Con la blockchain, supply chain sempre più collaborative

Agendo sulle leve di trasparenza, automazione, disintermediazione e immutabilità questa tecnologia può migliorare contemporaneamente efficienza, velocità e flessibilità, creando valore condiviso per tutti gli attori della catena di fornitura, abbattendo i costi fino al 50% [...]
Francesco Leoni

Associate Partner Porsche Consulting

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Negli ultimi anni la blockchain è cresciuta con la promessa di diventare una “macchina della fiducia“. In ambito finanziario, ad esempio, questo ha consentito di eseguire transazioni finanziarie senza bisogno di una banca. Questa innovazione tecnologica può peraltro favorire la fiducia e la trasparenza in molti altri settori. In ambito industriale, ad esempio, potrà avere applicazioni interessanti negli ecosistemi di produzione e in particolare nel migliorare le performance delle catene di approvvigionamento (supply chain), offrendo l’opportunità di incrementare velocità e qualità con potenziali di risparmio costi che vanno dal 12% al 50%.

Gestire efficientemente le supply chain con la blockchain

Una gestione efficace della catena di approvvigionamento significa fornire il prodotto giusto, con il giusto livello di qualità, in un determinato momento e luogo. I consumatori richiedono sempre più prodotti altamente personalizzati, quindi la più grande sfida per le aziende è coniugare flessibilità ed efficienza. Oggi le catene di fornitura hanno un footprint globale, con diversi fornitori di materie prime, fasi di lavorazione distribuite, molti produttori e svariati fornitori di servizi logistici. Per questo, se i processi e gli strumenti non si correlano correttamente, la maggiore complessità si traduce in costi più elevati. Basti pensare che un’unica spedizione di merci dall’Africa orientale all’Europa può richiedere oltre 200 singole interazioni con più di 30 stakeholder.

I diversi strumenti solitamente utilizzati per affrontare queste sfide non affrontano la radice profonda della complessità: la fiducia e la trasparenza che si possono ottenere solo condividendo dati rilevanti, idealmente in tempo reale. Oggi molte soluzioni memorizzano le informazioni necessarie in modo frammentario lungo il processo di creazione di valore in silos di dati individuali. Inoltre, ci potrebbero essere conflitti di interesse nella condivisione dei dati tra i partner di processo. La fiducia e l’accessibilità delle informazioni sono fondamentali per tutti gli attori coinvolti nella catena di approvvigionamento. La blockchain può rappresentare un nuovo strumento in grado di creare fiducia e trasparenza liberando il massimo potenziale di miglioramento nella gestione delle catene del valore.

Sono due i recenti sviluppi che rendono la tecnologia blockchain di grande interesse per la gestione della catena di approvvigionamento: la “blockchain 2.0”, che introduce l’automazione delle transazioni, e la “blockchain 4.0”, che consente la rappresentazione virtuale di oggetti fisici.

Ethereum e gli smart contract

Nel 2015 il protocollo blockchain Ethereum ha introdotto i contratti intelligenti: frammenti di codice che consentono di eseguire operazioni logiche e automatizzare il processo. Il termine “contratto intelligente” (o smart contract) può essere fuorviante, perché non è un contratto legale. Questo protocollo, tuttavia, potrebbe essere utilizzato per automatizzare obblighi legali, come cambiare il proprietario di un bene una volta che il pagamento è stato eseguito.

Inoltre, blockchain è la tecnologia predestinata ad applicazioni in grado di connettere il digitale con il fisico. Questo è un aspetto cruciale nella implementazione dell’Industria 4.0. Informazioni fisiche vengono trasmesse automaticamente per abilitare una transizione senza soluzione di continuità tra i due mondi. I prossimi anni vedranno lo sviluppo di molte funzionalità blockchain relative allo scambio di dati end-to-end, in modo dettagliato e automatizzato.

Blockchain private e Consorzio Blockchain

La aperta divulgazione di informazioni sul modello delle criptovalute tipicamente non è desiderabile in ambito industriale. Per risolvere questo punto esistono due possibili opzioni: la blockchain privata e il consorzio Blockchain. Le aziende possono creare le proprie Blockchain private, determinando chi è autorizzato a partecipare e quali diritti ha ciascun partecipante. Questo consente, ad esempio, di far sì che gli utenti possano solo scrivere una nuova informazione, mentre la validazione e la visibilità delle informazioni sono riservate all’azienda stessa.

In alternativa, un consorzio blockchain consente la centralizzazione e il controllo da parte di un singolo azienda, sotto forma di un compromesso. La partecipazione è infatti consentita solo su invito. Una volta invitati, tuttavia, l’interazione avviene su base peer-to-peer in modo completamente trasparente. Questo tipo di blockchain è adatto ad un processo di negoziazione e cooperazione tra tutti i partecipanti. Blockchain funge quindi come spina dorsale delle informazioni, memorizzando “impronte digitali transazionali” e chiavi di accesso private come token da utilizzare nelle funzioni aggiuntive dell’ecosistema.

La value proposition dell’utilizzo della blockchain nelle catene del valore si fonda su trasparenza e automazione. Trasparenza poiché le informazioni sono visibili a tutti i partecipanti in qualsiasi momento, rendendo le supply chain supportate da blockchain altamente reattive. Automazione, poiché i contratti intelligenti sono importanti per l’automazione dei processi manuali lungo la catena di approvvigionamento. Inoltre, le informazioni salvate su una blockchain non possono essere alterate o corrotte retroattivamente, la tracciabilità delle stesse a ritroso riduce tempi e costi e la disintermediazione e semplifica e rende più efficiente il processo.

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Porsche Consulting ha identificato 18 possibili casi d’uso concreti della blockchain nella gestione della catena di approvvigionamento. Per mostrare concretamente i potenziali benefici di blockchain, descriviamo ad alto livello quattro casi d’uso: l’audit dei fornitori, la gestione delle scorte, la gestione dei documenti di trasporto e la tracciabilità dei richiami al fine della gestione delle garanzie.

Quattro casi d’uso della blockchain nella supply chain

Lungo le catene di fornitura automobilistica, ad esempio, la certificazione IATF 16949 è uno standard del settore. Molti produttori di apparecchiature originali (OEM) richiedono anche certificati individuali e ogni certificato implica che i fornitori devono sottoporsi a costose e approfondite verifiche.

L‘auditing basato su blockchain offre la possibilità di condividere certificati tra le aziende e in tutti i settori, consentendo quindi di ridurre la necessità di audit e i relativi costi. I costi di audit fanno parte del budget di approvvigionamento e rappresentano il 2% dei costi logistici totali. L’auditing basato su blockchain porterebbe un potenziale risparmio del 50% su tutti i costi relativi all’audit.

Applicare la tecnologia blockchain alla gestione dei magazzini, invece, riduce i costi di mantenimento e abbassa al minimo le scorte. Fornitori e OEM condividono già alcune informazioni sui livelli delle scorte e sulla pianificazione della domanda futura. Questo è noto come pianificazione e previsione collaborativa. L’utilizzo della tecnologia blockchain aiuterebbe ad aumentare la quantità di informazioni condivise e la velocità di riassortimento, senza rivelare livelli di inventario effettivi a partner e concorrenti. I costi di mantenimento delle scorte rappresentano una quota significativa dei costi logistici totali, fino al 25%. Una migliore gestione dell’inventario basata su informazioni trasparenti e collaborative per la pianificazione e la previsione possono ridurre questi costi dal 10 al 18 percento.

I trasporti sono il costo principale di qualsiasi supply chain e sono pari a oltre la metà dei costi logistici totali. Attività eseguite manualmente, come la generazione e la gestione dei documenti, potrebbero essere sostituite dall’accesso diretto alle informazioni concesso in funzione dello stato di proprietà attuale dei beni trasferiti e garantiti dal possesso di item-linked token. I contratti intelligenti consentirebbero l’aggiornamento automatico dei documenti e lo scambio continuo con istituzioni governative e altre terze parti. Eliminando la necessità di stampa, la gestione e il controllo manuale dei documenti si ridurrebbero i costi di trasporto fino al 12%.

Un ulteriore caso di utilizzo potrebbe essere legato al richiamo dei prodotti per componenti difettose: le informazioni memorizzate sulla blockchain verrebbero utilizzate per risalire alla causa. Ciò renderebbe possibile identificare i fornitori che potrebbero non avere soddisfatto gli standard di qualità. Soprattutto, il produttore avrebbe la possibilità di identificare con precisione tutti i prodotti sul mercato contenenti componenti difettosi. L’utilizzo della blockchain abbasserebbe i costi di richiamo del 25%-​​35%.

Conclusioni

In conclusione, grazie alla blockchain le catene del valore saranno sempre più collaborative e più efficienti le supply chain. Agendo sulle leve di trasparenza, automazione, disintermediazione e immutabilità questa tecnologia può migliorare contemporaneamente efficienza, velocità e flessibilità, creando valore condiviso per tutti gli attori della catena di fornitura.

 

 

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