Insurtech e blockchain: il fascino delle cryptovalute seduce i Lloyds di Londra

Anche un colosso assicurativo, con oltre 330 anni di storia alle spalle, ha deciso di affrontare il potenziale delle crypto currencies con una strategia per il mondo blockchain [...]
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Il primo concreto passo verso un cambiamento sostanziale di paradigma, i Lloyd’s di Londra lo hanno compiuto nel 2018 con l’avvio del Lloyd’s-Lab, allo scopo di sviluppare prodotti, piattaforme, processi per trasformarsi nella più grande piattaforma assicurativa client-focused e continuare a gestire un mercato sempre più permeato dalla tecnologia.

Percepito forte e chiaro, a livello globale, il costante aumento del flusso delle transazioni in criptovaluta da un lato e il progressivo bisogno di tutela rispetto a volatilità e pericolo di frodi dall’altro, la corporation britannica si sta progressivamente rivelando il contesto naturale per l’innovazione assicurativa facendo forza sulla straordinaria capacità dei sindacati di collaborare per la creazione di nuove formule di protezione.

I Lloyd’s hanno cominciato ad avvicinarsi ai sistemi a registro distribuito lavorando con start up come BellMead Tech, che ha fornito una piattaforma di supporto sinistri  basata su blockchain e altre tecnologie per velocizzare il processo per l’utente e ottimizzare la gestione interna dei reclami.

Questo primo step ha visto il raggiungimento di due obbiettivi: maggior contenimento dei costi nell’elaborazione delle denunce dei sinistri (di norma molto elevati), e miglior trattamento dell’enorme quantità di dati raccolta, capitale messo a frutto in passato con scarsa progettualità dagli operatori del settore.

L’accordo con Kingdom Trust

Un secondo momento decisivo è stato l’accordo raggiunto circa un anno e mezzo fa con Kingdom Trust, importante depositario qualificato di oltre 30 diverse criptovalute che detiene asset digitali per un valore di 12 miliardi di dollari in Bitcoin, Ethereum, Litecoin, Ripple, ZCash, ecc.

La copertura dedicata a questo player protegge i patrimoni digitali degli investitori da furti, distruzioni e smarrimenti ed è per gli operatori un nuovo motivo di fiducia verso questo tipo di mercati finanziari volatili e non ancora compiutamente regolamentati, dove anche le grandi banche hanno difficoltà ad intervenire perché troppo lente nell’adattare processi e modelli operativi rispetto alla velocità di sviluppo della tecnologia in questione.

Che i Llyods offrano protezione agli asset di Kingdom Trust è un segno della crescita del business delle criptovalute e della convinzione che il rischio dovuto alla sua volatilità possa essere semplicemente compensato dal potenziale di enormi guadagni finanziari.

Per gli investitori, infatti, il coinvolgimento di un’istituzione tradizionale e così autorevole è un fattore di svolta, in quanto segnala un maggior affidamento nella valuta digitale e, in un certo senso, annuncia il nulla osta per un futuro progressivo abbandono delle valute ufficiali.

Tuttavia, l’industria delle cripto valute ha visto, anche recentemente, miliardi di dollari persi a fronte di attacchi hackers di scambio, affari corrotti, frodi e persino di semplici errori tecnici e per questo rimane una dimensione difficile da assicurare nel suo complesso, anche tenendo conto dei continui traguardi raggiunti dal punto di vista tecnologico-informatico che abilitano intrusioni malevole sempre più sofisticate e pericolose  (1.670 attacchi informatici nel 2019, quindi +7,6% rispetto al 2018 e il +91.2% sul 2014, fonte Rapporto Clusit 2020).

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Ciononostante, l’ingresso dell’assicurazione in questo tipo di business è stato un fattore chiave per portare gli investitori istituzionali ad interessarsi al mercato finanziario decentralizzato, percepito fino ad ora forse come trend passeggero, troppo rivoluzionario per essere declinato al futuro.

La nuova polizza: Atrium con Coincover

Un terzo e decisivo passo verso la finanza decentralizzata i Lloyd’s lo hanno compiuto qualche giorno fa, appoggiando una nuova politica di protezione della criptovaluta, contenuta in wallet, dal furto di hackers.

Il sindacato assicurativo Lloyd’s Atrium e Coincover hanno infatti annunciato l’emissione sul mercato di una polizza di nuova generazione con un limite dinamico che aumenta o diminuisce in linea con le variazioni di prezzo delle criptovalute protette.

La copertura, con limiti a partire da £ 1.000 (€ 1.156 circa), è stata pensata, appunto, per tutelare investitori e trader da perdite derivanti dalle frodi on line e garantisce un indennizzo certo in base alla all’andamento del valore del patrimonio sottostante.

La notizia rivela uno nuovo sforzo da parte dei Lloyd’s, tramite Atrium, di spostarsi ulteriormente verso l’assicurazione degli asset digitali dopo aver iniziato ad offrire protezione al custode qualificato di importanti cripto-patrimoni, Kingdom Trust, circa due anni fa.

La polizza in questione è supportata da un panel di sottoscrittori di Lloyd, tra cui TMK e Markel, membri del Product Innovation Facility (PIF, gruppo di sottoscrittori con una capacità di investimento di oltre 150 milioni di sterline), e testimonia un’accelerazione verso lo sviluppo di prodotti assicurativi per polizze di rischio complesse e non standard, in linea con i bisogni di una società in profondo mutamento e super digitalizzata.

Investitori e trader più protetti

Fondata nel 2018 in UK, Coincover dunque offre da qualche giorno sul suo sito la possibilità di comprare, vendere, accumulare e scambiare cripovaluta, con una polizza assicurativa appositamente dedicata alle attività relative ai portafogli digitali, che copre l’investitore da attacchi di terze parti o da furto di chiavi private.

Ma come funziona la gestione di un cripto-claim ?

Il cliente è tenuto ad informare la compagnia, partendo dall’accaduto e fornendo i dettagli dell’occorso (ad es. PC hackerato, telefono rubato, ecc.) e a compilare una denuncia alle autorità competenti. Coincover indagherà quindi sulle circostanze del reclamo, impegnandosi a pagare entro 48 ore, se il reclamo viene approvato. La polizza non copre le criptovalute “volontariamente” inviate all’indirizzo sbagliato, cioè il miss-adressing.

Mentre i mercati delle cryptocurrencies con l’inizio del nuovo decennio 2020 si stanno scaldando di nuovo, molti cripto-curiosi, in passato perplessi forse anche per la mancanza di adeguate protezioni, a fronte di queste soluzioni innovative, dovrebbero avvicinarsi con maggiore slancio a questo nuovo mercato e testarne tutte le potenzialità del caso.

Se così accadrà i Lloyds di Londra avranno guadagnato un vantaggio competitivo determinante, essendosi lanciati per primi in un settore che, sebbene ancora inesplorato e non privo di insidie, potrebbe dare avvio ad una nuova industry super redditizia quella dell’assicurazione dei portafogli in cripovalute e delle loro piattaforme di scambio.

Perché l’arte di saper correre rischi, come i Lloyd’s insegnano dalla fine del 1600, è parte integrante del business.

 

 

* L’avvocato Rita Eva Cresci, del Foro di Milano, ha operato per circa 20 anni in ambito bancario e assicurativo. 

Con l’avvento della digital transformation nel mondo delle libere professioni studia e si occupa dell’impatto dello sviluppo tecnologico sul mercato dei servizi legali, seguendo parallelamente il cambiamento dei modelli organizzativi dell’Industria 4.0  (es. insurtech, fintech, proptech).

E’ formatrice nell’ambito delle discipline strumentali alla professione, con particolare riguardo alla comunicazione e marketing legale e all’implementazione di sistemi di informazione e gestione dei dati.  Promuove con grande passione l’impiego, in ambito legale, di Intelligenza Artificiale, Machine Learning,  soluzioni Blockchain, organizzando eventi in ambito  istituzionale (università e ordini professionali) e partecipando a tutte le più importanti occasioni di confronto internazionale (Lexpo NL,  Legal Geek, Insurance Innovators, ecc. UK). E’ membro dell’Osservatorio Digitale presso l’Ordine di Milano, responsabile Innovazione e Digitalizzazione di MOPI (Marketing e Organizzazione delle professioni in Italia), membro di Legal Hackers Milano, di ELTA (European Legal Tech Association), nonché di ASLA Italia (Associazione Studi Legali Associati) e Aslawomen.

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