Localflow, tempo di Ico per la chatbot "locale" guidata dall’AI - Blockchain 4innovation
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16 ottobre 2018
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Localflow, tempo di Ico per la chatbot “locale” guidata dall’AI

Antonello Salerno

Promuovere l’economia locale a costo zero, senza intermediari, grazie a alla blockchain e a una chatbot guidata dall’intelligenza artificiale, che sia in grado di mettere in contatto la domanda con l’offerta di beni e servizi su base territoriale, “scavalcando” di fatto il possibile ruolo delle mega piattaforme che oggi si spartiscono il grosso del mercato. E’ l’obiettivo di LocalFlow, l’infrastruttura sociale e tecnologica che incentiva la crescita e la diffusione dei micro servizi tra privati e imprese, svincolandosi anche dai sistemi di pagamento tradizionali. Con l’initial coin offering in corso per sviluppare nuove funzionalità e ottimizzare il servizio, Localflow si basa su un motore di ricerca guidato dall’intelligenza artificiale, che è in grado di mettere in contatto chi cerca e chi offre servizi su porzioni di territorio limitate ai confini cittadini.

Con Localflow una rete di chatbot intelligenti e decentralizzate

Si tratta quindi di una piattaforma che consente la creazione di una rete di chatbot intelligenti e decentralizzate, che si rivolgono a chi vive e commercia nelle città.

“La nostra piattaforma di intelligenza artificiale aperta – spiegano Enrico Fusto, Thomas Agnoli e Samuele Maran, che insieme hanno fondato e dato vita al progetto – Combinando machine learning e l’esperienza dei protagonisti dell’economia reale, stiamo sviluppando una piattaforma di intelligenza artificiale aperta che ha l’ambizione di dar vita a una rete decentralizzata di chatbot on demand, capaci di rispondere velocemente a quesiti in modo pertinente e con altissimi standard di protezione dei dati e della privacy. Questi chatbot facilitano gli scambi di prodotti e l’erogazione dei servizi che animano le nostre città, nell’ambito della distribuzione, degli eventi, dei negozi, delle attività di community, incentivando il consolidarsi di servizi tra individui e comunità, senza intermediazioni. L’obiettivo di Localflow é facilitare l’economia locale reale, con alti standard di privacy e mantenendo le commissioni nulle”.

Ma qual è il ruolo della blockchain e degli Ewa token (basati sulla blockchain di Ethereum) in questo contesto? Può essere utilizzato dai business locali e da fornitori di servizi privati per pubblicare e promuovere le loro offerte nel motore di ricerca, e dalle persone per ricevere inviti e biglietti per un evento o qualsiasi altro servizio fornito da altri utenti o business. Il token può essere servire per accedere ai moduli dei bot dalla piattaforma di Localflow.

Sviluppatori e analisti vengono inoltre premiati con Ewa token per la pubblicazione di nuovi componenti e moduli per i bot, per la revisione o la traduzione di testi in altre lingue,  o per aver contribuito ad aumentare la precisione del deep learning. “Gli influencers della comunità – spiegano ancora i cofondatori – sono premiati attraverso gli Ewa token quando includono nuovi partner nelle loro reti di scambio promuovono specifici business nelle proprie attività in chat. Vengono ricompensati anche quando sponsorizzano efficacemente l’ecosistema di Localflow all’interno di altri network”.

“La circolazione del token di Ewa – concludono Fusto, Agnoli e Maran –  é spinta da tutti i protagonisti dell’economia locale che lo utilizzano per accelerare la diffusione dei propri contenuti all’interno della local search, per il marketing e la sponsorizzazione degli eventi e per inserire prodotti e offerte nel sistema. Le piccole imprese, non potendo permettersi creazione di algoritmi di deep learning in modo autonomo, difficilmente hanno oggi le risorse per realizzare moduli di machine learning e integrazione e mantenimento di NLP, API e RAN. Spesso si affidano cosí alle grandi compagnie: i partecipanti alla rete di Localflow possono invece utilizzare le stesse tecnologie in modo da costruire chatbot intelligenti e non convenzionali in pochi minuti, alleggerire la gestione del loro lavoro tramite un mezzo veloce e intuitivo,e  e tutto questo senza rinunciare ad un alto standard di privacy e al pieno controllo sul loro servizio”.

Giornalista dal 2000, dopo la laurea in Filologia italiana e il biennio 1998-2000 all’Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi quotidiani online nati in Italia, e a seguire da caposervizio in un’agenzia di stampa romana. Dopo 10 anni da ufficio stampa istituzionale sono tornato a scrivere, prima su CorCom, nel 2013, e poi anche per le altre testate del gruppo Digital360. Mi muovo su tutti i campi dell’economia digitale, con un occhio di riguardo per cybersecurity, copyright-pirateria online e industria 4.0.

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