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Ecco perché essere ottimisti su Bitcoin e la Crypto-Economy

Andrea Bianconi *

Dopo un lungo inverno l’ottimismo è finalmente tornato nel mondo della crypto-economy. Di fatto anch’io condivido questa sensazione diffusa, anche se per ragioni differenti. 

Ma quali sono i motivi che si nascondono dietro la recente ripresa delle cryptovalute? 

Gli investitori hanno puntato sulle preoccupazioni per il controllo dei capitali in Cina e più in generale sulla corsa alla sicurezza dovuta alle tensioni geopolitiche globali. Ma nonostante entrambe le motivazioni potrebbero essere almeno momentaneamente valide, il mio ottimismo non è mai venuto meno in questo lungo inverno, essendo basato su motivazioni di lungo termine e su importanti fatti concreti.  Semplicemente, è il denaro istituzionale, sempre più attratto dal settore, che guida la crescita e che continuerà a farlo. L’allocazione  lungo termine pianificata di fondi istituzionali è consentita da nuovi servizi che sono diventati disponibili nel settore, e questo è chiaramente un driver per l’ottimismo di lungo termine più forte rispetto agli altri fattori temporanei e speculativi emersi il mese scorso. 

Gli investitori istituzionali hanno un “sentiment” sempre più positivo 

Fidelity Investments, una delle più grandi realtà di asset management su scala globale, ha recentemente annunciato che inizierà a fare trading di Bitcoin per la sua base di clienti istituzionali. Evidentemente ne vedono il potenziale. In un recente sondaggio infatti il 46% della base dei loro clienti istituzionali ha espresso la propria volontà di investire in cryptovalute. E questo nonostante il Bitcoin fosse all’epoca all’80% in meno rispetto alle vette del 2017. Non è sorprendente, perché gli investitori istituzionali ragionano a lungo termine e sono mano influenzati dalle fluttuazioni dei prezzi che si registrano nel breve termine. Goldman Sachs, nonostante le critiche esplicite, ha investito in Circle, che ora sta emettendo una stablecoin, la Usdc. 

La creazione nuove stablecoin

Anche JpMorgan ha annunciato la nuova JpmCoin, un passo importante, perché le stablecoin sono fondamentali per abilitare una transizione senza traumi dai fondi di investimento ai Crypto-token. Questo settore non può ambire agli investimenti istituzionali senza un sistema di stablecoin affidabile e ben funzionante. La questione a questo punto rimane soggettiva più che tecnologica: possiamo fidarci di chi emette stablecoin? Possiamo fidarci del fatto che quesi fondi vengano effettivamente tenuti al sicuro e che le monete virtuali siano effettivamente sostenute da valute legali? La storia di Tether è emblematica: mettendo da parte le opinioni personali, i fatti dicono che le più recenti dichiarazioni ufficiali della compagnia puntano a un rapporto di back-up del 74% delle valute emesse, e questo nonostante la società abbi sempre affermato che le valute erano pienamente coperte al rapporto di uno a uno da monete legali. Una volta compromessa la credibilità di Tether, le valute di JpMorgan o di Goldman Sachs sono molto più richieste come mezzi di ingresso degli investimenti in questo settore.

L’arrivo di Sto ed STexchanges

Questa è la chiave di aprire la porta, seppur lentamente, agli investimenti dei venture capital e dal real estate, creando mercati regolati dove i titoli tokenizzati possano essere trattati.

La tokenizzazione dei bond o dei debiti è già un fatto. Ma la tokenizzazione di asset reali e di azioni ha bisogno di superare alcuni ostacoli regolatori in diverse giurisdizioni.Così ancora soltanto pochi Paesi si stanno preparando e il resto sarà obbligato ad adeguarsi presto o tardi. Il nuovo regolamento sui prospetti sta per entrare in vigore in Europa, e questo faciliterà gli investimenti nel settore, insieme ai nuovi servizi per gli investitori istituzionali. (…)

Il settore potrà crescere esponenzialmente soltanto grazie alle migliaia di miliardi che potranno essere investiti dal settore finanziario legacy, e i denaro istituzionale ha bisogno di un grado istituzionale di custodia, di servizi di compensazione e regolamento per operare. E ovviamente finché succederanno casi come quello che ha coinvolto Quadriga Cx questi grandi investitori aspetteranno nelle retrovie. 

Questo significa che alcune delle complessità del sistema finanziario legacy saranno replicate anche nel campo crypto, ma non c’è alternativa per i fondi istituzionali.

Conclusioni

Questi nuovi servizi ci mettono di fronte ad alcuni fondamentali temi operativi, e rischi per gli investitori istituzionali. L’unico rischio che non può essere escluso dall’equazione è il rischio legato alla solvibilità di chi custodisce i fondi. Ma questo è un rischio che il sistema finanziario legacy è abituato ad affrontare. Questo vuol forse dire che la questione del “too big to fail”, sull’onda della quale era nato il Bitcoin, potrebbe diventare attuale anche nel settore delle cryptovalute? Forse sì, ma soltanto per le realtà più grandi. Gli individui potranno invece continuare a giocare il gioco della decentralizzazione e del peer-to-peer. I grandi attori però apprezzano il “crypto-game”, vogliono farne parte e vogliono farlo ingrandire in modo  da poter fare molti soldi. Come conseguenza investiranno con decisione nel progettare un’infrastruttura che risponda alle loro necessità per l trading delle cryptovalute, e questo si rifletterà inevitabilmente sui risultati del bitcoin, e di tutte le altre monete virtuali collegate. Si tratta di una prospettiva verso cui ci si sta già muovendo e da cui non si tornerà indietro. Questa è la ragione reale per essere a lungo termine molto, molto ottimisti su questo settore.

*Andrea Bianconi è un avvocato d’affari internazionale con oltre due decenni d’esperienza, uno studioso di Austrian Economics, storia monetaria e geopolitica, un appassionato sostenitore di Bitcoin, delle tecnologie DLT e di Blockchain.  Svolge consulenza nel settore ed è speaker/panellist a conferenze ed eventi di settore.  Membro del Think Tank Untitled-INC , della Blockchain Hub di Berlino e della Blockchain Bundesverband tedesca, ha collaborato alla stesura del primo studio di settore internazionale “EU Token Regulation Paper” presentato alle autorità europee e nazionali

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