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Blockchain, la PA italiana “drizza le antenne”

Antonello Salerno

Nei radar del Team per la trasformazione digitale c’è anche la blockchain. Che tuttavia finora esprime la maggior parte dei suoi punti di forza in scenari che per la pubblica amministrazione non sono “centrali”. E’ quanto emerso sulla distributed ledger techonology dall’incontro tra il ministro per l’Innovazione e la digitalizzazione Paola Pisano, il commissario per l’Agenda digitale Luca Attias e i vertici del team per la trasformazione digitale con il management e i giornalisti del gruppo Digital360. Un tavolo organizzato per fare il punto sullo stato d’attuazione dell’Agenda digitale in Italia con la chiusura dell’esperienza commissariale e per capire fino a che punto la Pubblica amministrazione è riuscita finora a sposare la digital transformation, in attesa che  gennaio si insedi il dipartimento sul tema a Palazzo Chigi, che sarà guidato proprio da Attias.   

“Il digitale prima era un tema sconosciuto, mentre oggi ne parlano tutti. Ma le parole non bastano e bisogna passare ai fatti –  ha detto il ministro Pisano introducendo i lavori del tavolo – Servono competenze, e non tanto competenze tecniche quanto progettuali. Perché la trasformazione digitale comporta un ripensamento dei processi, che devono essere guidati da competenze manageriali difficili da reperire”.

La tecnologia blockchain ha grandi potenzialità – è emerso dall’incontro – ma presenta anche grandi complessità, e quindi una sua introduzione all’interno della Pubblica amministrazione è da valutare con cautela. Ciò non toglie che il team digitale sia impegnato a considerarne con attenzione le possibili applicazioni in ambito PA, e che abbia individuato come uno degli scenari più interessanti e promettenti quello della notarizzazione, per conservare una traccia indelebile e inalterabile di documenti o degli eventi nel corso del loro sviluppo. Anche se all’interno dei progetti del team per la trasformazione digitale questa tecnologia non ha trovato ancora una via per essere utilizzata in semplicità. 

“Ci è stato chiesto dal Mise di partecipare ai tavoli della commissione istituita su questi temi dall’Ue – spiega Michele Melchionda, Chief information officer del Team per la trasformazione digitale – e l’Italia è tra i 24 i Paesi che fanno parte del gruppo di lavoro. E’ un tema sul quale stiamo lavorando con approccio laico, osservando da chi più avanti e produce una spinta maggiore, per capire fino in fondo quali possano essere le prospettive migliori”.

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