Ponte Morandi, così la blockchain può salvare le infrastrutture - Blockchain 4innovation
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Ponte Morandi, così la blockchain può salvare le infrastrutture

Andrea Bianconi*

Lasciando da parte le ragioni tecniche del crollo del ponte Morandi di Genova e le responsabilità che saranno accertate dalla autorità competenti, c’è a mio avviso una ragione fondamentale alla base della tragedia del 14 agosto: incentivi sbagliati ed un modello sbagliato di privatizzazioni.

Così come la crisi finanziaria del 2007 è stata fondamentalmente generata dagli incentivi sbagliati che hanno permesso alle banche di effettuare predatory lending ed innescare così la bolla dei sub prime, qui l’incentivo per il monopolista privato è di massimizzare i profitti a danno della manutenzione e della sicurezza.  Inserendo meccanismi di controllo si può cercare di fare funzionare per un pò un modello di business sbagliato (quello dei beni pubblici strategici dati in gestione a privati), fino a che, inevitabilmente, quando qualcosa nei controlli non funziona a dovere, le conseguenze drammatiche sono sotto gli occhi di tutti.

Quindi la cosa migliore sarebbe quella di cercare di costruire un nuovo modello di business per gestire, economicamente e nell’interesse della collettività´, tutti i beni pubblici strategici. Questo come alternativa al lasciarli ciecamente nelle mani di privati senza scrupoli guidati solo dal profitto o nelle mani bucate e poco efficienti dello stato.

Dobbiamo quindi creare ex novo un sistema di incentivi che consenta di gestire il business in modo economico e sostenibile senza la necessità di eccessivi controlli.

La Blockchain e token-economics possono aiutarci a costruire questo nuovo modello di business.

Prendiamo quindi il caso delle autostrade italiane e di come il fallimentare sistema delle concessioni pubbliche potrebbe essere riscritto usando la Blockchain e tokeneconomics per dare a tutti i partecipanti migliori incentivi per indirizzarli verso un modello comportamentale economicamente ed eticamente adeguato.

  1. La concessione deve essere revocata e la gestione delle autostrade deve tornare in mani pubbliche.
  2. I principali stakeholders del sistema saranno quindi:
  • lo stato che possiede i beni
  • i cittadini che usano i beni e pagano i pedaggi
  • le imprese appaltatrici che partecipano alla costruzione e manutenzione dei beni.
  1. I flussi finanziari saranno:
  • i pedaggi
  • i costi di manutenzione e costruzione.
  1. L’intero sistema deve girare su una Blockchain sufficientemente decentralizzata ed aperta. Questo significa che tutti gli stakeholders potranno accedere e visionare documenti riguardanti le finanze della società, i costi di manutenzione, le procedure di assegnazione degli appalti, le fatture delle società appaltatrici, report sulla sicurezza da parte di soggetti terzi, ecc. Tutto sarà accessibile e consultabile alla luce del sole e nessun dato o documento potrà mai essere cancellato o modificato da alcuno.
  2. I beni dello stato saranno conferiti in una società veicolo le cui azioni verranno tokenizzate diciamo 1:1 (1 azione uguale ad un token digitale). Anche i token verranno emessi su una Blockchain. Questi Equity tokens rappresenteranno il diritto di partecipazione economico ai profitti della società, intesi come i pedaggi raccolti dedotti i costi diretti di manutenzione e costruzione, con esclusione di tutti i costi indiretti. La ragione per cui escludo dal computo dei profitti i costi indiretti è perché voglio evitare l’incentivo ad utilizzare costi non relativi alla gestione del business per incidere sfavorevolmente sulle redistribuzioni agli stakeholders ai sensi del successivo punto 8.
  3. Una percentuale predefinita dei token potrà essere distribuita agli utenti delle autostrade/cittadini, per esempio a tutti gli utilizzatori del sistema Telepass.
  4. Le ditte appaltatrici dei servizi di manutenzione e costruzione verranno pagate con le seguenti modalità: verranno usati Smart Contracts per assicurare la corretta esecuzione dei termini di pagamento e la possibilità di rivalsa nei confronti delle ditte appaltatrici nel caso di violazione degli obblighi di garanzia sui lavori eseguiti e sulle manutenzioni:
  •  una parte dei pagamenti a rate al raggiungimento degli obiettivi;
  •  una parte dei pagamenti in natura attraverso tokens della società che detiene i beni, in modo da assicurare che l’impresa appaltatrice abbia un interesse ed un beneficio economico alla continuata e corretta funzionalità del bene pubblico che genera cash-flow.

Lo Smart Contract assicura che i tokens non potranno essere venduti dalle società appaltatrici fino a che non siano scaduti gli obblighi di garanzia e manutenzione sui lavori effettuati. In caso di dispute, l’amministrazione pubblica avrà un ulteriore possibilità di rivalersi sui tokens posseduti dalla ditta appaltatrice, che potranno essere automaticamente revocati o annullati attraverso apposite disposizioni negli Smart Contracts.

È chiaro che la implementazione pratica del meccanismo sopra proposto dovrà affrontare complesse questioni, soprattutto politiche, tecnico-tecnologiche e legali.  Se sono ragionevolmente sicuro che sia gli aspetti tecnico-tecnologici che quelli legali potranno essere risolti con successo, altrettanto non posso dire delle questioni politiche. Purtroppo, alla base degli incentivi sbagliati di cui abbiamo parlato sopra, ci sono una pericolosa commistione di interessi tra politica e poteri finanziari forti, che genera un sistema di corruzione legalizzato, quello cioè in cui il denaro nelle mani di pochi e grandi investitori compra (legalmente) l’appoggio politico ed acquisisce posizioni privilegiate di rendita monopolistica a danno della collettività.

Quello che è importante notare qui è che questo nuovo meccanismo e l’uso combinato della Blockchain e della token-economics, sono in grado di allineare molto più efficacemente gli incentivi di tutti gli stakeholders e quindi disincentivare la massimizzazione dei profitti privati a danno degli investimenti e della manutenzione, che sono le reali ragioni alla radice di questa tragedia. Oltre ovviamente a garantire la totale trasparenza, immutabilità dei dati ed un controllo diffuso sull’intero sistema.

*Andrea Bianconi è un avvocato d’affari internazionale con oltre due decenni d’esperienza, uno studioso di Austrian Economics, storia monetaria e geopolitica, un appassionato sostenitore di Bitcoin, delle tecnologie DLT e di Blockchain.  Svolge consulenza nel settore ed è speaker/panellist a conferenze ed eventi di settore.  Membro del Think Tank Untitled-INC , della Blockchain Hub di Berlino e della Blockchain Bundesverband tedesca, ha collaborato alla stesura del primo studio di settore internazionale “EU Token Regulation Paper” presentato alle autorità europee e nazionali

Giornalista dal 2000, dopo la laurea in Filologia italiana e il biennio 1998-2000 all’Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi quotidiani online nati in Italia, e a seguire da caposervizio in un’agenzia di stampa romana. Dopo 10 anni da ufficio stampa istituzionale sono tornato a scrivere, prima su CorCom, nel 2013, e poi anche per le altre testate del gruppo Digital360. Mi muovo su tutti i campi dell’economia digitale, con un occhio di riguardo per cybersecurity, copyright-pirateria online e industria 4.0.

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