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Blockchain and Crypto values Conference: verso l’ascesa della business blockchain

Marco Ottolini

Uno degli argomenti più dibattuti dell’ultimo periodo, vista l’estrema volatilità dei Bitcoin e delle altre Crypto valute, è certamente la valenza degli stable coin, ovvero quelle crypto valute che mantengono un tasso di cambio fisso con una certa moneta fiat. Inizialmente guardate con sospetto, perché ritenuti strumenti molto simili alla pura e semplice stampa di denaro contante, stanno invece riscuotendo sempre maggiore attenzione.

Ne ha parlato estesamente William Mougayar, autore di The Business Blockchain, nel corso del suo intervento alla Blockchain and Crypto values Conference, organizzata da Codemotion e tenutasi recentemente a Milano. Il suo punto di vista, ma condiviso anche da altri relatori, è che si stia esaurendo la fase in cui la blockchain, primariamente intesa come strumento alla base di Bitcoin, sia sinonimo di investimenti speculativi e si apra invece quella in cui la blockchain possa essere usata attivamente per cambiare radicalmente i processi di business.

Nuovi processi che, secondo Audrey Chaing, impatteranno quasi tutte le aree di business e che sono già messi alla prova da diverse startup, in molti casi auto-finanziate tramite ICO. Sembra ripetersi il flesso tecnologico che è stato alla base di Internet attorno all’anno 2000 e che ha consentito a nuove aziende, una fra tutte Amazon, di guadagnare quote di mercato significative sfruttando nuove tecnologie mentre gli altri, inizialmente scettici sulle potenzialità, stavano in posizione attendista. Facile ipotizzare servizi finanziari per consumatori e aziende, ma secondo Audrey ben presto si potrebbero affermare soluzioni vincenti nel campo governativo, del marketing, per loyalty e pubblicità digitale, e del controllo dell’identità.

Dare stabilità ai token

Uno stable coin è considerato un requisito fondamentale per annullare il rischio di cambio nel momento in cui si trasferiscono beni o servizi a fronte di una transazione su blockchain. E il motivo è semplice: chi vende non vuole correre il rischio che il giorno dopo il valore dei token che ha ricevuto sia diminuito a causa di qualche spinta speculativa.

Non è un caso che Circle, la startup Fintech di Jeremy Allaire che ha da sempre sposato la blockchain, abbia annunciato subito a valle dell’ultimo finanziamento ricevuto da Bitmain, uno dei principali miner al mondo, l’intenzione di creare un nuovo token che sia ancorato al dollaro americano. L’obiettivo, esplicitamente dichiarato, è di creare una alternativa “regulatory compliant” rispetto a Tether , che è stato il precursore degli stable coin, ma attorno al quale sono sorte molte polemiche per alcuni aspetti “spregiudicati” che sono al vaglio delle autorità di controllo americane.

Perché il business abbracci la blockchain occorre che chi ne promuove l’impiego sia molto più limpido e regolamentato di adesso, altrimenti non si può che dar ragione a Giacomo Zucco, CEO di Blockchain Lab, che in maniera un po’ tranchant ritiene che la quasi totalità delle ICO siano scam, ovvero truffe belle e buone.

Nel corso della conferenza ci sono state anche sessioni più tecniche, ma forse questo è stato il limite maggiore: mischiare business, investimenti e sviluppo software in un giorno solo è forse troppo. Speriamo che la prossima conferenza possa essere divisa per temi specifici e visto il successo di pubblico che ha rappresentato questa, è assai probabile che ci siano i numeri per poterla avere su due giorni pieni con maggiori contenuti.

 

Immagine fornita da Shutterstock

 

Direttore responsabile delle testate “verticali” di Digital360: Blockchain4Innovation, PagamentiDigitali, Internet4Things, BigData4Innovation e Agrifood.Tech si occupa di innovazione digitale applicata alla realtà delle imprese, delle pubbliche amministrazioni e del sociale

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