Dal Ledger distribuito agli Smart Contract, uno sguardo agli effetti social della blockchain - Blockchain 4innovation
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Dal Ledger distribuito agli Smart Contract, uno sguardo agli effetti social della blockchain

Filosofeggiando Sulla Tecnologia Blockchain

Giovanni Perani*
Giovanni Perani

Mi capita di frequente di illustrare a un pubblico variegato la straordinarietà dei potenziali sviluppi della tecnologia blockchain, difficilmente, però, riesco a contagiare l’uditorio con il mio entusiasmo. Il mantra della contiguità della blockchain con il Bitcoin o le criptovalute crea a priori un pregiudizio che offusca la capacità di rimanere aperti per cogliere appieno le potenzialità di questa tecnologia. Forse la chiave della libera digressione, che offra una prospettiva inusuale, può risultare più efficace di qualsiasi tecnicismo.

La tecnologia della blockchain ha avuto origine dal genio di un ignoto inventore, il cui pseudonimo è Satoshi Nakamoto il quale, alla fine del 2008, ha formalizzato il protocollo Bitcoin. Dunque l’esordio della blockchain è legato innegabilmente alla moneta, ma la questione non si limita affatto a questo aspetto.

Volendo creare un parallelo magari discutibile eppure eloquente, vorrei rifarmi al caso del citrato di sildenafil: principio farmacologico inizialmente studiato al fine della cura dell’angina pectoris, ora è marginale in tale applicazione perché, una volta venute alla luce tutte le sue inaspettate proprietà, è divenuto la pillola blu più famosa al mondo, che rende felice una buona parte di umanità.

Così sarà per la tecnologia blockchain.

Di norma la mia illustrazione della blockchain ha inizio spiegando che essa è una sorta di libro mastro digitale, ledger, immutabile nel tempo, inoppugnabile, distribuito e decentralizzato e così via. Facciamo invece un ulteriore passo indietro: dimentichiamo la tecnologia, dimentichiamo il distribuito e il decentralizzato, e valutiamo che cosa è un libro mastro, perché è forse da questo termine che nasce l’equivoco.

Dal Libro Mastro alla blockchain

Tale registro si annida nell’immaginario collettivo sotto forma di un vecchio volume con fogli quadrettati, noioso, dove in un tempo non molto lontano venivano trascritte le informazioni contabili. Ebbene, è un volume sul quale si cristallizzano dati importanti, dati su cui si può fare conto e affidamento: una sorta di bibbia delle informazioni, perché ne conserva la memoria e, proprio per questo, ne consacra il titolo, creando di conseguenza un consenso comune sui “fatti”.

I registri sono la base, direi il pilastro della nostra società, e ciò accade proprio perché i registri conservano e tutelano i dati.

Si dice che il petrolio sia l’oro del passato: ebbene, le informazioni sono l’oro del futuro. Ma c’è di più. Noi esistiamo e siamo quello che siamo anche grazie ai registri mastri, i ledgers: il certificato di nascita, archiviato nel registro dell’anagrafe, apre le nostre danze e il certificato di morte le chiude. Durante la nostra esistenza il registro attesta tutte quelle informazioni sulla nostra identità che, tramite il meccanismo di conferma, consentono alle persone di interagire. A diciotto anni potremo conseguire la patente e votare, poi magari sposarci oppure intestare ai nostri figli diritti e doveri di famiglia giuridicamente validi.

Con gli occhi socchiusi, pensiamo per un attimo ai barconi che attraversano i mari in questi giorni estivi, un’immagine che ci può fare comprendere appieno come lo stato di cittadinanza altro non sia che l’iscrizione a un libro mastro. Non poca cosa.

Il registro conferma infatti l’appartenenza di un individuo a uno Stato e ciò genera a ricaduta, in capo a quel soggetto, diritti e doveri intrinsecamente legati alla relativa appartenenza nazionale. Per esempio i registri riconoscono chi ha autorità ad accedere a un conto bancario, chi può operare come chirurgo o progettare come ingegnere, chi ha accesso a zone militari riservate.

I registri confermano per esempio le proprietà. Ovvero, in ambito immobiliare, stabiliscono chi possiede un certo terreno, un certo stabile o un certo appartamento e certificano se esso sia soggetto a ipoteca oppure no, ne sanciscono la piena proprietà e, nel caso, la prerogativa di trasferibilità. L’iscrizione del trasferimento su appositi registri garantirà all’acquirente di godere di quegli stessi diritti che erano stati dell’alienante.

Anche le aziende e le attività commerciali hanno identità regolarmente iscritte a registri governativi finalizzati a mantenere la traccia della loro esistenza giuridica, del loro status. Un’azienda, a sua volta, affonda la sua essenza nel libro mastro, che contiene le informazioni che la costituiscono, ovvero occupazione, produzione, contratti commerciali, promesse d’acquisto e di vendite.

L’occupazione stessa è un libro mastro, poiché assicura ai dipendenti un credito contrattuale in cambio di lavoro. I registri di un club stabiliscono chi ne siano i membri e chi potrà usufruire dei benefici connessi. I registri nel loro insieme costituiscono la mappa di Google, quella che le persone visualizzano sui vari dispositivi di navigazione.

Procediamo ulteriormente su questo percorso, sperando a questo punto di aver catturato la necessaria curiosità e attenzione.

Il Ledger ha bisogno di fiducia

Le informazioni contenute nei libri mastri mappano le nostre relazione personali, economiche e sociali, connettendole e creando un consenso di fiducia. La nostra società, nell’accezione più ampia, impernia il proprio sistema sul fulcro della fiducia. Al contrario, un mondo fondato sulla sfiducia sarebbe paralizzato e non operante e annullerebbe le interazioni tra le persone.

Abbiamo fiducia quando stipuliamo un contratto, ritenendo plausibile che esso genererà gli effetti che abbiamo stabilito. Crediamo nel fatto che si ottempererà al ruolo concordato a priori dalle parti e riteniamo che, quali che siano i patti, gli attori rispetteranno l’impegno. Che si tratti del trasferimento di un immobile o di una vettura, oppure, nei casi più semplici, dell’acquisto del biglietto di un treno che troveremo regolarmente al binario e ci porterà a destinazione. Che verrà prodotta la merce ordinata, che il cliente pagherà a trenta giorni dal ricevimento della fattura. Che l’aereo sarà in orario e che, come da contratto, se così non fosse sarà riconosciuta la penale. Che ciò che abbiamo ordinato on-line dall’azienda di ecommerce non solo sarà ciò che abbiamo scelto ma che sarà coperto da assicurazione se non viene regolarmente ricevuto o se ci giunge danneggiato. E così via.

La fiducia risiede nella speranza, certo, ma è coadiuvata dai registri. Di fatto, se ci si riflette con attenzione, esiste un nesso inscindibile fra registri e autorità. Ovvero: ciò che è contenuto come dato nel registro è un’informazione che assurge a fatto oggettivo non sindacabile ed è da questo che al libro mastro deriva il consenso comune, consacrandolo a verità. Perciò, ad oggi, la valenza del registro è legata all’autorità che se ne fa garante.

Noi diamo credito all’informazione e non dubitiamo perché essa è “sponsorizzata” oppure, altro passaggio importante, “tutelata” da un ente autorevole. Per esempio, il notaio accede a informazioni autorevoli tratte da certificati autorevoli e in base alla sua autorevolezza di professionista consacra una vendita che sarà iscritta e che produrrà autorevoli certificati di possesso al compratore.

Altra esemplificazione: se viene stipulato un contratto, non importa con chi e in quale luogo, ci si aspetta che tale contratto sia valido, perché rappresenta una sorta di registro tra le parti che, in caso di inottemperanza, si potrà far valere – e dunque sarà garanzia di tutela – presso le sedi opportune, alle quali ci si rivolgerà chiedendo il rispetto dei patti o il risarcimento del danno.

Quotidianamente o saltuariamente compiamo una serie di azioni rispetto alle quali la fiducia in ciò che facciamo è legata alla garanzia dell’autorità di registri posti fuori di noi; magari collaborativi ma decentrati, esterni e con intervento a chiamata. Questo è, sempre divagando, il concetto di libro mastro nella nostra società e queste ne sono le implicite connessioni e conseguenze che coinvolgono il nostro sistema sociale.

L’impatto rivoluzionario dei contratti intelligenti

Immaginare che possa esistere una reale democratizzazione, decentralizzazione e condivisione del libro mastro apre scenari sismici nel nostro sistema, cui si sommerebbe l’impatto rivoluzionario della creazione di contratti intelligenti, sempre tramite l’innovativa tecnologia blockchain. Il registro non avrà portanza grazie all’autorità che lo supporta, bensì in virtù della rete condivisa, con caratteristiche di certezza e immutabilità.

La blockchain, ha sentenziato un arguto osservatore, rappresenta l’ora esatta leggibile da tutti sugli orologi di chiunque. Immaginiamo di essere in un’epoca passata, quando nessuno disponeva dell’orologio per misurare il tempo: l’unico riferimento certo consisteva in alcuni orologi meccanici, posizionati sulle cattedrali solo delle città più influenti. Ma l’informazione è rilevante in termini di garanzie e diritti ed è veramente equa unicamente nel caso che sia a disposizione di chiunque, quindi decentralizzata e condivisa.

Di fronte all’ora esatta condivisa, riferimenti del tipo “all’imbrunire”, “al crepuscolo”, “al canto del gallo” perdono di significato relativamente al loro margine di sicurezza, mantenendo solo l’aspetto poetico. Ne consegue che l’informazione certa si traduce in diritto e fiducia. E così sarà per la blockchain che, per questa sua basilare caratteristica, scompaginerà e riposizionerà alcune certezze sociali, economiche e anche politiche, ridimensionerà alcuni poteri, ridurrà in modo considerevole alcuni lavori, creerà un nuovo sistema di interconnessione fra tutti i cittadini.

Credo fermamente che saranno innumerevoli gli ambiti che verranno innovati con l’applicazione della blockchain e stimo che, combinandosi una certa inerzia con una rinnovata fiducia, verrà messo l’acceleratore in tutti gli spazi di azione della nostra società.

A conclusione un minuscolo esercizio pratico: soffermiamoci su un contratto semplice, direi marginale ma assai comune, sottoscritto tutti i giorni da un numero considerevole di cittadini che vogliono fare un viaggio in treno, per esempio da Milano a Roma con Frecciarossa. Vendendo quel biglietto o, meglio, “titolo di viaggio”, Trenitalia stipula un contratto con noi: in cambio di un versamento in denaro l’azienda si presterà a portarci a destinazione a una data ora e ciò significa, dal punto di vista giuridico, la tacita stipula e accettazione di un contratto fra noi e l’ente erogatore, un contratto disciplinato dal regolamento che si presuppone noto al momento dell’acquisto.

Le prospettive degli Smart Contract: semplicità e affidabilità

Tale contratto è operante anche se le parti non lo hanno sottoscritto e firmato. Esso prevede alcune precise penali qualora, per esempio, non venga rispettato il vincolo contrattuale della puntuale ora di arrivo; in caso di ritardo, infatti, è possibile richiedere un’indennità in proporzione al disservizio. In questo caso potremo far ottemperare le condizioni contrattuali relativamente all’indennità prevista compilando un modulo che può essere richiesto presso qualsiasi biglietteria o compilando l’apposito web form disponibile sul sito www.trenitalia.com o presso l’agenzia di viaggio che ha emesso il biglietto, oppure utilizzando l’apposita funzionalità disponibile sempre sul sito di Trenitalia, ma solo per i biglietti acquistati on-line; o, ancora, telefonando al call center, ma solo per i biglietti acquistati tramite lo stesso call center o sul sito. Tale rimborso non potrà essere richiesto prima delle ventiquattro ore successive alla data del viaggio eccetera.

Complicato, no?

Ora immaginiamo che nell’anno di dopodomani noi acquistiamo lo stesso biglietto con registrazione del contratto mediante tecnologia blockchain, stessa tratta, stesso ritardo. Nel momento in cui scendiamo dal treno potremo guardare l’orologio e contemporaneamente ricevere il credito del caso, maturato sulla base della penalità prevista dal contratto.

Tempi, costi, incertezze, rischi azzerati.

Dunque, partendo da questo semplicissimo esempio, forse uno dei più ininfluenti, se immaginiamo davvero tutto il realizzabile si potrebbe effettivamente percepire un leggero capogiro ma, forse, anche una leggera euforia.

Concludo sottolineando un altro punto fondamentale: se il futuro vedrà un completo trasferimento verso registri basati sulla tecnologia blockchain, questo significherà che i diritti e il potere di controllo dei nostri dati tornerà in nostro possesso. Il ledger della blockchain, infatti, non ha bisogno di un’autorità, o di garante, perché è la rete stessa, e la comunità, ad esserlo. Non si tratta quindi solo di un “passaggio” tecnologico, con i suoi rispettivi risultati, quali celerità, efficienza e riduzione dei costi, ma una vera e propria “rivoluzione” tecnologica. Sembra, quindi, essere sempre più vicina la fine dell’era del Capitalismo, e sempre più prossima la nascita dell’era del Digitalismo.

Leggi anche l’articolo Dal capitalismo al Digitalismo 

 

*Giovanni Perani

Laureato in giurisprudenza nel 2015 ha da sempre maturato una grande passione per le tematiche e i processi della digital trasformation. Tale interesse lo ha spinto ad intraprendere un dual LLM tra Singapore e Londra durato due anni per studiare le implementazioni legali e economiche tra commercial law e IT law. A coronamento degli studi svolti ha scritto una tesi specifica sulle implementazioni della blockchain e sulle tematiche di un’eventuale regulation. Con esperienze lavorative tra J.P. Morgan e presso alcuni studi legali internazionali a Milano, ha deciso di dedicarsi al processo di digital trasformation, in particolare negli ambiti della blockchain. A tal fine ha partecipato e tutto segue diversi corsi e studi specifici come: “Computer Science” (online) presso la Harvard University e un summer program (online) sulla blockchain presso la MIT University. Professionalmente è parte attiva in diversi progetti legati alla blockchain come founder and business developer.

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