Self sovereign identity: nel 2024 il settore varrà 1,1 miliardi di dollari

Juniper research: la tecnologia verrà utilizzata soprattutto negli Usa e in Europa, poi estremo oriente e Cina. Da qui a quattro anni i possessori di un wallet per l’identità digitale basato sulla blockchain saranno 32 milioni di persone su scala globale

Pubblicato il 09 Mar 2020

blockchain

Il mercato legato alla self sovereign identity, e quindi alle tecnologie per certificare l’identità digitale attraverso la blockchain, che consente ai diretti interessati di controllare direttamente chi accede e ai propri profili online e con quali autorizzazioni, potrà contare dal 2024 su un fatturato globale di 1,1 miliardi di dollari. Un‘accelerazione importante in un tempo abbastanza ridotto, soprattutto se si pensa che il valore dello stesso mercato per la fine del 2020 è stimato attorno ai 100 milioni di dollari. A prevederlo è un recente report realizzato da Juniper Research, “Self-Sovereign Identity: Value Chain Analysis, Business Models & Forecasts 2020-2024, secondo cui l’88% del fatturato del settore arriverà per i fornitori del servizio dalle aziende che pagheranno un abbonamento per ottenere i servizi legati all’identità digitale.

Dal momento infatti i servizi di Self sovereign identity sono ancora in una fase di sviluppo iniziale, spiega la ricerca, le aziende che iniziano ad avvalersene hanno bisogno di consulenti che siano in grado di guidarle nell’implementazione di questa tecnologia e nella scelte di quelle che siano più adatte alle singole esigenze. 

Stando a quanto emerge dallo studio di Juniper Research il filo conduttore della fase dello sviluppo dell’Ssi da qui al 2024 sarà la scelta di appoggiarsi ai server blockchain di terze parti, come ad esempio quelli di Ibm o di Microsoft, che sono già attive in questo campo. Ma con il passare del tempo anche altri business model si faranno largo, non soltanto a sottoscrizione, ma anche con modelli di pagamento per utente o per richiesta, che però cresceranno più lentamente a causa del fatto che si aprirà in questo campo una concorrenza abbastanza serrata, sia nel campo della verifica dell’identità “tradizionale” sia digitale.

Se però si allarga l’orizzonte anche agli anni successivi, quello della self sovereign identity rimane un campo che attira l’interesse degli operatori del settore, grazie all’immutabilità dei registri blockchain e al fatto che non siano necessari grandi banche dati

“La Self sovereign identity – spiega Jamers Moar, ricercatore di Juniper – ha un alto potenziale per il fatto di garantire sicurezza e perché consente un alto livello di privacy dei dati e delle credenziali, ma il nostro report dimostra anche che, se per raggiungere numeri importanti, le aziende  i governi avranno bisogno di credere in questa tecnologia e di guidare il gruppo di chi deciderà di adottarla, fissando le regole e abbandonando tecnologie meno sicure ma più semplici da implementare”.

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