Marco Bellezza a #ThinkRoma: “Italia in prima linea sulla blockchain”

Il consigliere giuridico per le Comunicazioni e l’Innovazione del ministro per lo Sviluppo economico interviene all’evento organizzato nella capitale da Ibm: “Lavoriamo insieme sulla tracciabilità a difesa del Made in Italy” [...]
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Grazie alle tecnologie digitali l’Italia può essere la protagonista di un nuovo Rinascimento, purché sia in grado di trasformare le sfide in opportunità, senza lasciarsi spaventare dalla paura del futuro ma mettendo insieme tutti gli strumenti messi a disposizione dal digitale. E purché sappia spiegare questo percorso alle persone, che non devono guardare all’innovazione come a un insieme di tecnologie difficili da comprendere, ma come a mezzi utili a semplificare e migliorare la vita di tutti i giorni. Tra questi, insieme all’intelligenza artificiale, all’IoT e alle altre tecnologie esponenziali, c’è anche la blockchain. Non tanto per l’aspetto finanziario, su cui altri Paesi sono più attrezzati dell’Italia, quanto per le possibilità che apre nel campo della certificazione e e della tracciabilità del Made in Italy, che può rappresentare un vero e proprio valore aggiunto per i produttori delle eccellenze italiane. 

E’ stato questo uno dei temi di cui si è parlato a #ThinkRoma, la tappa capitolina del Think summit Ibm  – dopo quella milanese che risale a giugno – in cui l’azienda ha chiamato a raccolta partner, aziende e rappresentanti della Pubblica amministrazione per presentare la propria vision sulle tecnologie esponenziali e su come queste possano essere sempre più un driver si sviluppo per il Paese, contribuendo alla nascita della “cognitive enterprise”, cioè azienda in grado di creare valore di business grazie a un uso consapevole dei dati e alla loro analisi.

Proprio sulla blockchain è intervenuto Marco Bellezza, consigliere giuridico del ministro dello sviluppo economico, che ha spiegato l’approccio adottato sulla distributed ledger technology dall’esecutivo e gli obiettivi per il futuro: “Sulla blockchain al Mise stiamo facendo un lavoro che non si era mai fatto in Italia: fino a settembre 2018 non facevamo parte nemmeno della European Blockhain Partnership, mentre ora ne abbiamo ottenuto la presidenza”, sottolinea Bellezza. 

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“Si tratta di una tecnologia che non prendiamo in considerazione tanto per le sue implicazioni finanziarie, come le criptovalute, dove il Regno Unito e Malta hanno raggiunto una posizione di vantaggio, ma per uno degli aspetti che ci rende unici al mondo, il Made in Italy e la sua tutela – sottolinea Bellezza – Il progetto che abbiamo messo in campo insieme a Ibm lo utilizziamo anche per promuovere l’Italia in modo diverso da come viene normalmente percepita: questo Paese può giocare un ruolo di  sostegno importante delle filiere produttive, e oggi siamo il terzo Paese in Europa per i progetti avviati all’Ocse sulla blockchain nel settore non finanziario. L’obiettivo è di tutelare i nostri prodotti e valorizzare le filiere produttive”. 

“Il 16 dicembre ospiteremo a Milano una riunione dell’European Blockchain Partnership, e sarà la prima volta in cui l’organismo si sposterà da Bruxelles – conclude Bellezza – Anche questa è una dimostrazione che l’Italia è un Paese leader nella sperimentazione della blockchain: il progetto con Ibm è per noi anche un’occasione per raccontare cosa facciamo al ministero su questi temi, e ci consentirà di capire come alcuni processi di certificazione di prodotti made in Italy che sono in parte anche importate gestiti da ministero possano essere integrati in piattaforma  blockchain”.

A spiegare più nello specifico in cosa consiste il progetto di collaborazione tra Mise e Ibm è dal palco del Church Palace Hotel  Loredana Chianelli, associate partner Ibm: “Si tratta – spiega – di uno studio di fattibilità per capire l’applicabilità della blockchain  per la tracciabilità del Made in Italy in termini di origine, qualità e sostenibilità, per rendere trasparente l’impatto ambientale, sociale-etico, sulla salute e di sicurezza, in totale trasparenza verso il consumatore finale. Tutto è iniziato con una seurvey messa a punto insieme alle associazioni di categoria, poi il progetto vero e proprio è il frutto della collaborazione con 12 aziende del tessile. Per risolvere i problemi più complessi abbiamo utilizzato il design thinking, e siamo arrivati a mettere a punto una dashboard, un cruscotto, su cui possono intervenire tutti gli attori del sistema. A partire dai coltivatori, che registrano sulla piattaforma tutti i requisiti e le caratteristiche delle materie prime che mettono a disposizione dei produttori. Questi approvano la fornitura, e aggiungono a fine lavorazione il prodotto, che verrà poi brandizzato dalla casa madre una volta che avrà passato tutti i controlli di qualità. Così si arriva al negozio, e al consumatore finale, che con un semplice Qr code potrà verificare tutto il percorso dell’oggetto che ha acquistato, e che questo rispetti tutte le certificazioni previste caso per caso.

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