notifica real time, il monitoraggio costante e condiviso degli asset disponibili per la vendita e l’acquisto e, di nuovo, la generazione di precise, graduali barriere all’ingresso per la partecipazione all’interscambio. Sarebbe un salto quantico. Ma la capacità di adattamento che hanno dimostrato i business rafforzati dalla digital disruption fa ben sperare.

Molto però può dipendere anche dalla volontà dei vendor tecnologici di comprendere prima, abbracciare poi e infine implementare nella propria offerta la logica della Blockchain. C’è chi ci sta già pensando. Ma la partita è interdisciplinare, oltre che internazionale, e oltre a sviluppare soluzioni tecniche che rispondano a problemi concreti – e ancora insoluti –, occorre anche un’importante opera di informazione e sensibilizzazione per coinvolgere istituzioni e associazioni nella definizione di adeguati impianti regolatori.

Altre forme di Blockchain: Ethereum

Che cos’è Ethereum

Ethereum è una piattaforma di tipo computazionale che viene “remunerata” attraverso scambi basati su una cryptocurrecny calcolata in Ether. E’ una piattaforma che può essere adottata da tutti coloro che desiderano entrare a far parte della Rete e che in questo modo avranno a disposizione una soluzione che consente a tutti i partecipanti di disporre di un archivio immutabile e condiviso di tutte le operazioni attuate nel corso del tempo e che nello stesso tempo è concepita per non poter essere fermata, bloccata o censurata.
Ethereum potrebbe essere presentato come il più grande computer condiviso che è in grado di erogare una enorme potenza disponibile ovunque e per sempre. Dunque con Ethereum si passa dal concetto di Distributed Database a Distributed Computing.
Ethereum è progettata per essere adattabile e flessibile e per creare facilmente nuove applicazioni. Ethereum è cioè una Programmable Blockchain che non si limita a mettere a disposizione “operations” predefinite e standardizzate, ma permette agli utenti di creare le proprie “operations“. Di fatto è una Blockchain platform che permette di dare vita a diverse tipologie di applicazioni Blockchain decentralizzate non necessariamente limitate alle sole cryptocurrencies.

Ether: la moneta di scambio di Ethereum

L’uso delle risorse computazionali di Ethereum è remunerato con una speciale “moneta virtuale” denominata Ether che rappresenta essa stessa sia la potenza elaborativa necessaria per produrre i contratti sia la cryptovaluta che permette di “pagare” per la realizzazione dei contratti. Ether è fondamentalmente e concretamente un token che viene trattato come cryptocurrency exchanges con il ticker symbol di ETC.
Ethereum conta poi su un Internal Transaction Pricing Mechanism denominato Gas che ha lo scopo di ottimizzare le risorse della rete, di prevenire lo spam e di allocare le risorse in modo proporzionato e corretto in funzione delle richieste.

Ethereum Virtual Machine EVM: il “motore” di Ethereum

Ethereum è un sistema “Turing complete” che permette agli sviluppatori di creare applicazioni che girano sulla EVM utilizzando linguaggi di programmazione che fanno a loro volta riferimento a piattaforme tradizionali come JavaScript e Python.
Il motore di Ethereum è rappresentato dalla Ethereum Virtual Machine (EVM) che rappresenta di fatto l’ambiente di runtime per lo sviluppo e la gestione di Smart contracts in Ethereum. EVM opera in modo protetto, ovvero risulta completamente separato dalla Rete. Il codice gestito dalla Virtual Machine non ha accesso alla Rete e gli stessi Smart contracts generati sono indipendenti e separati da altri Smart contracts.

Nel 2016 Ethereum è stata divisa in due diverse Blockchain Ethereum Classic ed Ethereum Foundation.

Chi è Ethereum Foundation

Ethereum Foundation (per sapere di più vai al sito di Ethereum Foundation)  è l’organizzazione che ha come obiettivo la gestione di tutte le attività di sviluppo, di ricerca e di supporto della piattaforma Ethereum. Nel 2014 quando il team di sviluppatori composto da Vitalik Buterin insieme ad Anthony Di Iorio, Mihai Alisie e Charles Hoskinson Ethereum divenne realtà anche nella forma di impresa con la società svizzera Ethereum Switzerland GmbH. Fu poi la Fondazione non-profit Ethereum Foundation a prendere redini del progetto.
Ethereum è stata caratterizzata da una serie di prototipi e di azioni di sviluppo finanziati e gestiti da Ethereum Foundation sulla base del concetto e progetto di Proof of Concept sino al lancio del progetto Frontier network allo scopo di migliorare sicurezza e usabilità. Tra le varie iniziative va segnalato il progetto Olympic che aveva tra l’altro lo scopo di mettere alla prova  con uno “Stress Test” le performance e i limiti della rete Ethereum Blockchain. Con il progetto Olympic arriva poi il già citato Frontier network. Più recentemente Ethereum Foundation è impegnata nel progetto Homestead pensato per migliorare la componente transazionale, le logiche di Gas per la gestione del pricing e la sicurezza. Accanto a Homestead è attivo il progetto Metropolis finalizzato a semplificare l’utilizzo della Ethereum Virtual Machine e permettere agli sviluppatori di agire con maggiore flessibilità e velocità. Un altro progetto ancora, Serenity dovrebbe portare una serie di innovazioni nelle logiche di gestione dell’algoritmo che gestisce il consenso di Ethereum.

Chi è Ethereum Classic

Ethereum Classic è il frutto di una importante divisione nel nucleo originario di Ethereum a livello di Ethereum Foundation. In particolare Ethereum Classic (vai al sito ufficiale per avere maggiori informazioni) è costituito dai membri Ethereum che hanno deciso di dare vita a una “nuova” versione di Ethereum, di fatto non condividendo le linee di sviluppo di Ethereum Foundation. Ethereum Classic è gestita da una diverso team rispetto a Ethereum Foundation.

Ethereum Classic è un network che nelle intenzioni dei suoi promotori resta al 100% compatibile con la tecnologia Ethereum, ma con una serie di servizi pensati per aumentare la sicurezza e la usabilità. Ethereum Classic è basata sullo sviluppo di una blockchain non-hackerabile e ha sviluppato una strategia di emissione dei tokens in proporzione allo sviluppo della rete nel corso del tempo, allo scopo di limitare i rischi di deflazione della cryptovaluta.

 Ethereum ed Ethereum Classic: quali sono le differenze?

Ethereum rappresenta la versione “ufficiale” della Blockchain ed è gestita e aggiornata dagli sviluppatori che l’hanno ideata e realizzata, Ethereum Classic invece è una Blockchain che partendo da Ethereum si pone come una evoluzione o come una forma di “alternativa”. Il motivo che ha portato a questa divisione è legato a uno specifico evento di hackeraggio che ha colpito un progetto Ethereum (DAO) e che aveva indotto la comunità di Ethereum di cambiare il codice di Ethereum per rimediare alle conseguenze di questo attacco hacker. Questa decisione ha aperto una frattura sul concetto stesso di Blockchain, ovvero sui principi di fondo di questo paradigma. Da una parte ci stavano tutti coloro che sostenevano che le Blockchain vivono sul principio della community ed è la maggioranza della community che decide sulle possibili evoluzioni della Blockchain stessa. E sulla base di questa convinzione se la maggioranza della community è d’accordo la Blockchain può essere modificata. C’è poi una diversa scuola di pensiero che invece sostiene che la Blockchain non può essere modificata, deve essere saldamente protetta da qualsiasi forma di manomissione. Questa divisione ha posto gli sviluppatori davanti a un bivio e i cosidetti “puristi”, quando Ethereum ha creato una nuova Blockchain hanno scelto di continuare a operare sulla vecchia versione della Blockchain. In concreto con questo passaggio si sono venute a creare due Blockchain Ethereum ed in particolare Ethereum Classic opera oggi come una versione parallela della Blockchain.

NEM Foundation, NEM Blockchain, XEM

NEM Foundation è una organizzazione no-profit con sede a Singapore che raccoglie associati in tutto il mondo. La fondazione ha la missione di seguire, stimolare e supportare gli sviluppi della tecnologia Blockchain NEM e punta a incoraggiare lo sviluppo e la estensione di un ecosistema di utenti NEM sia a livello di sviluppatori, sia nell’ambito dei campi di utilizzo della Blockchain NEM nell’industria, nelle università e nelle pubbliche amministrazioni. (Leggi qui per approfondire la conoscenza di NEM e dei suoi ambiti applicativi)

New Economy Movement

Per molti operatori NEM, che è l’acronimo di New Economy Movement, è una importante criptovaluta e una serie di soluzioni per la gestione di servizi basati sulla Blockchain. Ma NEM non è solo una “moneta“, è un ecosistema, avviato nel 2015 che ha generato e alimenta anche una critpovaluta denominata XEM basata su un token. Nella realtà e nella quotidianità le due denominazioni si sono sovrapposte e NEM è correntemente utilizzato tanto per rappresentare il fenomeno quanto per la denominazione della criptovaluta. Per precisione i termini legati al mondo NEM sono dunque

  • NEM Foundation (la Fondazione del New Economy Movement)
  • NEM Blockchain (sulla quale si appoggiano servizi come Smart Asset)
  • XEM la crytpocurrency NEM

NEM non dunque è solo una criptovaluta, ma è un veicolo di informazioni transazionali che “pacchettizza” una serie di dati che vanno o possono andare ben oltre le informazioni legate al “payment“. Nello specifico NEM è una interpretazione della Blockchain che si basa sul processo della Proof of Importance POI, su un sistema di controllo della reputazione EigenTrust (leggi QUI per maggiori informazioni), su account multifirma e sulla messaggistica criptata.

XEM cryptourrency

Ma il tema “monetario” è solo uno dei temi alla base del New Economy Movement. NEM in effetti si propone anche con una vocazione e un impegno in ambito sociale tanto che i fondatori sottolineano la volontà di utilizzare la tecnologia e la Blockchain per cercare di dare risposte nuove ai temi della disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza.  E XEM come criptovaluta si pone proprio dare vita a una nuova forma di circolazione e condivisione del valore.

La “missione” di NEM può essere sintetizzata in tre grandi obiettivi:

  1. Creazione di un ambiente di scambio caratterizzato da pari opportunità
  2. Sviluppo di un contesto ispirato ai principi del decentramento nello spirito della Blockchain
  3. Creazione di ambiente in grado di favorire lo sviluppo di una maggiore libertà finanziaria

Per “spiegare” NEM è forse importante iniziare a spiegare la logica del Proof-of-Importance. Va infatti subito precisato che alla base della logica Blockchain sviluppata da NEM c’è una nuova forma di consenso o per meglio dire un nuovo Protocollo di Consenso che NEM ha definito come Proof-of-Importance.

La “Prova di Importanza” si attiva grazie a un processo analogo a quello seguito dal Proof-of-Stake, (leggi QUI per avere maggiori informazioni sul Proof-of-Stake), ma aggiunge una serie di variabili come il clustering di rete e soprattutto nuovi criteri di ranking.

Che cos’è il Proof-of-Importance

Per il Proof-of-Importance. è stato sviluppato un algoritmo che viene utilizzato nelle transazioni NEM e che permette di stabilire l’importanza di un determinato utente in base alla quantità di XEM presenti all’interno dell’account e in funzione del numero di transazioni che effettua con il suo portafoglio. L’importanza di una transazione di un utente NEM è determinata sia dalla quantità di currency sia dal numero e dalla qualità delle transazioni effettuate. Il POI utilizza un sistema di ranking denominato NCDawareRank che permette di misurare e monitorare tutti i segnali che determinano un consenso. Il POI opera in modo da valutare le transazioni NEM prevalentemente in base a criteri come volume e fiducia di ogni transazione.

 

Satoshi Nakamoto e la prima Blockchain

Dal momento in cui è apparsa la Blockchain ha subito sollevato una doppia reazione: da una parte coloro che leggevano questa intuizione in diretta relazione con il lavoro di Satoshi Nakamoto che nell’ottobre  2008 pubblicò un documento che proponeva il bitcoin come digital currency. Nakamoto diede seguito a questo documento con la release del primo software per bitcoin nel gennaio del 2009.

Accanto alla visione che porta ad associare la Blockchian alle cryptocurrency bitcoin c’è quella che invece invita ad alzare lo sguardo a tantissime altre applicazioni, senza porsi nessun tipo di limitazione. In entrambi i basi si può e si deve dire che la Blockchain non deve essere vista come una “soluzione tecnologica” bensì come un nuovo approccio, decentralizzato, al concetto di trust, di fiducia.

Una visione opposta se si vuole a quella che tradizionalmente contraddistingue la logica di verifica e di controllo in tantissime attività umane a partire da quelle finanziarie ed economiche, dove una “unità” centrale affidabile e certificata si occupa di verificare e autorizzare le operazioni o le transazioni. Con la Blockchain questa verifica e questa autorizzazione non è in un “centro” ma è appunto decentralizzata presso tutti coloro che entrano nella “catena” con il ruolo di “Blocchi” o Nodi. E’ un nuovo concetto di trust.

Ma chi è davvero Satoshi Nakamoto?

La blockchain pare essere stata ideata da Satoshi Nakamoto (pseudonimo dell’inventore della blockchain e del suo codice sorgente), e resa famosa dal suo protocollo più conosciuto, la moneta virtuale Bitcoin.

Satoshi Nakamoto rivela il proprio progetto e la propria visione nell’ottobre del 2008 con la pubblicazione di un white paper che parla e descrive la possibilità di sviluppare una digital currency indipendente da ogni ente o istituzione centrale nella forma di bitcoin. Il tutto con un percorso di sviluppo del codice che Nakamoto ha iniziato nel 2007.
Il white paper denominato Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System incontra subito un grande interesse, in particolare perché apre una prospettiva per gli scambi monetari e finanziari in forma decentralizzata. Al white paper segue nel gennaio 2009 il lancio del primo software bitcoin con la inaugurazione della digital currency nella forma della prima unità di bitcoin cryptocurrency in versione 0.1 sulla piattaforma di sviluppo Sourceforge

Con quel primo importante white paper Nakamoto punta l’attenzione sul core design del modello Blockchain che appare in grado o nella condizione di supportare un ampio numero di tipologie di transazioni. Il white paper è stato poi accompagnato dal rilascio di un website denominato bitcoin.org (qui la versione italiana Bitcoin.org/it ): e promuove un modello di sviluppo basato sulla collaborazione con altri sviluppatori.

 Articolo aggiornato da Mauro Bellini Sabato 14 Ottobre 

White Paper scelti per voi

Commenta per primo

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi