Blockchain e criptovalute: più “dark” che “green”?

Non si tratta di una blockchain nel senso letterale di “catena di blocchi” ma di un grafo, all'interno del quale la velocità di verifica delle transazioni aumenta man mano che alla rete ne vengono aggiunte altre. La piattaforma è governata da 19 multinazionali, tra le quali spiccano Boeing, Deutsche Telekom, Google, IBM, LG Electronics, Nomura, Tata Communications [...]
Francesco De Luca

Cyber Security Analyst CISSP

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Il Bitcoin continua a far parlare di sé. A complicare la situazione contribuiscono le conferme di quanto il mining dei BTC abbia un costo energetico piuttosto alto; il miner ha il compito di processare e validare i blocchi nelle transazioni attraverso delle operazioni complesse, che richiedono una di quantità di kWh considerevole, ripagato (non sempre) dalla generazione endogena di profitti. Il “duro lavoro” dei miner è legato a una quantità di calcoli sesquipedale sull’hash del singolo blocco. Per quanto ci si sforzi di ottimizzare gli algoritmi, la validazione dei blocchi passa necessariamente per dei veri e propri attacchi bruteforce che spremono hardware e CPU dedicati e bisognosi di parecchia energia per la parte computazionale e il conseguente raffreddamento. La risposta “verde” c’è e si chiama Hedera Hashgraph (HBAR), più veloce e sicura, che relega il classico mining a un’epoca giurassica utilizzando la moderna tecnologia DAG (Directed Acyclic Graph) e ledger innovativi.

Una criptovaluta etica e “verde”

Hashgraph non è una blockchain nel senso letterale di “catena di blocchi” ma un grafo, all’interno del quale la velocità di verifica delle transazioni aumenta man mano che alla rete ne vengono aggiunte altre.

La struttura del DAG permette a HBAR di raggiungere l’esorbitante cifra di più di 100mila transazioni al secondo, il che la rende un vero e proprio concorrente di Visa e di altri sistemi di pagamento “mass-market”. La rete HBAR esegue circa sei milioni e mezzo di operazioni al giorno con un tempo medio per ciascuna di 5 secondi il che supera in scioltezza l’1,2 milioni di Ethereum e le 300mila di Bitcoin messe insieme.

Come funziona Hedera Hashgraph

Un comitato di 19 multinazionali, tra le quali spiccano Boeing, Deutsche Telekom, Google, IBM, LG Electronics, Nomura, Tata Communications, governa la piattaforma e il software che gira su milioni di nodi a livello globale.

L’Hedera Governing Council si presenta sul mercato come esempio di reale decentralizzazione e trasparenza: i membri del consiglio direttivo votano con lo stesso peso riguardo le varie direttive sul software rilasciato su migliaia di nodi pubblici e la “code base” della piattaforma.
Tutti i membri hanno un mandato massimo di 3 anni con un massimo di 2 mandati consecutivi.
L’algoritmo di consensus è proprietario con una “code review” aperta e sia il network che la criptovaluta sono a prova di “fork”, il che assicura stabilità nello sviluppo e accresce la fiducia nel progetto.

Tecnicamente, l’efficienza del network nel raggiungere il “consensus” si basa su un meccanismo per cui i nodi di HBAR anziché darsi al mining “fanno gossip” tra loro, confrontando le informazioni in loro possesso riguardo lo storico delle transazioni sulla rete.
Con il protocollo gossip mentre i nodi sono intenti a spettegolare, vengono selezionati i cosiddetti “famous witness”, ovvero informazioni sugli eventi che vengono comunicate ai nodi all’inizio del processo e in virtù di quanto sono più o meno visibili, più o meno famosi, avranno peso differente al momento della votazione per il consenso. Ovvero, nel dialogo tra il nodo “Alice” e il nodo “Bob” per lo scambio di informazioni Alice sceglierà un altro membro a caso, Bob per l’appunto. Alice fornirà a Bob tutte le informazioni in suo possesso fino a quel momento e scambierà le medesime informazioni con un altro membro scelto caso. Bob reitererà lo stesso procedimento così come tutti gli altri membri. In questo modo, quando un singolo membro viene a conoscenza di una nuova informazione, questa si diffonderà esponenzialmente veloce attraverso la comunità, finché ciascun membro ne sarà a conoscenza. Semplice e mostruosamente efficace. I pettegolezzi si sa, si espandono molto velocemente.

Hedera

Hedera: servizi e casi d’uso

I servizi di Hedera sono i medesimi già presenti in altri contesti di cripto e blockchain:

  • HBAR, la criptovaluta con commissioni particolarmente basse e transazioni altamente personalizzabili;
  • Smart Contracts, per tutte quelle logiche di automazione sicura e affidabile, tipiche della blockchain, rivolte a una grande quantità di casi d’uso;
  • File Service, ridondante, distribuito, granulare;
  • Consensus e tutti gli algoritmi a supporto dei meccanismi che permettono a utenti o dispositivi di coordinarsi in un contesto distribuito.

Un altro punto di forza è l’elevato livello di resilienza agli attacchi, garantito dall’aBFT (asynchronous Byzantine Fault Tolerance) più efficiente rispetto al PoW (Proof of Work)

E oltre che particolarmente sicura, Hedera è anche decisamente più veloce dei distributed ledger di Bitcoin o di Ethereum, in quanto elabora le transazioni in parallelo anziché in serie e con una latenza bassissima: è necessaria una manciata di secondi per inviare e validare una transazione al 100%.

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Per ciò che riguarda la programmazione, supporta Solidity, il linguaggio a oggetti per gli smart contract già utilizzato per Ethereum, il che fa sì che la piattaforma possa essere sfruttata per il disegno di applicazioni decentralizzate da impiegare in un’ampia varietà di casi d’uso tra i quali l’identità digitale o il gaming.

Di primo piano è anche l’impiego per la “finanza decentralizzata”, ovvero tutta quella serie di applicazioni e protocolli peer-to-peer sviluppati su reti blockchain che non richiedono diritti di accesso per facilitare la richiesta e l’offerta di prestiti e lo scambio di strumenti finanziari. La maggior parte delle applicazioni DeFi, oggi sono costruite utilizzando la rete Ethereum, ma nuove reti pubbliche alternative stanno emergendo offrendo maggior velocità, scalabilità e sicurezza a costi inferiori.

Come già accennato prima, Hedera è attenta all’ambiente: non ha bisogno di potenze di calcolo esorbitanti e quindi consuma relativamente poca elettricità, mentre la “carbon footprint” del concorrente Bitcoin potrà solo peggiorare e man mano che si succederanno gli “halving” i minatori diventeranno sempre più affamati di kWh a parità di criptovaluta estratta. Al momento siamo nell’ordine di 121 TWh l’anno: se il Bitcoin fosse una nazione sarebbe tra le prime 30 più energivore di tutto il pianeta.

Nel curriculum dei casi d’uso più fair, equi ed etici troviamo esempi come la gestione dei prestiti agli agricoltori (Agryo) basata sugli smart contract che memorizzano il punteggio di rischio di ciascun richiedente con la certezza che non possa essere alterato.

Oppure la tracciatura delle donazioni a una fondazione (Chopra) che si occupa di assistenza alle malattie mentali in tutto il mondo, o ancora Earthile che si appoggia ad Hedera per connettere produttori e consumatori di servizi green attraverso smart contract, superando l’inefficienza degli intermediari istituzionali e fornendo un sistema semplice, diretto e coinvolgente che consenta alle persone di investire e sostenere gli ecosistemi dai quali tutti dipendiamo.

Conclusioni

La notizia che lo scorso aprile è partito il progetto di affidare all’immutabilità di un digital ledger le memorie dei sopravvissuti all’Olocausto ha portato alla ribalta una tecnologia decisamente più ricca di prospettive che contraddizioni.

Il World Economic Forum parla di Hedera sul proprio sito e anche enti come la Standard Bank of Africa o la Reserve Bank of India si interessano a questo nuovo approccio nella gestione di informazioni distribuite.

Non possiamo dire che sia la soluzione definitiva ai tanti problemi evidenziati dalla blockchain, ma rappresenta un passo importante nella direzione giusta.

 

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