Istituzioni, aziende, provider: lo sviluppo della blockchain è una questione di competenze e normative

In occasione del convegno di presentazione della ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger una ricca serie di contributi, esperienze, opinioni [...]
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Conoscenze, esperienze e skill. La “merce” più importante nel mondo blockchain ruota intorno al tema delle competenze e per comprendere quali prospettive si aprono a questo settore non c’è nulla di più prezioso che un confronto con chi, magari con modalità e sensibilità diverse, ci sta mettendo la testa e le mani. Il convegno di presentazione della ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger (leggi il servizio La sfida del 2020? Liberare tutto il potenziale della blockchain) ha rappresentato anche l’occasione per guardare alla blockchain da diverse prospettive. Con questo articolo proviamo a costruire una rassegna dei messaggi chiave che sono arrivati da tante e diverse esperienze con il proposito di fornire alcune chiavi di lettura utili a leggere il presente e il futuro della blockchain.

Massimiliano Dragoni, Senior Policy Officer, EU Blockchain Observatory

I due grandi obiettivi per il futuro della Commissione Europea sono racchiusi nei progetti Green New Deal (con la prospettiva di raggiungere un obiettivo “zero emission”) e il piano per la Digitalizzazione in cui blockchain è chiamata a svolgere un ruolo centrale e strategico. Il messaggio forte è che l’Europa sta facendo la sua parte. L’EU Blockchain Observatory sta contribuendo alla strategia per la Blockchain attraverso diverse iniziative. Ci sono i temi dell’identità digitale decentralizzata e della Self sovereign identity, c’è poi il lavoro collegato all’iniziativa di INATBA, International Association for Trusted Blockchain Applications con la missione di sviluppare forme di collaborazione tra i diversi attori del mercato, per sostenere un dialogo importante con authorities e regolatori e contribuire a comporre il quadro normativo. Si stanno affrontando poi i temi che sono decisivi per lo sviluppo di economie basate sulla blockchain: come le evoluzioni legate alla tokenization, come l’uso degli smart contract, e non da ultimo, l’importante impegno per definire degli use cases a livello di infrastruttura per l’Europa.

 

Marco Monaco, Blockchain Competence Center Leader, PwC

Il trend in termini di livello di attenzione sui temi dell’identità è ormai globale. Se guardiamo al di fuori dall’Unione Europea abbiamo aziende come Microsoft o Facebook che parlano e lavorano sull’identità decentralizzata. PwC ha partecipato e contribuito alla nascita di questo trend. Nel 2016 abbiamo finanziato per due anni un’iniziativa di identità decentralizzata da cui sono derivate altre iniziative. Un focus molto importante è oggi da indirizzare sulle attività di standardizzazione, mentre il fattore chiave è senza dubbio quello dell’interoperabilità. Ci si deve porre l’obiettivo di arrivare a definire  standard in grado di permettere una interoperabilità by design, su questo principio si può poi garantire la scalabilità dei servizi.

C’è poi il tema della cooperazione applicativa: ovvero la necessità di creare sovrastrutture rispetto a sistemi complessi ed eterogenei per permetterne il dialogo. Nell’ecosistema blockchain questa problematica è molto importante. L’interoperabilità tra i diversi use case è by design e il “vero” problema si sposta sulla parte infrastrutturale. Diverse blockchain difficilmente dialogano tra loro. Nelle soluzioni verso l’interoperabilità ci si trova davanti a un bivio: o si introducono strati aggiuntivi o si richiedono interventi di terze parti. Questo è un punto chiave sul quale lavorare.

Giuseppe Perrone, Blockchain HUB Mediterranean Leader, EY

Siamo partiti più di 3 anni fa con l’obiettivo di realizzare casi al di fuori del mondo delle cryptocurrency. Abbiamo focalizzato l’attenzione sulla tracciabilità delle filiere, in particolare quella del vino ( leggi servizi su EY blockchain e agrifood) e per il mondo della Gdo. Siamo convinti che la blockchain del futuro sarà pubblica per tante ragioni: solidità, caratteristiche endogene, modalità di condivisione dei dati e delle infrastrutture. EY ha poi lanciato circa un anno fa il programma Nightfall, nella logica di un programma open source costituito da smart contract basati su una soluzione che rende possibile scambiare transazioni private su network pubblico. Abbiamo lavorato a un connubio nuovo di sicurezza e privacy dei dati e abbiamo affrontato il tema delle blockchain ibride. Sono nati progetti importanti come quello del fascicolo dell’automobile ACI che consente di unire l’ecosistema degli attori dell’automobile dando garanzia al venditore e all’acquirente che i dati di quel veicolo sono affidabili e immutabili grazie alla Blockchain.

Sempre rispetto ai temi della PA, oltre al fascicolo dell’automobile ci sono le esperienze con Inps e Inail che hanno lanciato un progetto pilota per la creazione di un codice identificativo unico europeo con l’obiettivo di creare un network permissioned privato per far fruire al cittadino servizi digitali aperti, con la gestione di pratiche tracciabili a qualsiasi livello e con la massima interoperabilità.

Francesco Cuscino, Chief Architect, Aubay

Il nostro approccio è orientato al pragmatismo. Ci interessa individuare i punti di forza e di debolezza delle diverse possibilità offerte dalla tecnologia, per trovare soluzioni concrete. Nel caso di un sistema centralizzato di identità i punti chiave sono nella frammentazione delle informazioni di identità, nei costi elevati per il mantenimento della sicurezza, nella difficoltà nel garantire l’autenticità dei “pezzi” di identità forniti da un utente nelle varie fasi.

Il modello Self sovereign identity SSI risolve una quantità di tematiche relative all’identità, alla tracciabilità dei dati, alla privacy. Per non parlare poi dei vantaggi che si possono ottenere in termini di costi infrastrutturali, della messa in sicurezza dei dati e della garanzia di autenticità sempre rispetto a quanto serve realmente all’utente. Uno dei punti chiave è poi nella normativa che deve sviluppare modelli per proporre soluzioni efficienti basate sugli standard.

Emiliano Vernini, Head of ICT Innovation Strategy, Poste Italiane

Poste italiane è sempre più una realtà di riferimento per le tante dimensioni legate ai temi della digitalizzazione del paese e guarda con sempre maggiore attenzione ai processi di innovazione legati all’identità digitale. Al di là delle opinioni sul modello, la Self sovereign identity SSI consente di mettere le informazioni nelle mani dei cittadini. Noi guardiamo a questa prospettiva anche in un’ottica di semplificazione dei servizi digitali. Occorre naturalmente lavorare e capire il quadro di riferimento nel quale si colloca questa innovazione, ad esempio come si concilia con Spid. E, al netto di mettere la lente su questo tipo specifico di innovazione in corso, guardiamo a questo modello con grande interesse.

 

Emilio Beluffi, Digital Solution Architect, NIUMA

Niuma guarda con grande attenzione alla blockchain, siamo una realtà che ha sviluppato una piattaforma proprietaria nell’ambito dell’e-procurement e la sta appunto indirizzando anche verso la Blockchain. Lavoriamo sulla formazione interna sulla tecnologia e abbiamo focalizzato l’attenzione su R&D Blockchain unitamente ad AI e IoT per una nuova release della piattaforma. Siamo interessati alle possibilità legate alla certificazione e ai vantaggi che si possono ottenere grazie all’immutabilità del dato. La normativa rappresenta ancora un freno e segna qualche incertezza. Riteniamo che nell’e-procurement, la blockchain possa portare valore in diverse fasi: nella trasparenza delle informazioni, nella gestione documentale, nell’efficientamento dei processi. Un altro ambito che riteniamo importante riguarda la tracciabilità dei prodotti, la prevenzione della contraffazione, la condivisione di informazioni logistiche tra fornitori.

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Alberto Nunzio Bonadonna, Senior Manager, Intelligent Engineering Services, Accenture

Osserviamo che la Blockchain delle aziende in Italia e all’estero è approcciata fondamentalmente allo stesso modo. Ci sono in particolare due fattori che ne influenzano l’approccio: il grado di maturità e la mission che viene affidata al progetto. Il grado di maturità dipende ovviamente dalla tecnologia, ma anche tanto dalla governance. Quasi tutte le aziende italiane hanno approcciato Blockchain dal punto di vista tecnologico e si può dire che le idee sono abbastanza chiare; all’estero vediamo una maggior attenzione sui temi della governance.

In sostanza l’Italia è in una buona posizione anche in relazione gli ambiti di adozione della Blockchain: il mondo della proprietà intellettuale, l’anti-contraffazione, la certificazione, la gestione documentale ecc. Le aziende hanno metabolizzato bene la tecnologia e conoscono le peculiarità distintive delle piattaforme. Quello che ci aspettiamo quest’anno è un maggior avanzamento sul piano della regolamentazione, della standardizzazione e nello stesso tempo di una maggior attenzione nello sviluppo di nuove piattaforme.

Luigi Porcari, IT Demand Manager, Innovation, Payments & Global Transaction Banking, Iccrea Banca

Come Banca Iccrea abbiamo individuato in particolare diversi driver in termini di approccio alla Blockchain. Il tema dell’apprendimento, che abbiamo affrontato anche con il coinvolgimento del mondo accademico; il tema della sperimentazione che è fortemente basata sulla realizzazione di prototipi e il tema della condivisione delle attività svolte e della valutazione e misurabilità delle ricadute, in termini di risultati raggiunti. C’è poi un tema di relazioni e di collaborazione con le authority, un aspetto che è fondamentale per individuare le linee guida e che consente un’evoluzione della normativa sottostante.

Francisco Spadafora, Head of Blockchain Service Line, NTT Data

C’è molta consapevolezza sul tema Blockchain e ci sono tante sperimentazioni. Su questo sono stati fatti importantissimi passi avanti. La vera sfida per le imprese e le organizzazioni è trovare il business case più appropriato e saperlo costruire in ottica di ecosistema. Serve un cambio di paradigma e certamente non è facile. In questo 2020 vediamo maggiore maturità anche dal punto di vista dei servizi. La voglia di sperimentare è importante, è alla base di questo sviluppo, tuttavia serve anche contare sulla concretezza di un modello di business chiaro. Questa è la fase che sta partendo ora. In Italia, sui progetti Blockchain privati siamo in ottima posizione sia nell’ambito europeo che in quello mondiale. Occorre poi aggiungere che sulle Blockchain pubbliche c’è un lavoro importante da attuare a livello di sviluppo della regolamentazione.

 

Simone Cortese, Product Manager, Fnality

Resilienza, efficienza nei processi operativi e riduzione del rischio di controparte. Si può partire da questi valori per inquadrare come la Blockchain è in grado di affrontare e risolvere nuovi problemi. La sfida è creare sistemi di pagamento che siano in grado di mettere in campo tutti i benefici della Blockchain e in questa prospettiva ci sta anche il lavoro per sperimentare logiche di tokenizzazione dei mercati finanziari. La Blockchain può permettere di ridurre l’esposizione verso gli intermediari permettendo di gestire diversamente i fattori di rischio.

 

Antonio Di Marzo, Head of Products, B3i

Blockchain Insurance Industry B3I nasce nel 2017 come consorzio per rispondere ad una serie di domande e per aiutare il mondo assicurativo a capire se questa tecnologia crea valore e come costruirlo. La missione è come abilitare un processo di trasformazione globale che porti il mercato assicurativo ad eliminare la frizione dei processi interni.

B3i è sostenuta da 20 società assicurative a livello globale e gode del sostegno economico dei più importanti gruppi a livello globale. La centralità è nel capitale umano: in B3i abbiamo la possibilità di accedere alle competenze dei nostri azionisti per capire i problemi dei professionisti del settore. Dobbiamo considerare che le compagnie assicurative acquistano capitale per garantirsi eventi catastrofici nelle polizze. Si parla di un mercato che vale 60 miliardi a livello globale, e gli azionisti B31 ne rappresentano circa il 50%. Abbiamo lavorato sulla conoscenza e creato una libreria di dati riutilizzabile dal mercato e dagli azionisti per velocizzare lo sviluppo di nuova conoscenza e per semplificare la realizzazione di applicazioni. L’obiettivo non è solo nel raggiungimento di nuove forme di efficienza, ma di nuove modalità di gestione del rischio con strumenti che possono aumentare la conoscenza facendo leva sulla standardizzazione, sull’interoperabilità e sulla possibilità di introdurre elementi di automazione nei processi.

Fabio Oberto, Data, AI & Analytics Manager, Assicurazioni Generali

Nel mondo assicurativo la sperimentazione e la progettualità Blockchain permette di acquisire diversi vantaggi, ma in particolare è fondamentale considerare i vantaggi legati alla interoperabilità e alle competenze. Per le nostre imprese la disponibilità di skill è un fattore chiave che incide sulla competitività. Stiamo lavorando anche con il consorzio B3I e con una comunità di oltre 100 persone che lavorano in diverse parti del mondo.

Marco Bellezza, Consigliere del Ministro dello Sviluppo Economico, MISE

In questi 18 mesi c’è stato un importante lavoro a livello europeo, l’adesione all’European Blockchain Partnership, diversi progetti tra cui quelli per la tracciabilità dei prodotti e per la tutela del Made in Italy con logiche che vanno oltre gli aspetti finanziari. Sono poi partiti investimenti per oltre 4 milioni di euro destinati a sei progetti che useranno la blockchain in combinazione con altre tecnologie innovative come il 5G e su tematiche come il Diritto d’autore che vedono anche il coinvolgimento di istituzioni e PA e progetti come quello con il Politecnico per creare a Milano un nodo della EBSI.

Giuseppe Bertone, Head of Blockchain & Distributed Ledger Technology Practice, AlmavivA

Sulla Blockchain si è lavorato sicuramente tanto e c’è stato il coinvolgimento di molti nuovi attori, nella tracciabilità ad esempio è essenziale il lavoro di soggetti e competenze che vanno al di là degli aspetti tecnologici. Il senso di questo nuovo lavoro è anche in un approccio che guarda alla creazione di nuove forme di integrazione tra reti ed ecosistemi di blockchain. Riteniamo che la strada sia segnata dal lavoro sulle blockchain permissionless. Ma ci sono temi che non si possono esaurire su queste piattaforme e per questo pensiamo a soluzioni ibride che permettano di contare sui vantaggi delle permissionless appoggiate a soluzioni che consentano di gestire specifiche esigenze.

Occorre saper dare risposte nuove e un esempio è rappresentato dalla capacità di andare oltre all’obiettivo di rendere legali gli smart contract, per  affrontare il tema su come rendere smart contratti già legalmente validi.

Stefano Celada, Responsabile Corporate Treasury, MSC Cruises

Le aziende hanno bisogno di capire che valore può arrivare dalla blockchain  non solo nelle forme “dirette” sulle quali si sta definendo una letteratura condivisa. Ci sono anche vantaggi che le aziende portano a casa sfruttando la blockchain in modalità “meno convenzionali”. La testimonianza di MSC Cruises  parla dell’applicazione della Blockchain al booking. La società sta vivendo un momento di crescita importante. La Blockchain può aiutare a gestire il processo di vendita e di cassa, in particolare si è ragionato sulla possibilità di usarla per le prenotazioni. L’idea e il progetto è quello di vendere il booking dematerializzandolo completamente, con la creazione di un asset e di un ecosistema che permetta di portare l’asset su un marketplace. In questo contesto, si può aprire la visibilità del portafoglio di booking alle banche e rappresentare quella autenticità sulle prospettive del business che si riflette ad esempio sulle prenotazioni acquisite. Le banche possono decidere di finanziare la società attraverso una logica di portafoglio perché la Blockchain permette di verificare appunto la validità e il valore delle prenotazioni. Possono trovare garanzie dirette nel fatto che crescono i passeggeri e che cresce il portafoglio che possono finanziare. Nascono così nuove forme di efficienza finanziaria, di risparmio, di gestione del portfolio e di riduzione dei fattori di rischio.

 

Paolo Gianturco, Senior Partner – Business Operations & FinTech Leader, Deloitte

L’orientamento verso la creazione di reti private pronte per essere connesse con reti pubbliche è un tema su cui vediamo una importante convergenza. Dal punto di vista del mondo banking e insurance c’ è un ampio lavoro a livello di consorzi e progetti che evidenziano la propensione allo sviluppo di percorsi collaborativi. Una ulteriore sfida per tutti sarà poi sui concetti e sulle modalità di gestione della “custodia” dei dati. È  un tema che dovrà essere affrontato con maggiore continuità unitamente a quello della sicurezza con lo sguardo all’analisi e allo studio di possibili rischi futuri..

Oggi c’è anche una maggiore convergenza di visione sul ruolo dei token e sulle criptocurrency. C’è una maggiore competenza diffusa, ma non possiamo certo parlare di una tecnologia di massa. Anche per questo possiamo pensare e immaginare la decentralizzazione della finanza come uno dei temi sui quali si svilupperanno nuove forme di innovazione in futuro. Ci sono peraltro le condizioni dal punto di vista delle prospettive tecnologiche, mentre mancano oggi un legal framework e una regolamentazione adeguati. Il mondo finance, le banche hanno competenze che già stanno sfruttando queste opportunità metre dal punto di vista del B2B ci sono tantissime altre strade che si stanno aprendo, come ad esempio, nel caso dell’industria, nella tokenizzazione dei macchinari.

 

Renato Grottola, Global Director Digital Assurance and Supply Chain, DNV GL

Se parliamo di tracciabilità di prodotto e di soluzioni che devono operare in un contesto di ecosistema, dobbiamo anche aggiungere che la Blockchain da sola non è sufficiente per creare i rapporti di fiducia che garantiscano l’autenticità di un prodotto. È certamente in grado di aumentare i livelli di garanzia che si possono offrire rispetto a quelli a cui siamo abituati, ma deve far parte di un quadro di strumenti più ampio e completo.

La Blockchain serve a portare un livello di trasparenza maggiore, serve per garantire che il dato non sia manipolato, modificato e permette di risalire a tutte le fasi e  passaggi. Sapere cosa sto mangiando consente al consumatore di prendere una scelta consapevole nel momento in cui effettua un acquisto, ovvero serve per avere a disposizione dati e informazioni attendibili e affidabili. Con la Blockchain è possibile poi dare a questa trasparenza un grado di autenticità maggiore. E in futuro questo sarà un fattore fondamentale e distintivo. Trasparenza, autenticità delle informazioni e affidabilità diventano sempre più fattori chiave per sopravvivere in un mercato dove il consumatore vuole sapere esattamente cosa c’è nel prodotto, da dove vengono gli ingredienti con cui è stato creato e che tipo di lavorazione è stata effettuata. Il dato è un valore e la competitività delle imprese si gioca anche sulla modalità di gestione e di protezione dei propri dati.

In questo scenario sta cambiando anche il modo in cui si organizzano ed eseguono le certificazioni e quali garanzie sono in grado di fornire. Partiamo dalla considerazione che oggi queste attività e queste procedure si basano sull’analisi di risultati di processi fatte a campione. Sempre di più in futuro saranno realizzate sulla base di analisi di dati raccolti da sorgenti native digitali. Si dispone dunque di maggiori quantità di dati, di una dinamica di aggiornamento degli stessi e di una maggiore granularità che permette di condurre i processi verso una maggiore precisione. Il secondo elemento è poi sul costo. Se non c’è fiducia tra chi compra e chi vende la transazione non ha luogo. La Blockchain consente di abbassare i costi per costruire e consolidare la fiducia tra le parti e rende possibile portare il valore della certificazione anche per transazioni che un tempo non potevano sostenere, per ragioni economiche, questo impegno. Un ulteriore aspetto chiave è rappresentato dal fatto che le certificazioni possono diventare “dinamiche”, ovvero che sarà possibile osservare e certificare le performance e le caratteristiche di un prodotto nel corso tempo anche dopo che è uscito dallo stabilimento e dal perimetro di azione dell’azienda produttrice.

 

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