Digital asset: cosa cambia con la blockchain e quali sono i nuovi ambiti applicativi

Con il report “Blockchain and the future of digital assets” lo European Union Blockchain Observatory & Forum affronta il mondo emergente dei blockchain-based digital assets, indagando il background, la promessa, le sfide e le questioni irrisolte nonché le reazioni dei responsabili politici e di altre autorità di fronte al loro aumento [...]
Mauro Bellini
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Cosa sono i digital asset e che ruolo svolge la blockchain

Blockchain and the future of Digital Assets, è un report tematico realizzato da The European Union Blockchain Observatory Forum. Il documento integrale è scaricabile integralmente QUI

Nel percorso evolutivo degli asset digitali l’avvento della blockchain rappresenta un passaggio fondamentale. Sia che si tratti di asset nativamente digitali, sia che si tratti della rappresentazione digitale di asset fisici, l’arrivo della blockchain ha permesso di cambiare completamente la prospettiva e le possibilità di sviluppo. Si può affermare che la blockchain permette a questi di asset di essere (o di tornare ad essere) associati a un chiaro concetto di valore. Anche per questa specifica ragione è stato coniato il termini di Internet of Value per rappresentare la capacità innovativa della blockchain, tema che è stato in più occasioni affrontato e analizzato dall’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano. Su questo tema suggeriamo anche la lettura dei servizi relativi ai convegni di presentazione delle ricerche dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger La sfida del 2020? Liberare tutto il potenziale della blockchainOsservatorio Blockchain 2019: progetti in crescita del 76%, Italia a quota 150.

Ma vediamo alcune delle ragioni che permettono alla blockchain di determinare o come abbiamo detto di restituire un valore agli asset digitali. Per tutti gli asset fisici il valore, in un contesto di mercato, è determinato dalla domanda e dall’offerta e dunque dalla quantità di beni disponibili in ragione della richiesta; un bene molto ricercato, ma scarso, acquisisce valore per la competizione che si instaura tra coloro che desiderano possederlo. Un bene, anche se molto ricercato, ma disponibile in grandi quantità, se non addirittura in quantità illimitate, non assume valore perché chi cerca di possederlo lo può ottenere facilmente. Nel mondo fisico siamo davanti al concetto di “scarsità dei beni” che per lungo tempo non ha fatto parte del mondo digitale. Gli esempi sono tanti e sono presenti in tanti settori dove la possibilità di duplicare a costi irrisori un bene digitale ha contribuito a deteriorarne il valore. Paradossalmente la trasformazione di un bene in digitale, in non pochi casi, ne ha compromesso il valore, almeno nella sua accezione originale secondo i canoni tradizionali del mondo fisico. Il tutto a prescindere dall’aggravante legata alla facilità con cui la duplicazione di beni digitali poteva essere oggetto di frodi.

Digital asset e il concetto di scarsità del mondo fisico

Il punto di ri-partenza per i digital asset può essere rappresentato dalla blockchain che è nella condizione di ricollocare questi beni in un ambiente in cui torna a valere (parola chiave: valere) il concetto di scarsità dei beni fisici. Anche in un contesto digitale. Un bene materiale è, nell’ambito delle attività economiche o in generale nel mondo fisico, un bene che si deve considerare rivale. E’ un bene che non può essere a disposizione di due soggetti, a meno di replicarlo, affrontando dei costi e rinunciando al fatto di possedere quello specifico “univoco” bene, ma accettando di possederne appunto una copia. Il bene fisico è univoco, il suo valore è determinato prima di tutto dalla sua univocità.

E’ stato questo il destino, sino all’arrivo della blockchain, di gran parte dei beni digitali. Al netto di eccezioni. Un bene digitale, ma è più corretto dire un bene immateriale, è riproducibile a costi molto bassi, spesso irrisori. Pensiamo all’informazione, può essere replicata, anzi viene replicata, con tale facilità e con costi così impercettibili che siamo arrivati a considerarla come un bene Non Rivale. L’informazione di cui disponiamo può essere messa a disposizione di un numero pressoché illimitato di attori.

Grazie alla blockchain anche un bene immateriale digitale si può configurare come un bene Rivale, come un bene in grado di garantire la propria univocità e unicità.

Il ruolo dei digital asset nell’economia e nelle Pubbliche Amministrazioni

Questa premessa ci serve per inquadrare il nuovo senso e la nuova prospettiva che possono ora svolgere i digital asset in tutti i contesti grazie alla blockchain. Pensiamo al mondo business, all’industria, ai sistemi di pagamento, ma anche alle relazioni sociali e al rapporto con le pubbliche amministrazioni. Ed è esattamente qui che arriva il lavoro e il contributo dell’European Union Blockchain Observatory & Forum con il report intitolato“Blockchain and the future of digital assets” un lavoro con cui l’Unione Europea concentra l’attenzione sulle opportunità e sui rischi che accompagnano questa importantissima evoluzione dei digital assets. 

Il fenomeno legato al rapporto tra digital asset e Blockchain è avviato da tempo e ha affrontato tematiche sia legate a beni fisici, come titoli e proprietà appunto fisiche, sia oggetti più immateriali, come diritti o forme di attestati di proprietà o di partecipazione a forme di proprietà che possono essere emessi, negoziati e custoditi su una Blockchain tramite il processo di tokenizzazione).  Il report parte dal presupposto che tutte le autorità dovrebbero essere interessate ad impegnarsi per garantire uno sviluppo delle risorse digitali in un contesto sicuro per i consumatori e motivante per gli attori che sono coinvolti nella realizzazione e nell’offerta di questi servizi. Il compito delle autorità è quello di affiancare e accompagnare lo sviluppo tecnologico con un quadro regolamentatorio che permetta agli attori innovativi di sperimentare e dimostrare il potenziale per l’economia e per i mercati di una innovazione basata sui digital assets. Il punto chiave è nella capacità di fornire certezza legale a questi attori, per la creazione di un vero e proprio ecosistema delle risorse digitali.  

Serve una tassonomia per i digital assets

Gli asset digitali possono riflettere gli asset fisici e possono rappresentare asset nativi e completamente nuovi. Per questo rappresentano qualcosa di completamente nuovo che ha acceso un ampio dibattito sulla loro classificazione e sul modo di trattarli legalmente. Uno dei temi chiave è che ancora non esiste una tassonomia vincolante chiaramente riconosciuta a livello globale, anche se un consenso generale si è consolidato su tre grandi categorie di attività digitali:

  1. Token con finalità di payment, di scambio o di valore
  2. Token di investimento
  3. Token di utilità

Accanto a questa suddivisione si è poi sviluppata una attività volta alla creazione di token ibridi, che indirizzano specifiche funzionalità

Vantaggi, rischi e necessità di chiarezza accompagnano lo sviluppo dei digital asset

Gli esempi dei vantaggi che arrivano grazie ai digital asset sono numerosissimi e permettono di indirizzare vantaggi molto concreti, solo per fare un esempio la possibilità di agganciare questi asset a smart contract permette di controllarli e di eseguirli all’avverarsi di determinate condizioni e può permettere di conformarli in modo automatico alle normative esistenti. Ma a parte l’incertezza legale che ancora accompagna la gestione dei digital assets ci sono una serie di tematiche sulle quali il mercato sente la necessità di maggiore chiarezza come i costi dell’innovazione tecnologica, le regole per l’onboarding degli utenti e degli investitori verso nuove piattaforme, e la necessità di affrontare lo scetticismo degli stakeholder tradizionali come le banche nel sostenere la crescita delle risorse digitali.

Le autorità pubbliche di tutto il mondo continuano a lavorare per affrontare il tema di una regolamentazione delle risorse digitali, cercando un equilibrio tra la volontà di sfruttare al meglio il loro potenziale innovativo e le necessarie attenzioni per garantire l’interesse degli operatori e dei consumatori oltre ai criteri di funzionamento delle infrastrutture accanto a logiche legate alla stabilità finanziaria.

Il valore associato ai digital asset si accompagna a temi particolarmente importanti collegate alla sicurezza come l’antiriciclaggio, come la gestione fiscale, come le modalità di gestione contabile dei token, come l’assicurazione dei diritti di proprietà.

La struttura e i temi del report Blockchain and the Future of digital assests

  1. The practical definition of digital assets
    1. The legal qualification of digital assets
    2. The legal qualification of digital assetsThe digital asset revolution
  2. The Digital Asset revolution
    1. The benefits of digital assets
    2. The main types of digital assets and their concrete application
  3. The limits and challenges that digital assets must overcome
    1. Legal uncertainty and regulatory arbitrage
    2. Hurdles for the adoption of digital assets
    3. The lack of support to develop digital assets
  4. Public authorities’ commitments towards digital assets
    1. State of play and achievements of public authorities
    2. Future efforts and expectations towards public authorities
  5. Conclusion and recommendations

Le prospettive per i digital assets e il precetto della neutralità tecnologica

Il report “Blockchain and the future of digital assets” intende favorire uno sviluppo armonizzato delle risorse digitali dove la focalizzazione sui digital asset assume un valore speciale e il report appare particolarmente importante anche proprio per evitare che nella percezione degli asset digitali prevalga la dimensione del rischio rispetto a quella delle opportunità. Per raggiungere questo risultato è necessaria una condivisione comune sui temi della qualificazione legale degli asset e sulla loro regolamentazione. In questo senso c’è anche un lavoro di armonizzazione che prende atto del fatto che “non si parte da zero“. Ci sono digital asset che sui quali sono già state fatte azioni di regolamentazione in diversi paesi, pensiamo ai security token per i quali sono state avviate anche forme di confronto sui temi del trattamento fiscale; occorre pensare anche al fenomeno degli Stablecoin e al tema della relazione e integrazione con forme di asset di valore tradizionale. Un discorso analogo vale per per i token di pagamento e per la regolamentazione che deve poter valutare il rapporto tra queste risorse e le piattaforme che ne hanno permesso lo sviluppo.

L’altro grande tema che arriva con questo report è nella riflessione su una governance del framework normativo che va definito in modo da non rappresentare un eccessivo onere per le imprese e per gli attori che operano nel settore. La scelta è quella di ricercare un equilibrio tra una blockchain che supporta le principali funzioni economiche svolte dagli attori tradizionali e le responsabilità di questi attori trasferite in ambito digitale. Un altro punto è poi rappresentato dalla necessità di creare forme di collaborazione di sinergia tra il mondo pubblico e le imprese private che stanno scegliendo di investire e di operare nell’ambito dei servizi legati agli asset digitali. Il lavoro dei “regolatori” dovrebbe essere ispirato da una collaborazione molto stretta con il mondo delle imprese per definire un percorso comune che consenta di evitare il doppio rischio di regole che frenano e limitano l’innovazione o il rischio di una innovazione che cambia sistematicamente lo scenario. E strettamente collegato a questo aspetto il report parla infine della necessità di osservare un principio di neutralità tecnologica, ovvero di evitare il rischio di un condizionamento che arriva dalle piattaforme. Il precetto che dovrebbe ispirare questo percorso dovrebbe essere quello di imporre che una stessa attività sia gestita sempre da uno stesso regolamento.

  Per consultare la versione integrale del report potete farlo direttamente qui.

 

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