La blockchain per il non-profit: Ico da record per AidCoin - Blockchain 4innovation
FacebookTwitterLinkedIn

La blockchain per il non-profit: Ico da record per AidCoin

Antonello Salerno

Le cryptovalute sbarcano anche nel mondo della beneficienza, dove possono assicurare il massimo della trasparenza per il non profit. Ad aprire la strada è AidCoin, la valuta virtuale ideata dai fondatori di CharityStars (la startup che mette all’asta per solidarietà oggetti dei Vip o incontri con i personaggi dello star system), Francesco Nazari Fusetti, Manuela Ravalli e Domenico Gravagno.

AidCoin ha da poco concluso la propria Initial coin offering (Ico) con un risultato da record, che è andato oltre le stesse aspettative dei promotori. La cryptovaluta della beneficienza Made in Italy ha infatti raccolto nel gito di soli 90 minuti più di 16 milioni  di dollari, aggiudicandosi il sostegno di oltre 1.500 “investitori” da tutto il mondo, e vendendo in  tutto 14.333 monete virtuali Ethereum. Questa somma va ad aggiungersi agli 8.333 Ethereum raccolti alla fine del 2017 nella fase di pre-sale, organizzata in collaborazione con Eidoo, la società che ha realizzato il “wallet” per gestire via mobile le monete virtuali.

Alla base della filosofia dell’Ico, procedura sempre più utilizzata dalle startup, c’è la volontà di finanziare le proprie iniziative grazie all’emissione di token, una sorta di investimenti in cryptovalute collegate al progetto imprenditoriale, che poi una volta terminata l’offerta possono essere scambiate in assoluta libertà sulle piattaforme autorizzate.

Il principio su cui si sono mossi i fondatori di AidCoin è la volontà di rendere completamente trasparenti e tracciabili le transazioni legate al mondo della solidarietà, per superare la diffidenza di tutti quegli utenti che spesso non effettuano donazioni perché temono che del loro gesto di solidarietà non sia poi utilizzato nel modo migliore o addirittura venga “dirottato” su fini diversi da quelli annunciati. All’interno di una piattaforma dedicata, “AidChain”,  chiunque abbia effettuato una donazione potrà infatti seguire il percorso delle monete virtuali e verificare che vengano volta per volta utilizzate per gli scopi annunciati.

“E’ stata una grandissima sfida e siamo orgogliosi del risultato raggiunto – affermava Nazari Fusetti a ridosso della conclusione dell’Ico – La richiesta era di gran lunga superiore alla domanda e abbiamo addirittura dovuto rifiutare 6 milioni di dollari da altri contributori che sono stati rimborsati. Crediamo che la tecnologia blockchain sia destinata a cambiare tantissimi settori della old economy e tra questi anche il settore del non-profit “.

Domenico Gravagno (AidCoin): i vantaggi delle criptovalute per la beneficenza

“Il 43% delle persone non ha fiducia nelle organizzazioni non profit – spiegano i fondatori di AidCoin – Usando un ledger distribuito per tracciare le transazioni, le cryptovalute per trasferire fondi e gli smart contract per garantire che le donazioni vengano utilizzate per il loro obiettivo, vogliamo rendere il settore non-profit più trasparente. AidCoin è un token ERC20 che mira a diventare la valuta standard del non profit per donare in modo trasparente. Offrirà, inoltre – proseguono  – l’accesso ai servizi proposti dalla piattaforma AIDChain, piattaforma che offre un ecosistema di servizi per connettere la comunità del mondo non profit e, allo stesso tempo, garantire la tracciabilità delle donazioni”.

Collegato a questo ecosistema c’è anche un servizio aggiuntivo, AidPay, un gateway di pagamento che, tramite un widget, permette alle organizzazioni non profit registrate su AIDChain di accettare donazioni nelle principali cryptovalute direttamente dal loro sito per poi convertirle in AidCoin, gestendo in modo semplice le donazioni in un unico wallet.

Giornalista dal 2000, dopo la laurea in Filologia italiana e il biennio 1998-2000 all’Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi quotidiani online nati in Italia, e a seguire da caposervizio in un’agenzia di stampa romana. Dopo 10 anni da ufficio stampa istituzionale sono tornato a scrivere, prima su CorCom, nel 2013, e poi anche per le altre testate del gruppo Digital360. Mi muovo su tutti i campi dell’economia digitale, con un occhio di riguardo per cybersecurity, copyright-pirateria online e industria 4.0.

FacebookTwitterLinkedIn

White Paper scelti per voi

FacebookTwitterLinkedIn