Cos'è la tokenomics e quale ruolo possono svolgere gli stable coin per le imprese - Blockchain 4innovation
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Cos’è la tokenomics e quale ruolo possono svolgere gli stable coin per le imprese

Quali prospettive si aprono con i Coin Stabili basati sul valore del prodotto/servizio aziendale e quali opportunità per una economia dei token pronta a dare vita al “post ICO”. Nel confronto con Michele Ficara Manganelli affrontiamo il tema del superamento dell’Initial Coin Offering, lo sviluppo di progetti basati su utility token e sulle Security Token Offerings e l’analisi dei modelli di business di due esempi reali e concreti: ParkinGo e di Artid.

Mauro Bellini

Perché un fenomeno come quello dell’Initial Coin Offering (ICO) è passato rapidamente dalla fase dell’entusiasmo a quella dello scetticismo? Perché questo nuovo modello di finanziamento delle imprese, che unisce alcuni aspetti del venture capital con altri del crowdfunding, dopo una partenza decisamente brillante ha poi mostrato tanti limiti? Le ragioni sono tante e alcune sono legate alla virtuosa trasparenza della blockchain che permette di individuare i limiti delle innovazioni che la “sfruttano”, offrendo nello stesso tempo agli innovatori tante possibilità per  “correggersi” individuando nuove forme di innovazione e nuovi modelli da esplorare. Come sta accadendo con il fenomeno tokenomics.

Per capire cos’è e da dove arriva la tokenomics dobbiamo lasciarci la ICO alle spalle. Dobbiamo prendere il “buono” che l’Initial Coin Offering ci ha insegnato, e guardare a nuovi modelli partendo dal presupposto, non sempre ovvio, che la tokenizzazione dei valori aziendali non può e non deve essere solo uno strumento finanziario. Se ci si ferma alla sola leva del funding si perde grandissima parte del valore che la logica della blockchain può portare nelle imprese e si presta il fianco, come è spesso accaduto, al rischio di speculazione.

Michele Ficara Manganelli, Ceo di Novaretis SAgl, advisor negli ambiti blockchain e tokenomics

Il superamento delle ICO è però già in corso ed è già una realtà grazie (anche) allo STO ovvero Security Token Offering, vale a dire alle forme di investimento e di coinvolgimento sui risultati delle aziende supportati da asset tangibili costituiti da beni fisici in grado di garantire il valore del token. Ma più ancora che dello specifico degli STO il tema dell’innovazione va letto sul fenomeno della tokenomics nel suo complesso e di come la tokenizzazione di asset può portare nuove forme di valore per tante imprese consolidate in tanti settori. Un fenomeno che abbiamo voluto vedere con Michele Ficara Manganelli, Ceo di Novaretis SAgl di Lugano (vai al sito) nonché advisor ed esperto di innovazione nell’ambito blockchain e tokenomics in Italia ed in Svizzera.

Dall’ICO alla Tokenomics

“Le ICO sono oggi in profonda crisi – osserva – e nello stesso tempo si sono aperte nuove prospettive, rappresentate dagli sviluppi della tokenization. Stiamo parlando della capacità di integrare la tokenizzazione di asset di valore aziendale con l’economia. Si arriva al termine tokenomics, con cui si vuole rappresentare la possibilità di dare vita a progetti che permettono alle aziende la creazione di un nuovo valore di scambio rappresentato in token e basato sui propri stessi prodotti. Una prospettiva che apre nuove opportunità di business, in particolare per quelle aziende che possono mettere a valore brand e asset di prodotto.

Per Ficara la blockchain va vista come un business con due grandi declinazioni: da una parte la blockchain come tecnologia e dall’altra come paradigma per un ripensamento e ridisegno dell’economia. Nel primo caso ci si muove nell’ambito di uno sviluppo infrastrutturale e applicativo e si sfruttano le potenzialità della blockchain per settori come agrifood, health, government, manufacturing, pharma, banking e tanti altri. Nel caso della tokenomics parliamo invece di aziende che scelgono di valorizzare, in token, alcuni dei loro asset e creare una nuova forma di relazione e di ingaggio con i clienti.

Le ICO come sperimentazione per nuove forme di valorizzazione

“Le ICO sono state una prima avvisaglia – aggiunge Ficara – e una sorta anche di sperimentazione di come la blockchain potesse permette di creare una nuova piattaforma di scambio e di valorizzazione.  Nel caso della tokenomics si esce dal perimetro delle startup che “mettono sul mercato” dei security token e/o degli utility token, per parlare di aziende consolidate, con una forte presenza nel mondo fisico, con prodotti fisici e con fatturati realizzati e sviluppati su mercati tradizionali. Aziende del retail ad esempio con un numero molto importante di clienti, o ancora aziende di servizi o utility che possono trovare in questo modello la possibilità di valorizzare degli asset di prodotto e di relazione sui propri clienti”.

Il token può diventare un vero e proprio vettore di sviluppo per un’azienda e può essere interamente nelle mani dell’azienda stessa che lo emette e che lo mette a disposizione del mercato. Il valore del token, in questa prospettiva, è garantito dal valore e dal prodotto dell’azienda ed è in proporzione a questo stesso valore. Si potrebbe semplificare il modello affermando che più è grande l’azienda e più sono riconosciuti e diffusi i prodotti e più il proprio token ha possibilità di sviluppare e di distribuire valore tra i vari stakeholder.

Le regole della tokenomics

Il presupposto di base è che “l’azienda abbia la capacità di tenere fisso il valore del suo prodotto nel tempo” così facendo il valore unitario del proprio prodotto diventa “l’asset stable” di riferimento del token, che di fatto per il mercato diverrà una “stable coingarantita dal valore del prodotto dell’azienda. Se l’azienda vende prodotti a larga diffusione dal valore unitario stabile nel tempo, ad esempio servendo milioni di clienti, vuol dire che sarà ampiamente in grado di “garantire al mercato” una capacità di azione, certificando nel tempo un valore sicuro e certo del proprio prodotto. Questa stessa capacità di azione può essere valorizzata. Ovvero, può “riflettere e rappresentare” questo suo valore attraverso la emissione di una quantità di token che il mercato può acquistare con terza finalità:

  1. la prima è quella di utilizzare questi token come asset di valore da spendere nei servizi dell’azienda
  2. la seconda è quella di scambiare questi token con altre persone in cambio di beni e servizi sapendo che questi token sono coperti dalla capacità di azione e dai beni e servizi offerti dall’azienda
  3. la terza è quella di credere nel valore dell’azienda, nella sua capacità di azione e di considerare questo impegno come un investimento che può generare valore nel tempo.

In viaggio nel tempo: dal gettone al token

Ma come funziona questo modello? In un modo non tanto differente da un “token” che abbiamo conosciuto e usato un po’ di anni fa: il “vecchio” gettone telefonico. “Quel gettone – spiega Ficara – era la valorizzazione di un servizio: si acquistava per disporre di un servizio di comunicazione, per poter effettuare una telefonata. Se ne acquistavano magari tanti in previsione di tante chiamate e se ne compravano tanti anche sulla fiducia nei confronti del provider di servizi di telecomunicazioni che avrebbe poi erogato il servizio (una fiducia nella sua capacità di azione). La fiducia era tale che chiunque sapeva di poter utilizzare quel gettone. Inoltre, tutti sapevano che quel valore era saldamente ancorato a un prezzo fisso, stabilito dall’azienda e accettato dal mercato”. Prezzo, valore e quantità di gettoni emessi sul mercato erano tutti asset coperti dall’azienda e grazie a questa copertura le persone sapevano che potevano utilizzare il gettone come un asset di valore, ovvero come una moneta, adatta anche per pagare altri beni e servizi. I gettoni erano accettati in tanti punti vendita per l’acquisto di beni che non avevano nulla a che vedere con i servizi telefonici. Erano, in definitiva, un asset di valore.

“La stessa logica – spiega Ficara – può essere applicata a un’azienda che abbia prodotti o servizi consolidati sul mercato e una affidabilità che viene dalla storia e dalla fiducia che ha saputo conquistare sul mercato. Questa storia e questa fiducia può servire per coniare token che rappresentano il valore dell’azienda associato a un prodotto o a un servizio ben chiaro e identificato (a prescindere dalla blockchain) e che possono essere utilizzati dai clienti attuali e potenziali dell’azienda”.

Quali aziende sono pronte e come capirlo

“Le aziende che possono essere interessate sono numerose – osserva Ficara – e il modello ideale è rappresentato da quelle realtà che contano su un elevato numero di clienti e su un valore di fattura circolante altrettanto importante. Per capire se effettivamente un’azienda è pronta ad affrontare la tokenomics, si cerca di stabilire un range per dimensioni, prodotti, economie di scala e su queste dimensioni, si verifica se è sensato applicare questa prospettiva. L’azienda dovrà lavorare per incentivare la capacità di rappresentare con il token la sua capacità di azione (produzione e vendita di prodotti e servizi) e la sua capacità di tenere fisso il valore del suo prodotto”.

Vista sotto una diversa prospettiva si potrebbe trattare di una richiesta di “finanziamento” al mercato dove l’azienda offre come garanzia, ai tanti sottoscrittori, la propria capacità di produzione e di azione sul mercato.

Come funziona il modello

Il modello prevede il trasferimento del valore prodotto nel token (un token che è di fatto garantito dalla capacità di spenderlo nei prodotti dell’azienda e non da asset finanziari), si gestisce e garantisce la stabilità del valore e su questo valore si costruiscono attività sul modello delle loyalty. Il token può essere utilizzato per diverse attività: possono essere usati per finanziamenti, per attività di marketing, di comunicazione, per beneficienza o per altri scopi. Più si riesce a diffondere e favorire gli scambi più si contribuisce a far aumentare il valore del token nel tempo.

La domanda ancora una volta è: come? E per arrivarci occorre considerare che il token in definitiva può essere utilizzato come una moneta, con una doppia circolazione e una doppia azione:

  1. La prima azione riguarda la sua associazione diretta con il prodotto che vale anche come garanzia del fatto che l’utente che ne entra in possesso non perderà mai il proprio valore perché (in una delle ipotesi) potrà comprare il prodotto sottostante a un valore garantito. Prima assicurazione dunque: si riducono i rischi per l’utente/investitore
  2. Il secondo aspetto riguarda la dimensione finanziaria del modello che può generare valore in funzione della intensità degli scambi

Con una schematizzazione un po’ radicale si possono riepilogare le basi di questo modello in tre grandi punti

  1. Il token può essere usato per acquistare il servizio a un prezzo definito.
  2. L’investitore è anche e prima di tutto un cliente attuale o potenziale del prodotto o del servizio e può usare l’investimento per effettuare i suoi acquisti.
  3. Il cliente è anche investitore e può trarre un vantaggio finanziario se in ragione del numero di sottoscrittori e dell’intensità degli scambi il valore del token aumenta il suo valore.

A quali aziende si può applicare la tokenomics

“Il modello non è applicabile a tutte le aziende – ricorda Ficara – , ma solo a quelle che rispondono a precise caratteristiche, a partire dalle dimensioni e dalle caratteristiche dei clienti e del prodotto sottostante. Come già abbiamo visto, più il prodotto è consolidato, diffuso e riconosciuto e più il token sarà stabile, ovvero avrà le caratteristiche di uno Stable coin, che elimina o almeno riduce il rischio finanziario”.

E’ importante anche sottolineare che, fatta 100 l’emissione complessiva di token, se anche solo circolerà il 10% dei token emessi ad un valore certo, va da sé che anche il rimanente 90% (ancora in pancia all’azienda dopo l’emissione) avrà lo stesso valore certo e rappresenterà così la creazione di una importante riserva di valore che l’azienda potrà ulteriormente scambiare con prodotti o servizi di terzi. Si verifica così una importante creazione di massa monetaria virtuale, ma stabile, in quanto basata sul valore assoluto dei prodotti/servizi dell’azienda emittente.

Dai parcheggi alla certificazione delle opere d’arte: due esempi virtuosi di Stable coin

I token stabili o stable coin non sono solo teoria da sperimentare, ma sono già nella realtà. Ficara ci porta due esempi che possono aiutare a capire come funziona il modello, che tipi di vantaggi può portare alle aziende e che tipo di difficoltà e di rischi comporta. Un primo esempio arriva da ParkinGO, una realtà che ha deciso di garantire il valore del proprio token agganciandolo al valore del proprio servizio di parking, molto noto in Italia ed in Europa. I punti di riferimento per questa operazione risiedono nel fatto che il valore del token sarà sempre una quota parte, ben definita e fissa del valore del parcheggio. In questo modo si mettono in circolazione “Stable token backuppati dal parcheggio che hanno iniziato ad avere una loro circolazione. Quotati su Bitfinex, uno dei più importanti exchange di criptovalute al mondo, possono essere facilmente scambiati. Gli utenti del servizio possono decidere di acquistare un numero importante di token e di “scommettere” sulla capacità dell’azienda di far crescere il proprio valore, ad esempio aprendo nuovi parcheggi o fornendo nuovi servizi associati (e acquistabili con i token). Con questi acquisti hanno la certezza di utilizzarli nei parcheggi disponibili e attivi, ma hanno anche la possibilità di trarre vantaggio dal fatto che la capacità di azione della società sia in grado di aumentarne il valore.

L’altro esempio è ArtID una realtà svizzera che opera come un marketplace di opere d’arte basata su servizi digitali dove tramite il token si può comprare tutto il servizio di identificazione dell’opera, con la vendita, lo sdoganamento e la logistica. Il valore del token è garantito in questo caso con la formula del riacquisto. La stabilità del token è garantita dall’impegno della società a riacquistare qualunque token sempre allo stesso valore. Nello stesso tempo però coloro che decidono di investire possono godere di servizi della società che appunto possono essere erogati grazie ai token stessi e sono strettamente legati alle attività di ArtID. In questo caso si parla di attività come

  • La possibilità di ottenere la foto dell’opera nel Paese in cui è custodita e che si intende acquisire. Tramite soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, vengono messi a disposizione dati che certificano l’originalità e l’identità digitale
  • Servizi legati alle attività di logistica e di dogana, nel momento in cui viene effettuato l’acquisto
  • L’immagine dell’opera una volta che è arrivata a destinazione con analisi digitale e con la verifica che corrisponda effettivamente all’originale nell’ambito dei servizi di gestione del rischio
  • Servizi di pagamento e di certificazione del pagamento

Il token quindi permette di accedere a una serie di servizi a partire ovviamente dal fatto che il quadro sia veramente l’originale, che arrivi a destinazione e che sia esattamente e in tutte le sue componenti il quadro che si è acquistato. Tutto è correttamente integrato: l’acquisto, la gestione dell’id, la certificazione, la dogana, il trasporto. Anche in questo caso il valore del token è stabilmente agganciato al valore del servizio. Anche i token di Artid sono quotati e liberamente acquistabili su un exchange come LAToken tra i primi al mondo per volume di scambi.

Più token sono prodotti, più in futuro si potranno usare anche per altri servizi, sempre che l’azienda sia impegnata nel garantirne il valore con la propria capacità di azione e con i propri servizi. I token raccolti sono utilizzabili come asset per lo sviluppo. Per i sottoscrittori l’acquisto del token è anche un investimento sulla capacità dell’azienda di aumentare il proprio valore con azioni che possono portare a una estensione del mercato e a maggiori vendite di prodotti e servizi.

Dalla tokenizzazione del prodotto alla tokenizzazione del valore

A differenza del “coin offering” con questo modello non si arriva alla tokenizzazione di un prodotto, ma si trasforma in token il suo valore di mercato fisso e stabilito dall’azienda. Per questa ragione si tratta di un modello che funziona nel momento in cui è applicato a situazioni in cui si dispone di una “certezza” del business, in cui i prodotti o i servizi sono utilizzati da tanto tempo, da tante persone e con un valore che è fortemente riconosciuto o in generale sul mercato o all’interno di una specifica comunità (es. il mondo dell’arte). Così il gettone telefonico fotografava e rappresentava per tutti gli utenti il valore del servizio telefonico, così si potrebbe rappresentare e valorizzare un servizio ferroviario, un parcheggio, ma anche le attività di una squadra sportiva. La garanzia dell’investimento arriva dalla garanzia del business: l’investitore (cliente) acquista i token sapendo che li potrà spendere anche tra molti anni con un valore del token che è garantito dalla stabilità del valore dell’azienda e dei suoi prodotti.

Come si attiva un progetto di tokenomics

Ma quali sono i passaggi per realizzare un progetto di tokenomics? Come si concretizza un progetto con queste caratteristiche? Quali sono le azioni per un’azienda italiana che intende percorrere questa “strada” di sviluppo? Ficara schematizza alcuni passaggi chiave che partono dal presupposto che per questa prospettiva occorre muoversi nei paesi che hanno iniziato a regolamentare la “tokenomics” e nella fattispecie, in questo esempio si parlerà della vicina Svizzera.

  1. Il primo step è legato alla creazione di una società per azioni svizzera con un minimo di capitale di 100 mila franchi svizzeri
  2. Il secondo passaggio attiene alla definizione delle relazioni con l’agenzia delle contribuzioni svizzere sul tipo di business della società, sul modello di business e sul valore dell’operazione definendo un preciso ruling fiscale personalizzato
  3. Occorre fornire al mercato importantissime assicurazioni su come viene stabilito e garantito il valore del token e come viene legato al prodotto/servizio distribuito e collegato al token
  4. L’ultimo passaggio (in questa roadmap molto schematica) è nella collocazione sul mercato dei token mediante la quotazione su un exchange crypto come Latoken.

Ficara sottolinea che si tratta di una operazione che è praticabile anche in altri (pochi Paesi) tra cui Malta ed Estonia, mentre San Marino sta a sua volta attrezzandosi per questo, “ma si tratta di paesi che per varie ragioni non offrono le medesime garanzie di stabilità politica e fiscale unitamente alla affidabilità del sistema paese offerte dalla Confederazione Elvetica, in aggiunta alla estrema vicinanza con il territorio italiano”.

 

Immagine fornita da Shutterstock

 

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