Dalla piantagione alla tazzina: la blockchain entra nel caffè - Blockchain 4innovation
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Dalla piantagione alla tazzina: la blockchain entra nel caffè

Antonello Salerno

Quando una bevanda antica e ricca di tradizione incontra la blockchain il risultato è il caffè San Domenico. Prodotto da Roberto Messineo, torrefattore della Val di Susa, e apprezzato in diversi ristoranti stellati, il caffè san Domenico è oggi una delle prime dimostrazioni di come la blockchain può essere applicata all’agroalimentare per fornire in totale trasparenza tutta la documentazione sulla qualità dei prodotti, tracciando e rendendo consultabile a ogni utente interessato tutto il percorso che parte dalla semina e dal singolo chicco di caffè fino alla tazzina.

Tecnicamente, grazie alla blockchain ogni passaggio fino alla vendita viene registrato e reso immodificabile prima di essere avviato allo step successivo, per garantire inequivocabilmente la qualità del prodotto e di tutta la filiera di produzione.

A rendere possibile quest’innovazione e a collaborare per la sua realizzazione con il torrefattore è stata la startup Foodchain, che si occupa tra l’altro di replicare questo genere di progetti all’interno del settore food, adattandoli alle necessità di ogni singolo comparto. Fondata nel 2016, Foodchain fa parte del gruppo delle società incubate all’interno del Parco scientifico tecnologico Comonext di Lomazzo.

La loro soluzione consiste nell’associare tutte le informazioni che riguardano un prodotto a un QrCode univoco, attraverso cui sarà possibile accedere a informazioni, notizie, video, certificazioni e immagini  che tracciano la filiera fino al consumatore finale.  Grazie a questo servizio chi comprerà un pacchetto di caffè potrà così sapere con certezza qual è l’area di coltivazione, come e quando è stato raccolto, come ha viaggiato, fino alle fasi della trasformazione finale.

Giornalista dal 2000, dopo la laurea in Filologia italiana e il biennio 1998-2000 all’Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi quotidiani online nati in Italia, e a seguire da caposervizio in un’agenzia di stampa romana. Dopo 10 anni da ufficio stampa istituzionale sono tornato a scrivere, prima su CorCom, nel 2013, e poi anche per le altre testate del gruppo Digital360. Mi muovo su tutti i campi dell’economia digitale, con un occhio di riguardo per cybersecurity, copyright-pirateria online e industria 4.0.

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