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Smart Contract e Blockchain, l’Italia prova a guidare in Europa

Andrea Bianconi*

L’Italia non smette mai di stupirmi. E’ un Paese che ha prodotto talenti ed eccellenze fin dai tempi dei romani, e continua a farlo. Gli artisti, i prodotti, lo stile e la tecnologia italiani sono conosciuti, apprezzati, ricercati e spesso imitati in ogni parte del mondo.

E’ un Paese pieno di talenti che può ancora esercitare un ruolo di guida in diversi campi, ma è cronicamente afflitto da conflitti interni, dal prevalere di interessi di parte e da una mancanza di leadership. Questo rende molto difficile per il settore produttivo italiano competere sul campo internazionale, e come sappiamo bene molti giovani talenti italiani sono costretti a lasciare “il bel Paese” per cercare all’estero opportunità migliori.

Nei confronti della tecnologia Blockchain è andata allo stesso modo. Per anni, quando il resto del mondo era ancora attratto dalle opportunità che avrebbe potuto offrire, la blockchain non era un argomento interessante in Italia.

Poi, soprattutto negli ultimi 18 mesi, sembra che il Paese si sia d’un tratto svegliato e abbia iniziato a considerare le possibilità che la distributed ledger tecnology potrebbe aprire per il futuro.  

Sorprendentemente, anche il mondo politico è stato veloce nel compiere qualche passo nella direzione dell’adozione di questa tecnologia. Così a settembre il ministero dello Sviluppo economico ha selezionato un gruppo di 30 esperti italiani che hanno volontariamente, e senza ricevere nessun compenso, accettato di contribuire a dare forma alla strategia sulla blockchain del nuovo governo. 

Di Maio ha firmato l’ingresso dell’Italia nella European Blockchain partnership, e a seguire, a gennaio è arrivato il colpo di genio italiano: il Senato ha proposto di introdurre una importante modifica a un decreto legislativo esistente che mirava alla snellire le procedure burocratiche, il cosiddetto “decreto semplificazioni”, proponendo di riconoscere la marca temporale della blockchain e il valore legale degli smart contract.

Questo emendamento potrebbe fare dell’Italia il primo Paese nell’Unione europea e – a quanto mi risulti – nel mondo, a equiparare uno smart contract a un contratto scritto, riconoscendo dunque il formato digitale degli smart contract equivalente al formato scritto (Articolo 8bis, paragrafo 2). l paragrafo 3, poi, la marca temporale della distributed ledger technology viene ricondotta sotto l’articolo 41 del regolamento europeo 910/2014, che tratta degli effetti legali delle marche temporali elettroniche.

Non è chiaro se gli effetti di questa iniziativa siano semplicemente di rendere la blockchain valida nelle procedure legali, o di estendere anche a questo campo la validità dell’articolo 42 del regolamento Ue.

Dicendo che la blockchain ha la capacità di unire tempo, data e dati dal momento che sono certificati utilizzando una firma elettronica avanzata o legati tra loro con un legame elettronico avanzato fornito da un service provider qualificato e con metodi equivalenti”.

Personalmente sostengo la seconda interpretazione, considerando le caratteristiche tecniche della distributed ledger technology; questo significa praticamente che l’intero blocco di dati, tempo e data sarà tenuto insieme in una certificazione valida ai fini legali. Ma ora c’è da aspettare di vedere che posizione prenderà al commissione du questo aspetto.

Una volta passato l’emendamento, l’Agid, Agenzia per l’Italia digitale, dovrà mettere a punto le specifiche tecniche per l’applicazione della legge. Ma rimane da vedere se questo “colpo di genio” riuscirà a diventare legge in tempi rapidi, anche se si tratta in ogni caso di un passo importante nella giusta direzione.

*Andrea Bianconi è un avvocato d’affari internazionale con oltre due decenni d’esperienza, uno studioso di Austrian Economics, storia monetaria e geopolitica, un appassionato sostenitore di Bitcoin, delle tecnologie DLT e di Blockchain.  Svolge consulenza nel settore ed è speaker/panellist a conferenze ed eventi di settore.  Membro del Think Tank Untitled-INC , della Blockchain Hub di Berlino e della Blockchain Bundesverband tedesca, ha collaborato alla stesura del primo studio di settore internazionale “EU Token Regulation Paper” presentato alle autorità europee e nazional

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