Stablecoin: cosa sono i cosiddetti “anti-bitcoin”

Gli stablecoin sono un particolare tipo di criptovaluta (cryptocurrency), cioè di valuta virtuale che si genera e scambia esclusivamente in modo digitale. Hanno un valore stabile perché vincolato a un mezzo di scambio stabile. [...]
Josephine Condemi

Giornalista

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Cosa sono gli stablecoin

Stablecoin significa, dall’inglese, “moneta stabile”. Gli stablecoin sono un particolare tipo di criptovaluta (in inglese, cryptocurrency), cioè di valuta virtuale che si genera e scambia esclusivamente in modo digitale.

Una criptovaluta è una moneta “nascosta” perché utilizzabile solo da chi ne conosce il codice informatico criptato di riferimento. Seguendo Consob distinguiamo le tre caratteristiche principali di una criptovaluta: il “protocollo”, il codice informatico che specifica le modalità di transazione; il “libro mastro” (distributed ledger o blockchain) che registra la storia delle transazioni avvenute; una rete decentralizzata di partecipanti che consultano e aggiornano il libro mastro secondo le regole del protocollo.

Ogni transazione registrata sul “libro mastro” (blockchain) si basa sulla crittografia asimmetrica e su una coppia di chiavi, pubblica e privata, legate da una funzione matematica che assicura la codifica/decodifica univoca del messaggio. In particolare, la chiave pubblica serve per criptarlo, quella privata per decifrarlo.

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Semplificando, ogni partecipante alla rete di blockchain ha le due chiavi: quella pubblica è “l’indirizzo” che serve a ricevere criptovalute, quella privata serve a inviarle e/o a finalizzare la ricezione. Per esempio: A vuole inviare a B una criptovaluta. La invia all’indirizzo (chiave pubblica) di B con la propria chiave privata. La transazione verrà quindi criptata usando la chiave pubblica di B. Ma B per decifrarla (e ricevere effettivamente la criptovaluta) dovrà usare la propria chiave privata, una specie di “firma” che autorizzerà la transazione. Per partecipare ad una rete di blockchain occorre aprire un wallet e ricevere le due chiavi, quella pubblica e quella privata. Le transazioni avvengono in modalità peer-to-peer, direttamente tra due dispositivi, in un’architettura di rete distribuita e decentralizzata.

 

La prima criptovaluta con il relativo sistema di pagamento, Bitcoin, è nata nel gennaio 2009: oggi, le criptovalute esistenti sono più di mille.

Vengono utilizzate più come investimenti che come valuta di pagamento perché sono estremamente volatili: dopo una transazione, le monete trasferite potrebbero valere di più di quando sono state inviate.

Gli stablecoin sono nati per risolvere questo problema: hanno un valore stabile perché vincolato a un mezzo di scambio stabile. Può essere una moneta fiat, come il dollaro statunitense, o materiali come l’oro. Proprio perché immuni alle variazioni di prezzo, gli stablecoin vengono anche chiamati “AntiBitcoin”.

Quali sono le principali caratteristiche degli stablecoin

La caratteristica principale di uno stablecoin è la stabilità, che deriva dall’essere ancorato a un altro mezzo di scambio considerato più attendibile, come un’altra valuta o una commodity.

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Gli stablecoin vengono definiti “pegged” dal “currency peg”, il tasso di cambio fisso (o ancorato) che le banche centrali usano per stabilizzare la valuta di un Paese,intervenendo nel caso in cui il valore della valuta in questione si discosti da quello attribuito alla moneta o alla commodity associata. In particolare, gli stablecoin vengono chiamati “fiat pegged token”, rappresentazioni digitali di una moneta fiat, nazionale o internazionale.

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L’ancoraggio può essere effettuato off-chain, al di fuori del circuito dello stablecoin, con l’intervento di autorità finanziarie terze regolamentate: un’opzione che ne consente una maggiore integrazione con le transazioni “tradizionali” rispetto alle criptovalute come il Bitcoin, totalmente decentralizzate. Viceversa, ne causa una maggiore “centralizzazione” nell’architettura.

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Uno stablecoin può essere ancorato a una valuta fiat, ovvero una moneta nazionale o internazionale come l’Euro o il Dollaro USA; a una commodity come l’oro; a un’altra criptovaluta. Il rapporto è generalmente 1:1 (1 token, rappresentazione digitale della valuta = 1 dollaro USA). A qualcuno ricorderà il sistema gold standard, in vigore fino agli anni ’70.

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Per emettere uno stablecoin ancorato a una valuta fiat, viene raccolto capitale nella valuta a cui ancorarlo e viene depositato in un’entità terza che certifica il sistema; vengono quindi emessi i token e distribuiti tramite exchange o vendita diretta. Un sistema centralizzato.

Anche per emettere stablecoin ancorati a commodities occorre raccogliere capitale per acquistare la commodity da depositare: ad ogni deposito viene emesso un certificato digitale che abilita lo smart contract a emettere i token. Lo smart contract è un particolare tipo di contratto che certifica la parità tra le riserve e i token emessi. Anche qui il sistema è centralizzato.

L’esempio più famoso di stablecoin basato su banca centrale algoritmica è stato Basis, fallito nel dicembre 2018. Il progetto prevedeva l’emissione di nuovi token o il loro riacquisto a seconda dell’andamento rispetto alla soglia di riferimento, con transazioni tutte crittografate e automatizzate.

Quali sono i principali stablecoin presenti sul mercato

Tra gli stablecoin ancorati a valuta fiat i più famosi sono Tether, TrueUSD e Paxos Standard, tutti ancorati al dollaro americano con rapporto 1:1.

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Tether, nato nel 2015, è lo stablecoin ad oggi più diffuso. L’autorità centrale di gestione è Tether Limited. Secondo quanto riportato da The Financial Times nel 2017, la società ha affermato che i proprietari dei tether non hanno alcun diritto contrattuale o garanzia che i tether saranno scambiati con dollari. Non è chiaro se la società sia in possesso di riserve corrispondenti ai token emessi perché non esistono autorità terze che ne abbiano fornito certificazione.

True USD, nato nel 2018, è il secondo stablecoin più negoziato al mondo. Utilizza un token erc20 che può essere conservato in qualsiasi wallet che lo supporti e utilizza degli smart contract che certificano, da parte di autorità terze, la parità tra riserve e token emessi.

Paxos Standard, nato nel 2018, è lo stablecoin sostenuto dal dipartimento dei servizi finanziari della borsa di New York. Non esistono attualmente wallet in grado di ospitarla in sicurezza.

Tra gli stablecoin ancorati a commodities, Digix Gold, ancorato all’oro. Un token equivale a un grammo d’oro, le cui riserve sono custodite alla Safe House di Singapore. Nato nel 2018, è un ERC-20 che può essere inserito in wallet. Il sistema gira sulla blockchain Ethereum e viene controllato periodicamente da autorità indipendenti.

 

Video: Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, risponde a domande su Stablecoin e criptovalute

Da Lybra a Diem: lo stablecoin di Facebook che dovrebbe arrivare a gennaio

A fine novembre The Financial Times ha rivelato che la criptovaluta di Facebook, Diem, è pronta per essere lanciata sul mercato a gennaio 2021.

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Nel giugno 2019, Facebook Inc ha annunciato il progetto Libra, la criptomoneta lanciata del primo social network al mondo, emessa e gestita dalla Libra Association, organizzazione indipendente e non-profit con sede a Ginevra, in Svizzera. Un progetto che ha attirato l’attenzione delle autorità di regolamentazione e delle banche centrali di tutto il mondo, che hanno espresso il timore di un possibile stravolgimento della stabilità finanziaria mondiale e dell’erosione della “sovranità monetaria” degli Stati.

Il progetto Libra prevedeva il lancio contestuale del wallet Calibra sul social network: il wallet ha cambiato nome e marchio, nel maggio 2020, in “Novi”. Il primo dicembre la Libra Association è diventata Diem Association, e ha pubblicato il nuovo libro bianco del progetto, nato, si legge, per “favorire l’inclusione finanziaria” nel mondo.

La nuova criptovaluta si chiamerà, appunto, Diem: il progetto prevede un paniere di stablecoin, ognuno ancorato a una valuta fiat nazionale o internazionale (Diem EUR, Diem GBP, Diem USD), ognuno coperto da riserve di denaro contante o titoli di Stato equivalenti, “definito in termini di pesi nominali fissi, come i diritti speciali di prelievo (DSP) mantenuti dal Fondo Monetario Internazionale” si legge nel white paper. Le transazioni, si legge, gireranno su una blockchain open-source.

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L’associazione di gestione dichiara di avere assorbito il feedback delle authorities e di continuare a sviluppare un quadro di conformità finanziaria nonché standard antiriciclaggio, di lotta al finanziamento al terrorismo e alle attività illecite. Il network Diem distingue tra i rivenditori designati, i fornitori di servizi di beni virtuali (VASP) registrati o autorizzati dal Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale, i VASP certificati dall’associazione Diem e tutti gli altri, soggetti a limiti di transazione e il cui accesso alla rete non sarà autorizzato in un primo momento.

L’associazione Diem, oltre Facebook, presente con Novi, comprende altri 26 membri tra cui Spotify, Shopify, Uber, Iliad. L’associazione sta cercando di ottenere l’approvazione dall’organo di vigilanza dei mercati svizzeri per l’avvio del progetto: secondo The Financial Times, a gennaio 2021 sarà emessa solo Diem Dollar, lo stablecoin ancorato al dollaro statunitense.

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