Garavaglia: da dove nasce l’interesse di Tesla per Bitcoin

L'analisi di Roberto Garavaglia, Management Consultant & Innovative Payments Strategy Advisor, in merito alla scelta della società fondata da Elon Musk di investire 1,5 miliardi di $ in Bitcoin e di prospettare la possibilità dell’uso dei Bitcoin come forma di pagamento in un futuro prossimo [...]
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Roberto Garavaglia, Management Consultant & Innovative Payments Strategy Advisor

L’attenzione mediatica per il consistente investimento di Tesla in Bitcoin è come ben noto altissima. Per tanti operatori si tratta di una decisione destinata a segnare il mercato, come peraltro spesso è già successo con le “creature” di Elon Musk. In questo caso sommano diverse forme di attenzione e differenti interessi ed è quanto mai necessario guardare a questo passaggio da più prospettive.

Blokchain4Innovation ha portato la chiave di lettura di Valeria Portale, Direttore dell’Osservatorio Blockchain & DLT del Politecnico di Milano (Tesla guarda a Bitcoin non solo come un investimento, ma come alternativa nei pagamenti) e ha voluto raccogliere anche l’opinione di Roberto Garavaglia, Management Consultant & Innovative Payments Strategy Advisor e Coordinatore editoriale della testata PagamentiDigitali.it.

Ci spieghi che cos’è successo realmente?

Nel gennaio 2021 Tesla comunica ufficialmente di aver aggiornato la propria politica di investimento per avere una maggiore flessibilità atta a diversificare ulteriormente e massimizzare i rendimenti sulla liquidità dell’azienda non necessaria per mantenere un’adeguata liquidità operativa. I primi “effetti” di tale politica rinvengono leggendo il form 10-K comunicato dalla società alla SEC (Tesla è una società quotata), dal quale si apprende della dotazione di una riserva di valore da 1.5 Billions espressa in Bitcoin e della possibilità di consentire l’uso dei Bitcoin come forma di pagamento in un futuro prossimo, condizionato dalle leggi applicabili in materia e, comunque, inizialmente su base limitata.

Cosa ne pensi?

Le due azioni (di cui la seconda è da considerarsi alla stregua di annuncio) meritano un paio di riflessioni per l’impatto che hanno sul bilancio dell’azienda fondata da Elon Musk e sul mercato della criptovaluta più famosa del mondo. Una lettura del documento comunicato da Tesla all’ente federale statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori, ci fa capire come la riserva in questione sia stata classificata alla pari di attività immateriali a vita indefinita, secondo i principi contabili GAAP* in vigore negli U.S. In quanto tali, qualsiasi diminuzione del loro fair value in qualunque momento successivo all’acquisizione, richiede all’azienda di riconoscere oneri di svalutazione, mentre non può effettuare alcuna revisione al rialzo per qualsiasi aumento del prezzo di mercato, fino a un’eventuale vendita (smobilizzo). Ciò potrebbe influenzare negativamente i risultati operativi di Tesla in qualsiasi periodo in cui si verifica una siffatta svalutazione.
Inoltre, si legge sempre nel comunicato inviato alla SEC, non vi è garanzia alcuna di possibili ed eventuali cambiamenti nei GAAP che, in futuro, non richiedano di cambiare il modo in cui i Bitcoin detenuti dall’azienda fondata da Elon Musk debbano essere contabilizzati a bilancio.

Hai parlato di fair value dei Bitcoin, ci puoi dire di più?

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In merito al fair value dei Bitcoin, se osservo di quali valori possa comporsi, quello inteso come riserva di valore e il valore intrinseco come mezzo di scambio sono, probabilmente, gli elementi più corretti da analizzare.
In relazione al secondo, ossia il valore del Bitcoin intrinsecamente legato alla possibilità (o opportunità) di essere impiegato come mezzo di pagamento, il fatto che Tesla annunci un possibile impiego della criptovaluta per acquistare le proprie auto o (come forse in prima battuta avverrà) per comprarne i servizi aggiuntivi, deve far riflettere. È possibile che un utilizzo dei Bitcoin in alternativa alla fiat currency possa venire incentivato grazie all’opportunità offerta da Elon Musk e, conseguentemente, anche il loro valore possa aumentare.
Sulla componente del fair value intesa come riserva di valore, invece, la volatilità del Bitcoin, se posta in relazione, per esempio, al più tradizionale bene rifugio, ossia l’oro, rende gli investimenti in questa criptomoneta assai più rischiosi.
L’oro, lo sappiamo tutti, ha costruito la propria reputazione di bene rifugio in migliaia di anni ed è proprio in virtù di tale “anzianità reputazionale” che può trovarsi una delle spiegazioni al successo di questa pietra preziosa.

Ma i Bitcoin che reputazione possono avere?

Qualsiasi “contributo reputazionale” che possa essere dato ai Bitcoin, per esempio tramite l’azione congiunta di un crescente impiego quale mezzo di pagamento e gli endorsment di importanti investitori, potrebbe a regime contribuire a stabilizzarne le fluttuazioni di valore (almeno in teoria), o a controllarne programmaticamente gli effetti.
Questo ultimo punto deve, a mio avviso, essere considerato con grande cautela, poiché evidenzia gli effetti potenzialmente distorsivi del mercato (quello crypto ad oggi non regolamentato), dipesi, ovvero controllabili, da importanti influenze che possono essere abilmente governate.
La supply dei Bitcoin, come noto, è decentralizzata, controllata algoritmicamente e prefissata all’origine. Ciò se, da un lato, permette di mitigare gli effetti inflazionistici, dall’altro, proprio per via della sua natura di “asset digitale scarso”, alimenta una domanda oscillante in funzione delle aspettative di resa. E sono proprio queste oscillazioni, nonché la capacità di saperle gestire, che devono far riflettere su quanto realmente una riserva in Bitcoin possa davvero essere considerata treasury management o trading.

 

NOTE


* I principi GAAP (Generally Accepted Accounting Principles) vigenti negli Stati Uniti, possono essere considerati “equivalenti” agli IFRS adottati nell’Unione europea.

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