Augmented CFO: dai Big Data agli analytics alla Blockchain come cambia la funzione AFC - Blockchain 4innovation
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Augmented CFO: dai Big Data agli analytics alla Blockchain come cambia la funzione AFC

Miti Della Mura

Anche le funzioni finance all’interno delle imprese stanno attraversando un momento di profonda trasformazione, che porta a rivedere non solo il ruolo del CFO ma più in generale dell’unità AFC (Amministrazione, Finanza e Controllo) nel suo insieme.

Ne è convinto Paolo Maccarrone, docente della School of Management del Politecnico di Milano, il quale sottolinea come in un contesto estremamente dinamico e competitivo, quale è quello che stiamo attraversando si stiano ridefinendo ruoli ed equilibri.

“Non si tratta soltanto del classico do more with less, tipico di contesti macroeconomici non favorevoli, ma si tratta di modalità diverse di interlocuzione. Sempre più spesso il CFO viene considerato il consulente interno più importante di tutte le linee di business, un business advisor, cui sono richieste nuove competenze e capability”.
Ed è chiaro che se cambia il ruolo, cambiano di conseguenza attività, processi, assetti di governance, strumenti.
“È chiaro che il CFO deve essere dunque in grado di liberare tempo e risorse per attività a maggiore valore o, per l’appunto, per operare in quel ruolo di advisory che gli è richiesto. Ed è qui che entrano in gioco i nuovi strumenti digitali”.
Ma quali?

Quali tool digitali per il CFO?

Secondo Maccarrone, c’è un distinguo importante da fare quando si parla di strumenti digitali.
“Da un lato abbiamo strumenti e soluzioni che hanno come obiettivo l’incremento dell’efficienza dei processi”, spiega.
Il riferimento, in questo caso, è a tutti gli strumenti di automazione, quelli che rientrano nell’accezione della Robotic Process Automation (RPA), che consentono di svolgere con maggiore efficienza tutte le attività time consuming.
“È un’area sulla quale molte aziende si sono già mosse e che riguarda, ad esempio, l’area delle registrazioni contabili, delle chiusure periodiche, delle riconciliazioni. L’impatto positivo, in questo caso, si registra non solo sullo snellimento dei processi contabili e di compliance, ma anche nella riduzione di errori rispetto all’esecuzione manuale delle medesime attività. L’automatizzazione dei processi, dunque, porta con sé un miglioramento complessivo delle attività di accounting e, attraverso lo snellimento dei processi contabili, anche in una logica BPR – Business Process Re-engineering, un’ottimizzazione sul fronte revenue management”.

La seconda tipologia di strumenti digitali cui fa riferimento Maccarrone è rappresentata da quelle soluzioni che modificano l’output di alcuni processi, con l’obiettivo di migliorare l’efficacia delle diverse attività svolte all’interno dell’unità AFC.
“Parliamo di strumenti che consentono di migliorare i processi tipici della unit Amministrazione Finanza e Controllo e di migliorare l’efficacia dei processi decisionali, grazie all’utilizzo di tecnologie big data, descriptive, predictive e prescriptive analytics, machine learning, artificial intelligence”.

Migliora il processo decisionale, ma serve il data lake

In questo caso, l’obiettivo è quello di migliorare le prestazioni delle attività di tesoreria, i rendimenti delle attività di capital investment, svolgere in modo più efficace attività di fraud prevention o di fraud detection.
“Di fatto, il CFO ha a propria disposizione un portafoglio di strumenti più ampio, che hanno un impatto importante sulle sue attività, in particolare in quelle di planning e forecasting”.
Si parla dunque della possibilità di migliorare le capacità previsionali, di rendere più veloci le analisi di scenario, migliorare nel complesso le attività di risk analysis.
“In particolare proprio sul fronte dell’analisi del rischio, una maggiore integrazione con i processi di planning e di forecasting consente una migliore conciliazione tra la risk analysis e il cosiddetto risk appetite, aiuta cioè a capire se determinate attività siano effettivamente compatibili o sostenibili con gli eocnomics complessivi dell’impresa”.
In sintesi estrema, la disponibilità di strumenti per l’analisi dei dati migliora nel suo complesso il processo decisionale e apre al CFO nuove opportunità di creazione di valore, identificando ad esempio i legami causa-effetto sulla base di una serie di indicatori.

“Prendiamo ad esempio il caso di un’azienda che decida di investire in soluzioni per la predictive maintenance. Per il CFO è importante valutare quali siano i risparmi effettivamente ottenibili, ovvero misurare il trade off tra quanto si spende in prevenzione e quale è l’effettivo miglioramento ottenibile”.

Per il CFO e per la funzione AFC, dunque, lavorare con un approccio data-centrico significa portare nuova efficienza nelle attività di reportistica.
“Parliamo della possibilità di arrivare a una generazione automatica dei report, grazie all’utilizzo di tecnologie di machine learning, della creazione di report personalizzati per Line of Business o team, così che ciascuno abbia la disponibilità delle informazioni più rilevanti per le proprie attività, o addirittura abilitare modalità di accesso self service ai dati”.

Naturalmente, c’è una condizione di base che va rispettata: per poter davvero beneficiare di quanto le tecnologie digitali abilitano, è necessario creare un data lake, che organizzi virtualmente qualunque tipo di dato, in qualunque formato, anche non strutturato, dando così vita a un «enterprise wide data repository» in grado di trasformare i dati «grezzi» in informazioni validate, dunque utilizzabili e analizzabili.

L’augmented CFO  nella visione di Oracle

Alla luce di queste considerazioni e delle evoluzioni in atto, non stupisce che Oracle cominci a parlare della figura del Chief Financial Officer in una accezione nuova: quella dell’Augmented CFO.
Spiega Alessandro Evangelisti, Finance & Supply Chain Cloud Evangelist in Oracle: “Stiamo parlando di un processo di modernizzazione di una funzione se vogliamo tradizionale, quale è quella del Chief Financial Officer, facendo leva su nuove capacità”.

Le 4 capacità “aumentate”

La prima capacità di un Augmented CFO è legata all’automatizzazione applicata ad attività “tediose e basso valore”, come le definisce Evangelisti, legate in particolar modo a riconciliazione e controllo.
“Oracle introduce una process automation intelligente, ovvero aiuta le funzioni AFC a definire processi intelligenti per automatizzare le attività di controllo e le abilita a utilizzare gli algoritmi di Machine Learning per raccogliere, clusterizzare e analizzare i dati, agendo solo là dove serve”.
Non è difficile immaginare gli use case: si va dall’identificazione delle frodi nelle fatturazioni al rilevamento delle duplicazioni, dalla generazione di alert su spese insolite o su termini di credito fuori dall’ordinario al monitoraggio degli accessi da parte di utenti ad alto rischio.
“L’aspetto più interessante della questione è che non si richiede al CFO di essere un data scientist, né di dovervi ricorrere per tenere sotto controllo la situazione”.

La seconda capacità “aumentata” di un CFO “aumentato” è quella di discovery.
“Tradizionalmente – spiega Evangelisti – è questa una fase che richiede troppo tempo, mentre l’ambizione di un augmented CFO è quella di portare questa fase di discovery praticamente al real time, accorciando sensibilmente i tempi tra la fase di processo e di analisi e quelle in cui gli insight diventano actionable”.
In questo caso, con l’Intelligent Performance Management di Oracle è possibile evidenziare in pochissimo tempo (Evangelisti parla dello “spazio di pochi minuti”) le correlazioni tra le variabili e dunque agire immediatamente.
“Parliamo di strumenti integrati in R che consentono di identificare varianze e Bias ed effettuare analisi di correlazione delle variabili misurate sui KPI”.

La terza capacità dell’augmented CFO è quella di avere sempre maggiore impatto anche sulle altre funzioni aziendali.
“Il CFO diventa la figura in grado di influenzare con i vincoli economici e finanziari le altre funzioni, ad esempio suggerendo scontistiche ad hoc per specifici clienti o indirizzando le scelte dell’ufficio acquisti”.
In questo caso a supporto del CFO ci sono tecnologie di Artificial Intelligence o Machine Learning applicate a funzioni di business, come procurement, logistica, vendite, HR.
La quara caratteristica dell’augmented CFO viene definita da Evangelisti con il termine “shape”, che poi significa: “Saper creare nuove relazioni industriali, ad esempio utilizzando nuove leve tecnologiche come IoT e Blockchain, per migliorare in modo radicale i processi”.
Evengelisti fa riferimento a una serie di servizi erogati tramite la Oracle cloud: si parla di abilitare transazioni sicure con la Blockchain Encryption, di utilizzare gli smart contract per orchestrare i processi di backoffice, logistica e tesoreria in un unico token digitale, di integrare terze parti su distributed ledger.
“La Blockchain rende possibile creare creare asset digitali unici. Ha effetto su quattro asset: custodia, proprietà, rischio e valore”.

Il ruolo della Blockchain per l’augmented CFO

E proprio sulle modalità in cui la Blockchain abilita nuove opportunità per i CFO Evangelisti cita due casi concreti di applicazione.

“Negli Stati Uniti Solar Site Design partecipa a Energy Blockchain Network, allo scopo di portare nell’ecosistema del settore dell’energia solare una single source of truth con registri immutabili, fungendo di fatto da hub per chi realizza campi di pannelli solari (ne abbiamo scritto in questo servizio ndr). A Dubai, invece, DP World sta rivoluzionando la Supply Chain abbinando a ERP Cloud tecnologie come AI, Blockchain e IoT e di fatto trasformando radicalmente la gestione di tutto il processo doganale lungo tutta la filiera, grazie alla Blockchain”.

Immagine: Shutterstock

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