Moda e shopping, il futuro è targato Bitcoin e Blockchain - Blockchain 4innovation
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Moda e shopping, il futuro è targato Bitcoin e Blockchain

Antonello Salerno

Il mondo degli acquisti legati alla moda immagina il proprio futuro. Uno scenario in cui trovano posto anche la blockchain, che potrebbe tutelare i prodotti italiani dalla contraffazione, e le monete virtuali, che gli appassionati di shopping potrebbero essere sempre più disposti a utilizzare con il passare del tempo. Sono alcuni dei dati che emergono dal Lanieri fashion tech insight 2018, il sondaggio commissionato dalla società di e-commerce di abiti maschili su misura made in Italy all’istituto Piepoli, giunto alla sua terza edizione.  

Nello specifico, dalla ricerca emerge che un millennial su dieci userebbe i bitcoin per aumentare i propri acquisti fashion, anche se oggi le cryptomonete riguardano ancora una porzione marginale degli online shopper: il 79% degli italiani dichiara infatti di non possederle e di non esserne interessato. Guardando al futuro, però, secondo la rilevazione, Bitcoin & Co. potranno un giorno avere un impatto importante sulle abitudini di acquisto nel mercato del lusso e della moda di alto profilo.

Più in generale, poi, dallo studio emerge che la diffusione di metodi di mobile payment innovativi accrescerebbe in modo considerevole la propensione all’acquisto per metà del campione intervistato: in particolare, circa 1 italiano su 10 aumenterebbe i suoi  acquisti del 75% e 1 su 5 incrementerebbe lo shopping del 50% al verificarsi di questa condizione. Ancora una volta, spiega il report, a pesare è la fascia dei millennial: ben 1 su 3, ad esempio, aumenterebbe i propri acquisti del 50% se potesse utilizzare questi strumenti.

Passando poi al versante più generale della blockchain, questa tecnologia viene giudicata in modo positivo per la crescita del Made in Italy. “I microchip che utilizzano la blockchain possono dire al cliente con assoluta certezza se un capo di abbigliamento è autentico o un’imitazione – spiega Lanieri – se è stato rubato, dove è stato realizzato e la storia generale del prodotto. Tutte queste informazioni potranno essere accessibili dallo smartphone”. Un intervistato su cinque pensa così che la blockchain sarà utile per prevenire la contraffazione (18% del campione) e verificare la provenienza dei materiali (19%).

Al di là di Bitcoin e blockchain, in ogni caso, dal report commissionato da Lanieri emerge un panorama italiano estremamente aperto all’innovazione: Per sei intervistati su 10 infatti il futuro della moda converrà su realtà aumentata, assistenti virtuali e negozi senza commessi.Già oggi, secondo i risultati della ricerca, un italiano su cinque segue un approccio omnichannel nei propri acquisti di moda, e circa un millennial su tre aumenterebbe i propri acquisti del 50%, sia in negozio sia online, grazie a nuove tecnologie e metodi di pagamento innovativi. Tra le tecnologie innovative più apprezzati dagli italiani nel campo della moda figura la realtà aumentata, che registra il gradimento del 44% del campione, mentre un italiano su due ritiene che il riconoscimento facciale possa creare problemi rispetto alla privacy.

“Lo studio ha evidenziato come i consumatori si dimostrino sempre più attenti a una shopping experience innovativa, dove le tecnologie emergenti stanno passando da una dimensione di nicchia a fenomeni in grado di condizionare le dinamiche di acquisto di milioni di persone – afferma  Simone Maggi, Ceo di Lanieri – In Lanieri abbiamo puntato fin da subito su un approccio FashionTech applicato alla qualità del Made in Italy e, con scelte pionieristiche come l’apertura ai pagamenti in bitcoin, vogliamo dare un contributo all’evoluzione dell’intero settore. Si tratta di una rivoluzione agli inizi, ma che sta già dando ottimi risultati sia sul mercato domestico sia, in particolare, sull’export. Per questo, è fondamentale che ad abbracciarla siano tutti gli attori del sistema moda italiano”.

Giornalista dal 2000, dopo la laurea in Filologia italiana e il biennio 1998-2000 all’Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi quotidiani online nati in Italia, e a seguire da caposervizio in un’agenzia di stampa romana. Dopo 10 anni da ufficio stampa istituzionale sono tornato a scrivere, prima su CorCom, nel 2013, e poi anche per le altre testate del gruppo Digital360. Mi muovo su tutti i campi dell’economia digitale, con un occhio di riguardo per cybersecurity, copyright-pirateria online e industria 4.0.

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