Acronis dichiara guerra ai malware di cryptomining - Blockchain 4innovation
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Acronis dichiara guerra ai malware di cryptomining

Antonello Salerno

Una nuova tecnologia per rilevare i malware di cryptomining e tenere al sicuro i calcolatori dei propri clienti da chi vorrebbe utilizzarne la potenza di calcolo per creare cryptovalute. A idearla è Acronis, società specializzata in protezione informatica e soluzioni cloud ibride, che ha sfruttato le ricerche condotte dalla rete globale di centri Soc (Security Operations Centers, centri operativi per la sicurezza).

“Le minacce ai dati si evolvono oggi con un ritmo frenetico. Per perseguire la mission di protezione di dati, applicazioni e sistemi, il team di esperti Acronis può ora monitorare le origini dati in modo continuativo, identificando tempestivamente nuovi pericoli ed elaborando soluzioni efficaci – afferma John Zanni, presidente di Acronis – Le informazioni dettagliate fornite dai nostri esperti SOC ci consentono di reagire prontamente alle nuove condizioni che minacciano i dati degli utenti”.

Secondo i dati di Acronis il cryptojacking è aumentato del 629% dal quadro trimestre del 2017 al primo trimestre 2018, con milioni di computer infettati da malware di cryptomining. 

“A differenza degli attacchi ransomware, molto visibili, il cryptomining illegale è estremamente difficile da rilevare se non si dispone di una soluzione di sicurezza adeguata – aggiunge James Slaby, esperto di sicurezza informatica in Acronis – I criminali informatici riescono con destrezza a nascondere il malware e a creare una rete di cryptomining virtuale costituita da computer ubicati in tutto il mondo, scaricando il costo delle risorse rubate sugli utenti ignari”.

Integrato in Acronis Active protection, la soluzione anti-ransomware che grazie all’intelligenza artificiale nel 2018 ha bloccato più di 400.000 attacchi, il meccanismo di blocco può rilevare e arrestare i tentativi di cryptojacking in tempo reale, proteggendo le prestazioni del computer e i costi energetici, e impedendo altri attacchi che il malware potrebbe sferrare al sistema.

Giornalista dal 2000, dopo la laurea in Filologia italiana e il biennio 1998-2000 all’Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi quotidiani online nati in Italia, e a seguire da caposervizio in un’agenzia di stampa romana. Dopo 10 anni da ufficio stampa istituzionale sono tornato a scrivere, prima su CorCom, nel 2013, e poi anche per le altre testate del gruppo Digital360. Mi muovo su tutti i campi dell’economia digitale, con un occhio di riguardo per cybersecurity, copyright-pirateria online e industria 4.0.

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