Il ruolo crescente della blockchain nella new economy

La blockchain, disponendo anche di un sistema di regole automatizzate e personalizzabili grazie agli smart contract, consentirà alle aziende di sviluppare servizi digitali che necessitano di sicurezza e condivisione di informazioni [...]
Giuseppe Perrone

EY EMEIA Blockchain Sales Leader

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Con l’avvento della New Economy, fase dell’economia successiva alla diffusione delle tecnologie informatiche e digitali, le imprese hanno avviato un cambiamento radicale nel proprio business, mettendo in discussione i cardini su cui fino ad allora si erano basate. Per questo motivo la “nuova economia” è anche chiamata Net Economy, ovvero un’economia basata sull’idea che fare “network” con le altre imprese è un vantaggio per tutti. Con il diffondersi di questa consapevolezza, tecnologie come la blockchain, basate quindi su una condivisione di informazioni tra attori dello stesso network, hanno raggiunto una maturità tale da essere utilizzate con più frequenza e con l’obiettivo di creare valore sia a livello economico che sociale, in qualsiasi ambito si rendano necessarie transazioni più veloci, sicure e trasparenti che vedono coinvolte due o più parti tra cui non ci sia piena fiducia.

Essendo questa tecnologia basata su database digitali decentralizzati, si determinerà una maggiore efficienza nella gestione delle attività che richiedono interazioni tra diverse entità, senza la necessità di ricorrere ad una centralizzazione delle informazioni abilitando quindi un cambio di paradigma e aprendo la strada alla shared economy.

Come la blockchain influirà sulla new economy

La blockchain, disponendo anche di un sistema di regole automatizzate e personalizzabili grazie agli smart contract, abiliterà una versione programmabile dell’economia attuale, consentendo alle aziende di sviluppare servizi digitali che necessitano di sicurezza e condivisione di informazioni nei diversi ambiti di applicazione, quali:

  • Finance: le banche e le istituzioni finanziarie rappresentano dei centri sicuri per il trasferimento di moneta e la blockchain, in qualità di registro digitalizzato, sicuro e non modificabile né duplicabile, ne garantisce il massimo delle performance;
  • Government: le istituzioni pubbliche trarrebbero grandi vantaggi dall’utilizzo della blockchain, sia per servizi che richiedono l’identificazione digitale del cittadino che per servizi in cui la PA ha un ruolo di intermediazione;
  • Tracciabilità: la possibilità di creare degli asset digitali unici e non replicabili, i token, permette la tracciabilità di prodotti ma soprattutto la creazione di contratti di filiera digitale
  • Tutti quei settori che trarrebbero vantaggio dalla diminuzione dei diversi intermediari della value chain a favore di una comunicazione unica, condivisa e sicura.

blockchain new economy

Le applicazioni della blockchain nella new economy

Nonostante i molteplici impieghi che può trovare una tecnologia di questo genere, sono ancora poche le applicazioni della blockchain nella realtà. Nel 2019 infatti sono stati contati, in tutto il mondo, 158 progetti implementativi a fronte dei 330 solo annunciati, dato comunque in crescita del 56% rispetto all’anno precedente. La prima area ad applicare la blockchain e Distributed ledger a progetti concreti è l’Asia con 143 casi di applicazioni, subito seguita dall’Europa con 128. In questa corsa all’innovazione anche l’Italia sta ricoprendo un ruolo di avanguardista, risultando tra le prime 10 nazioni per progetti nel 2019, con 16 casi e con 30 milioni di investimenti, raddoppiati rispetto all’anno precedente (dati Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger, Politecnico di Milano, 2020)

Anche gli investimenti sono cambiati, e sono sempre crescenti nella ricerca e innovazione (nel 2019 l’investimento complessivo delle imprese italiane in Ricerca, Sviluppo e Innovazione Industriale è stato pari a 2,6 miliardi, + 6,4% rispetto all’anno precedente ) e nel marketing (a fine 2019 l’Internet Advertising in Italia rappresentava il 40% della quota degli investimenti pubblicitari complessivi ); ma a cambiare sono principalmente le interazioni con i competitor che da concorrenti sono diventati sempre più collaboratori e partner con l’obiettivo di cooperare per costruire nuovi modelli di business più flessibili e scalabili, basati sulla condivisione delle infrastrutture tecnologiche ma anche delle informazioni, accessibili in maniera meno dispendiosa e più immediata. Ma la svolta maggiore verrà impressa dal post Covid-19 e dal new normal che determinerà e riscriverà interi settori, settori industriali e spazi competitivi.

La blockchain in Italia e in Europa

Il valore crescente della blockchain è percepibile anche dalla direzione che sta prendendo il governo, sia nazionale che Europeo. In Italia, ci si muove verso la shared economy con il Decreto Semplificazioni che norma le tecnologie Distributed ledger (DLT) e blockchain e con il MISE che definisce la strategia nazionale di sviluppo e adozione della blockchain. A livello europeo, invece, sono 27 i paesi che hanno deciso di dar vita all’European Blockchain Partnership per avviare una collaborazione tecnica e regolamentativa sulla tecnologia in questione, che ha già portato all’avvio del progetto EBSI (European Blockchain Service Infrastructure), con il principale obiettivo di realizzare una blockchain per i servizi pubblici destinati ai cittadini con elevati standard di sicurezza e privacy. La BCE ha inoltre diffuso un paper sull’Euro digitale e la Commissione Europea ha rilasciato una proposta di regolamentazione dei crypto asset.

Attenzione sugli asset digitali

L’attenzione è dunque concentrata sugli asset digitali, che consentono di rappresentare un qualsiasi oggetto fisico nel mondo digitale. Il tema della tokenizzazione abilita nuove logiche di rappresentazione digitale del valore, anche grazie alla programmabilità dei token offerta dalla blockchain. Il loro impiego riguarda ad esempio certificati – che siano essi accademici o di autenticità – titoli emessi da società, crediti, come ad esempio l’ecobonus, l’identità dei cittadini, i sussidi etc.

Per tutto il tema dei certificati, EY ha sviluppato un progetto pilota che mostra con successo il monitoraggio dell’energia verde attraverso certificati verdi in blockchain, creati durante la produzione di energia. I Green Energy Tokens (GET) possono essere trasmessi, scambiati e trasferiti facilmente consentendo:

  • di tenere traccia dei certificati durante la trasmissione/distribuzione del biogas nella rete
  • il consumo del biogas una sola volta dopo la produzione, senza che siano possibili errori contabili
  • una semplice gestione dei certificati di biogas
  • una facilità di trasferimento internazionale di certificati
  • la certezza che i certificati non possano essere alterati o falsificati
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Allo stesso modo, per migliorare l’efficienza operativa del processo di cartolarizzazione dei titoli, questi, che siano crediti, azioni, o bond, possono diventare degli oggetti digitali che consentono agli stakeholder di accedere in qualsiasi momento ai dettagli delle transazioni durante tutte le fasi, dalla stipula del contratto alla negoziazione. Tutti i dati a cui avrebbero accesso gli stakeholder sarebbero registrati in blockchain e in quanto tali immutabili e condivisi, scongiurando la possibilità di frodi, automatizzando le riconciliazioni e riducendo i costi necessari per la stipula dei contratti. Ancora una volta la condivisione delle informazioni alla base della shared economy semplifica le interazioni tra attori di un network attualmente complesso.

Blockchain e identità digitale

La blockchain abilita anche un cambio radicale nella gestione dell’identità digitale, idea che sta guidando l’Europa verso l’European Blockchain Services Infrastructure (EBSI), permettendo al cittadino di disporre della propria identità in modo sicuro e indipendente, e agli Stati di identificare i cittadini univocamente. Rimanendo in ottica di servizi per il cittadino, la blockchain potrebbe diventare la strada sicura per l’erogazione di sussidi da parte delle Pubbliche Amministrazioni, le quali potrebbero sfruttare la programmabilità dei token per imporre dei vincoli sulla spendibilità dei sussidi stessi attraverso la definizione di smart contract con regole di creazione, distribuzione e utilizzo. Infatti, l’erogazione di sussidi e la promozione di programmi di sostegno a cittadini e imprese è un’attività onerosa per lo Stato in termini di costi di impostazione e creazione dei programmi, di coordinamento con nuove strutture, di monitoraggio (limitato) dell’utilizzo dei fondi; in termini di costi derivanti dal non corretto utilizzo dei fondi, dalla gestione delle riconciliazioni con gli attori e dal versificarsi di errori e frodi.

I vantaggi sono immediatamente identificabili dal lato del cittadino, il quale avrebbe una soluzione flessibile per la gestione di diversi bonus e una riduzione delle attività (quali il reperimento di documentazione per ciascun programma), maggiore semplicità e omogeneizzazione, garantita dall’utilizzo dei token con pagamenti digitali o carta attraverso POS dedicati, come avviene oggi. Tutti i controlli saranno automaticamente effettuati dalla blockchain.

Video: Valeria Portale, direttrice dell’Osservatorio Blockchain del Politecnico di Milano, offre un quadro di insieme di cosa si sta muovendo in Italia e nel mondo intorno al tema blockchain

 

Voucher, crediti di imposta, deduzioni, bonus ed erogazioni una tantum, sono molti i sussidi che il Governo ha stanziato solo quest’anno per fronteggiare la crisi sanitaria, molti altri quelli già esistenti, una moltitudine di programmi la cui gestione, se venisse automatizzata, porterebbe a grandi efficienze per lo stato.

Mentre la blockchain, continuando a crescere, diventa il cardine della New Economy, ci dirigiamo, anche in Italia, verso una regolamentazione delle sue logiche e dinamiche. Tra qualche tempo, questa tecnologia potrà portare vantaggi non solo alle aziende che la implementano, ma anche a quelle che ne fruiscono per determinati servizi, oltre che ai cittadini e al governo, rendendo le attività più snelle e meno dispendiose.

 

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